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Il problema del male dopo Auschwitz. La teodicea di Hans Jonas


Audio-lezione di filosofia per le classi quinte dei licei
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XXIV SETTIMANA FILOSOFICA PER… NON FILOSOFI – Filosofia: terapia del male?


Celano – Castello Piccolomini

Il gruppo editoriale “Il pozzo di Giacobbe”-“Di Girolamo” di Trapani

organizza la

XXIV

SETTIMANA FILOSOFICA

PER… NON FILOSOFI

* Per chi:

Destinatari della proposta non sono professionisti della filosofia ma tutti coloro che desiderano coniugare i propri interessi intellettuali con una rilassante permanenza in uno dei luoghi tra i più gradevoli del Bel Paese, cogliendo l’occasione di riflettere criticamente su alcuni temi di grande rilevanza teorica ed esistenziale.

* Dove e quando:

Celano (L’Aquila) a 800 metri,

dal 21 al 27 agosto 2021

* Su che tema:

Filosofia: terapia del male?

Le “vacanze filosofiche per…non filosofi”, avviate sperimentalmente sin dal 1983, si sono svolte regolarmente dal 1998. Per saperne di più si possono leggere: Autori vari, Filosofia praticata. Su consulenza filosofica e dintorni (Di Girolamo, Trapani 2008) oppure, A. Cavadi, Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche (Di Girolamo, Trapani 2010) oppure A. Cavadi, Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna 2015).

È attivo anche il sito https://vacanze.filosofiche.it curato da Salvatore Fricano (Bagheria).

Programma orientativo

Arrivo nel pomeriggio (possibilmente entro le 19) di sabato 21 agosto e primo incontro alle ore 21. La partecipazione alle riunioni è ovviamente libera, ma le stesse non subiranno spostamenti per far posto a iniziative private.

Sono previsti due seminari giornalieri, dalle 9.00 alle 10.30 e dalle 18.15 alle 19.45, sui seguenti temi:

* Umana cosa picciol tempo dura

* Il problema del male dopo Auschwitz

* La rivoluzione, ma a partire da sé

* Antropocene e mali comuni

I seminari saranno introdotti a turno da Augusto Cavadi (Palermo), Francesco Dipalo (Bracciano), Orlando Franceschelli (Roma), Elio Rindone (Roma)

È possibile chiedere di anticipare e/o posticipare di qualche giorno il soggiorno in albergo.

Partenza dopo il pranzo di venerdì 27 agosto

Per maggiori informazioni ed iscrizioni si veda il sito https://vacanze.filosofiche.it/

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Primo Maggio a scuola


Viva il Primo Maggio!, viva la nostra Repubblica fondata sul Lavoro!

Quella le cui istituzioni si reggono, da decenni, sullo sfruttamento del precariato, sulle decine di migliaia di lavoratori, giovani e meno giovani, impiegati come “tappabuchi del sistema”, finché serve, assunti ad ottobre e licenziati a giugno, se dice loro bene. Usa e getta.

Quella che ti condanna, spesso e volentieri, alla tortura dell’incoerenza, all’essere in contraddizione con la funzione istituzionale e morale che ricopri: il dover trasmettere ai giovani i valori della Costituzione all’interno di un sistema che questi valori ha, anno dopo anno, vieppiù svuotato di senso (e di risorse).

Quella che, in certo modo, ti rende complice, quando ciò che esponi in classe e provi a rappresentare con una condotta professionale il più possibile onorevole, fa a pugni con la realtà quotidiana, con l’oggi e, soprattutto, con il domani dei giovani cittadini che sono affidati alle tue cure.

Quella delle “riforme” e degli annunci continui, delle “novità” che non sono novità, della pirandelliana “Alternanza Scuola-Lavoro” e della beckettiana “Educazione civica”, della superfetazione di decreti e circolari che usano tantissime parole per ripetere a dirigenti e docenti lo stesso ritornello, sempre: “arrangiatevi” e “cercate di crepare in silenzio”. A costo zero, naturalmente (of course). Perché voi valete “zero”. (For the “ones” before the “zero” please contact some multinational company). Per gli “uno” prima dello “zero” siete pregati di contattare qualche azienda multinazionale.

