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Ucraina, l’interesse dell’America


Fonte: https://www.themeditelegraph.com/it/markets/oil-and-energy/2015/02/07/news/la-guerra-delegata-che-arricchisce-gli-usa-intervista-1.38170438

Torniamo all’Ucraina, qual è l’interesse dell’America?

«In Ucraina gli Stati Uniti stanno facendo un capolavoro. Dietro le quinte hanno sostenuto il “golpe di Maidan” facendo cadere un governo democraticamente eletto e ora stanno giocando una carta interessante sul piano politico ma per noi devastante: puntano a tenere aperto un conflitto che Kiev non è più in grado di combattere da solo e questo per mantenere alta la conflittualità tra Europa e Russia creando tensione nelle aree dove passano i gasdotti».

Quindi guerre delegate sinonimo di guerre infinite..

«Sì, e per far questo si forniscono armi non letali, istruttori e contractors. Una volta l’America usava grandi eserciti per finire presto la guerra, oggi gioca a destabilizzare le aree che sono di interesse per i suoi competitors con guerre combattute in modo non risolutivo. Mi chiedo perché l’Europa non applichi una politica alternativa a quella di Washington che non è nei nostri interessi».

Il fatto di combattere guerre a distanza non può servire anche a vendere armi senza esporsi più di tanto?

«Il fatto che l’America giochi dietro le linee influisce certamente anche sulla vendita delle armi. Nella disputa per il nucleare iraniano, gli Usa hanno scelto di non bombardare gli impianti di Teheran. Il persistere della minaccia ha portato i Paesi limitrofi a una politica di riarmo fruttata agli Stati Uniti 120 miliardi di dollari. In questo modo si sono compensanti i tagli di budget del Pentagono alla Difesa. E ora in Europa il ritorno della minaccia russa dovrebbe convincere i governi a spendere più soldi nell’acquisto di armi. Ancora una volta made in Usa».

Chi parla? Un Alessandro Orsini qualsiasi? Un Giulietto Chiesa redivivo? No, Gianandrea Gaiani, direttore di ANALISI DIFESA, già Consigliere per le politiche di sicurezza del ministro dell’Interno (2018-19) (https://www.analisidifesa.it/redazione-e-autori/). Quale testata ha pubblicato questa intervista? Qualche TV pirata no-vax, qualche quotidiano ribelle non allineato? La Pravda? No, The Midi Telegraph de La Stampa. Quando? Nel lontano febbraio 2015 in tempi, dunque, non sospetti. La guerra andava avanti già da un paio di anni. Però, se ne poteva ancora parlare senza essere lapidati in diretta TV… la questione interessava solo pochi addetti ai lavori o lettori particolarmente attenti. Si può dire? Il dirlo, o il solo ipotizzarlo, attenua minimamente le gravissime responsabilità politiche e storiche dell’aggressione russa del febbraio 2022? Diminuisce la portata del crimine che si sta consumando sotto i nostri occhi? È, o dovrebbe essere, una domanda retorica: la risposta è NO. Provare ad analizzare l’ampio spettro e complesso di cause che hanno condotto ai fatti di oggi e che stanno facendo migliaia di morti civili e militari (da una parte e dall’altra) che si aggiungono ai 16-17.000 morti degli ultimi 8 anni ha senso? Domanda retorica la cui risposta è SI’ se vogliamo provare ad uscirne attraverso pressioni militari, sanzioni economiche, ma, soprattutto, attraverso un’azione diplomatica realistica, puntuale e risolutiva. Non ci sembra la soluzione giusta perché abbiamo a che fare con Hitler in salsa slava? Allora, basta inviare armi di piccolo calibro, imprecare, sbraitare, insultare. Che la NATO intervenga sul campo (USA in prima fila) e ci si assuma la responsabilità di correre il rischio supremo. Lo si dice, ovviamente, per assurdo. Lasciare le trattative ad un Erdogan o sperare che a togliere il sonaglio dal collo della tigre (per noi Europei) sia Xi Jinping mi pare una politica infruttuosa e suicida.

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Le guerre non le vince nessuno. Ma le perde sempre la povera gente


La “ragione” sta dalla parte dei mercanti di armi e di morte, dei politici corrotti, dei potenti psicopatici. Il “torto” sta dalla parte della gente comune, dei poveri disgraziati, i quali, da che mondo è mondo, vogliono solo pane e lavoro e tranquillità e amore in famiglia. Ecco, se proprio si ha bisogno di appiccare etichette, si usino queste e non “ucraini” vs. “russi”, “neri” vs. “bianchi”, “buoni” vs. “cattivi”. Se avete due minuti ascoltate questa gente. Si tratta di un reportage realizzato sul campo da Giorgio Bianchi, un fotoreporter indipendente che da anni documenta, perlopiù inascoltato, la guerra in corso nel Donbass. Una guerra vieppiù schifosa, come tutte le guerre civili, che dal 2014 ad oggi ha fatto, secondo una stima al ribasso, tra le 16.000 e