It’s always the same song: there’s no alternative, baby. Oh my God, the refrain of the Thatcher’s blues!” (È sempre la stessa canzone: non c’è alternativa, belli miei. Il solito ritornello di thatcheriana memoria.)

Quella dell’inane carico di burocrazia che, subdolamente, riempie ogni interstizio della funzione docente, uccidendo minuti primi e secondi, sabbia versata in gola per renderti afasico, per estinguere il fuoco erotico della “relazione” con le persone in carne ed ossa, con gli studenti, con i colleghi, con le famiglie, con i contenuti culturali delle discipline. Eros in agonia.

Quella della “quantità” che, senza alcun rispetto per la sacralità del “limite”, tende a saturare ogni spazio di senso e significato, azzerando qualità e valori. Quantità bicipite, dalla “doppia testa”.

La prima. Quella “tecnocratica” dell’informatizzazione onnipervasiva delle menti, della macchina che non serve se non sei tu a servirla, del “problem solving”, della logica binaria “vero-falso” (come dire, buoni-cattivi, noi-loro, ecc.: insomma, un vero e proprio invito al dialogo e alla tolleranza… alla complessità); nonché quella delle prove INVALSI, durante le quali “coviddi non ce n’è”, dunque ci si può ammucchiare, perché “coviddi”, è scientificamente provato, alligna e si riproduce soprattutto tra giovani menti impegnate nell’elaborazione di ragionamenti complessi, un problema di matematica, un testo argomentativo, un saggio espositivo, quella “roba”, ormai vetusta, come il “fu” Esame di maturità, che è meglio evitare in presenza.

L’altra testa della quantificazione, quella “economicistica” dei “debiti” e dei “crediti” scolastici, dei “voti” subito, maledetti e in contanti, prove tecniche di feticismo della merce-denaro, del “tu vali quel numero là”, i cinque e i sei di oggi sul RE (acronimo di Registro Elettronico), come gli uno e gli zeri del conto in banca di domani; quella del curriculum vitae da compilarsi rigorosamente online, prove tecniche di maquillage e di marketing per imparare a vendere se stessi; quella, subdola, del lavoro “in team” e del “cooperative-learning” (attenzione agli anglismi!, nascondono sempre qualche fregatura…), ma guardandosi in cagnesco, perché “vita mea, mors tua”: individui in perenne competizione gli uni con gli altri, frammentati, cinici, schizoidi, dolorosamente soli. C’è un mondo di merci che ci aspetta là fuori. E uno non vale mai uno.

C’è una terza testa, ancor più metafisica, se vogliamo, che le genera entrambe – è l’anno di Dante: evviva Cerbero! –: si tratta del tempo. Tempo quantificato, tempo esteso, tempo reversibile, tempo che è denaro, tempo che non conosce né mattina né sera, che non distingue giorni feriali e giorni festivi: tutto uguale, tutto “interscambiabile”. Tempo che squilla quando gli pare, come lo smartphone. Tempo “bulimico”: imparo a memoria oggi, dimentico domani. Tempo “anoressico”: lo stiro e lo ricucio per brama di perfezionismo. Tempo “ansiogeno”: non sarò mai pronto, non sarò mai all’altezza, giacché questo eterno presente, che sembra non voler passare mai, ha il vizio di arrivare sempre troppo presto e sempre all’improvviso. Non siamo fatti per l’eternità: siamo mortali. Un cerchio del genere non si lascia quadrare. Per questo ci sentiremo sempre inadeguati… e i giovani apprendisti di questa metafisica così hard si sentiranno sempre fuori posto. È inevitabile.

Viva il Primo Maggio, quello degli “sfaccendati” con tre mesi di ferie o quello, sinora inedito, dei lavoratori stagionali, della mancetta paternalisticamente concessa a docenti e studenti di buona volontà, affinché, questa estate, “messo a dormire coviddi”, recuperino socialità intrattenendosi negli stessi edifici malconci o cadenti di ieri e di domani, senza aerazione, senza spazi e suppellettili didattiche per musica, teatro e sport. Tutti insieme appassionatamente: io e te a un metro da terra e a “novanta centimetri dalle rime buccali”. Della festa alla quale “dovete venire tutti già mascherati ffp2”, così spendete proficuamente i soldi della mancetta. Benvenuti alla “summer school de noantri”, quella delle nozze coi fichi secchi, quella che “intanto ad agosto non ci pensi”, così a settembre puoi ricominciare ad abbuffarti di becchime “progettualizzato” nella mangiatoia della tua nuova (o vecchia) classe-pollaio, con il dividendo di gelminiana memoria rigorosamente fermo sulle “ventisette”, con qualche deroga verso le “trentatre” (persone per classe). Quella della sempreverde girandola di supplenti e supplenti dei supplenti, che “questo è l’ultimo anno: dall’anno prossimo cambia tutto!”: come se i gattopardeschi esecutori testamentari del “fu” Stato sociale avessero veramente intenzione di cambiare qualcosa. L’esistenza di un ampio “Sottoproletariato di precari” non è un problema all’ordine del giorno, ma la soluzione al problema neoliberista di come trasferire altre risorse dal pubblico al privato.

Chiudiamo con una metafora storica. Come soldati del lavoro, molti di noi vogliono continuare a battersi per la nostra scuola, per i nostri figli, in difesa dei valori della Costituzione. Non siamo ancora vinti. La nostra è una grande tradizione culturale e ne andiamo fieri. Come gli “eroici difensori della saga di Giarabub”, che non chiedevano pane ma il “piombo del moschetto”, non acqua ma “il fuoco distruggitore”, non il cambio ché “non si cede neppure un metro se la morte non passerà”, ebbene dateci armi, dateci risorse, vale a dire dateci classi di quindici-venti studenti massimo, dateci aule ben riscaldate d’inverno e fresche d’estate, dateci palestre e laboratori degni di questo nome, dateci spazi decenti ed occasioni vere per fare cultura e per fare comunità, dateci percorsi di formazione alla professione docente chiari, profittevoli e meritocratici, coerenti con la scelta universitaria che si è fatta, nonché carriere lavorative degne di questo nome. Soprattutto, mandateci nuovi battaglioni di insegnanti preparati e volenterosi, ché con la classe docente più vecchia d’Europa (se non del mondo), forse si potrà resistere ancora un po’, ma non si potrà mai passare al contrattacco. E senza contrattaccare, con le scarpe rotte, i vecchi fucili ‘91 a tracolla, senza né acqua né benzina, ad Alessandria d’Egitto non ci arriveremo mai. E non mi venite a raccontare che “mancò la fortuna, ma non il valore”. Il valore, l’inventiva, la competenza, la passione ideale, l’amore per questa professione, quelli, nella truppa, spesso, ci sono ancora. D’accordo. Ma non è la “fortuna”, di cui siamo noi i veri artefici, a mancare, bensì la visione e la volontà politica. Buon Primo Maggio a tutti!

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Ignazio Vian il difensore di Boves


25 aprile 2021

Per ricordare uno degli uomini ai quali siamo tutti debitori. Tutti quanti, senza distinzioni. Perché i valori di giustizia, rettitudine, spirito di sacrificio sono appannaggio dell’umanità intera. Questa è la “parte” di cui oggi come ieri come domani occorre essere “partigiani”.

La figura di Ignazio Vian, umanista, maestro, ufficiale dell’esercito, comandante della Resistenza in quel di Boves, sia di ispirazione per tutti noi, docenti, studenti, cittadini italiani. Il suo coraggio, la sua integrità morale, la sua drammatica, profondissima umanità ne fanno un esempio da imitare e da additare alle generazioni di italiani che verranno. Così egli ha saputo morire, a testa alta, per quell’ideale di patria, libera, giusta, democratica, che, per chi sa vedere, risplende ancor oggi radioso sulle nuvolaglie dell’ignoranza, della grettezza rancorosa, della pochezza morale.

Lettura dal libro di V. E. Giuntella “IGNAZIO VIAN il difensore di Boves”

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Cronache dalla “fu” scuola pubblica


Le quinte liceali al 70% (o al 100% come si legge da qualche parte). Ovvero, come aumentare in maniera significativa la possibilità che a metà giugno molti maturandi o commissari interni siano in quarantena, impossibilitati a sbrigare la “pratica burocratica” del fu Esame di Stato. Che quest’anno rischia di avere una serie di “riedizioni” nel corso dell’estate. Incrociamo le dita e speriamo solo “in quarantena”.
Non mi venite a parlare di “rischio calcolato”. Non mi parlate di “coraggio e responsabilità”. Perché queste cose le conosciamo bene – noi professionisti della scuola di certo – per viverle sulla nostra pelle da più di un anno. Nella fu scuola pubblica, quella con le “pezze al culo”, quella che chi vuole riscaldarsi deve portarsi la stufetta da casa o rassegnarsi a fare lezione (o a partecipare ad una lezione) con la giacca a vento e la sciarpa; quella delle mascherine che ti devi portare da casa perché lo Stato ti mette a disposizione quelle becere, inutili, sulle quali qualche galantuomo probabilmente ha speculato, di FIAT-Crysler; quella della corrosiva crema da mani “ENI gas e luce”; quella del computer che parte soltanto dopo la serie rituale di bestemmie, che non si sa più nemmeno a quale divinità indirizzare; quella dei banchi con le rotelle parcheggiati in aula magna e mai utilizzati (perché non ha mai avuto senso utilizzarli); quella che se vuoi provare a fare lezione in giardino devi chiedere la cortesia ai muratori che lavorano al palazzo davanti “di abbassare il tono del frullino a disco”; quella della ragazza che non ce la fa proprio a vederti seduto a terra in cortile mentre parli di Freud e di Seconda Guerra Mondiale e ti cede la sua sediolina, accoccolandosi sulle ginocchia vicino a te (non troppo, ovviamente: ricordiamoci i famigerati, idiotissimi, “90 cm dalle rime buccali”, che per me sono 2 m minimo); quella delle cataste di banchi “vecchi”, ma nemmeno tanto, accatastati in cortile a marcire sotto la pioggia, mentre noi, con la nausea che ci sale alla bocca, dobbiamo parlare di “educazione ambientale”, branca dell’educazione civica, smentiti, ad ogni piè sospinto, dalla “fattualità” dell’iperrealismo capitalista. Danni su danni, prodotti alle coscienze dei nostri ragazzi. Questo nessuno lo dice, nessuno lo mette in conto, a nessuno importa davvero. Occorre “produrre”, occorre siglare registri su carta perché le procedure informatiche non bastano mai, occorre essere collegati h24, occorre non avere il tempo per studiare, per leggere e scrivere, e, soprattutto, per mettersi in relazione con gli studenti, prendendosi cura di loro come esseri umani, perché devi redigere le 30 pagine del documento del 15 maggio, quelle che nessuno mai si leggerà se non per romperti le palle o farti causa, il verbale della riunione in cui hai parlato solo di certificati medici, psicologi e di avvocati, perché ormai solo di questo si parla a scuola tra colleghi. Ecco, questa è l’unica “interdisciplinarietà” che conosciamo davvero.
L’irresponsabilità di una classe dirigente in altre faccende affaccendata, la cupa, stolida cecità di un’opinione pubblica “animalizzata” (con tutto il rispetto per gli animali), cialtrona, spinta alla disperazione dai soliti “demagoghi virtuali” (ma non troppo); di contro agli sguardi dei ragazzi, a volte cinicamente assenti, a volte ancora sbrilluccicanti, a volte cupamente rassegnati, a volte che ti chiedono aiuto e vorrebbero amare e volare alto, a volte gettati sugli smartphone a nutrirsi di spazzatura per la mente: ecco, questo mi fa montare dentro una rabbia cieca, una frustrazione che ho il dovere di controllare, di gestire, perché il mio volto deve (o dovrebbe) rimanere, ogni giorno, il volto di un educatore responsabile, di un adulto di cui ci si può fidare, di uno che alla Istituzione scuola ancora deve crederci. Io ho il dovere, io sento la responsabilità. Io lo devo ai miei avi. Lo devo ai miei nonni e ai miei genitori. Lo devo a chi ha sacrificato la sua vita affinché la Costituzione repubblicana, che ci costringono a leggere dopo averla in gran parte svuotata di sostanza, venisse alla luce. E soprattutto lo devo ai figli e ai figli dei figli.

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LETTERE DALL’ANTROPOCENE


A conclusione di un percorso didattico multidisciplinare (fisica, chimica, bioetica, medicina, psicologia, filosofia etica e politica) dedicato alla questione ambientale e al rapporto uomo-natura, abbiamo chiesto ai nostri studenti del triennio classico (sez. X), Liceo “Ignazio Vian” di Bracciano, di redigere un testo tenendo presenti queste consegne: “Da giovane a giovane. Scrivi una lettera ad un giovane di domani, ad un non-ancora-nato, provando a spiegare la tua visione del mondo, i tuoi dubbi, le tue speranze in merito alla questione ambientale e al rapporto uomo-natura. Tu cosa stai facendo di concreto? Cosa pensi di fare nel tempo che verrà?”

Alcune studentesse e alcuni studenti hanno affidato alle onde della rete i loro “messaggi nella bottiglia”, sorta di crononauti in visita a figli e nipoti non ancora nati. Vi invitiamo a leggere queste lettere, testimonianza di un’umanità moderna ed antica allo stesso tempo, che conosce ancora il sapore del bello, e che, nonostante tutto, non si arrende. Persone meravigliose. Sono loro la nostra speranza. A loro rendiamo onore.

Il percorso, valido anche come PCTO, si è articolato in una serie di incontri pomeridiani in videoconferenza, che hanno visto la partecipazione di esperti esterni. Alcune tematiche sono state introdotte, riprese e supportate anche attraverso la didattica ordinaria, in presenza e in DDI. Superfluo sottolineare la rilevanza della materia in termini di educazione civica ed orientamento universitario (ed esistenziale).

Alleghiamo a questo post una serie di materiali online che sono stati condivisi con gli studenti per la produzione dei loro interventi, in modo che, volendo, possano essere utilizzati da colleghi di altre scuole (ma che possono tornare utili anche ai cultori della materia).
I testi degli studenti che hanno aderito alla proposta di pubblicazione su questo blog sono fruibili nella sezione “commenti” del presente post.

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Platone: corso di filosofia completo


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Il governo dei “migliori”: struttura e funzionamento della Kallipolis di Platone


Audio-lezione di filosofia per le classi terze del liceo
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Pubblicato in: filosofia

Anselmo e Tommaso – Dispute teologiche, ragione e fede nel Medioevo


Video-lezione di filosofia per le classi terze del liceo a cura della prof.ssa Hoda Yussef

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Pubblicato in: filosofia

Friedrich Nietzsche: Ciclo completo di lezioni


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Agostino: Storia di una biografia interiore


Video-lezione di filosofia per le classi terze del liceo a cura della prof.ssa Hoda Yussef
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Dioniso contro Cristo: il progetto nicciano dell’umanità che verrà


Audio-lezione di filosofia per le classi quinte dei licei
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“Partorire una stella danzante” – Nietzsche: volontà di potenza e nichilismo


Audio-lezione di filosofia per le classi quinte dei licei
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“Era questa la vita? Va bene! Ancora una volta!” – Nietzsche: Eterno ritorno e prospettiva esistenziale


Audio-lezione di filosofia per le classi quinte dei licei
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“Come canne al vento”: la condizione umana nei Pensieri di Pascal


Audio-lezione di filosofia per le classi quarte dei licei

Esprit de géométrie ed esprit de finesse
Grandezza e miseria della condizione umana
«Miserie di un gran signore, miserie d’un re spodestato»
Il Divertissement
L’impotenza della ragione a fondare i valori e a provare l’esistenza di Dio
Senza Gesù Cristo non sappiamo che
cosa sia la nostra vita, la nostra morte, Dio, noi stessi
Contro il deismo e contro Cartesio
Perché scommettere su Dio

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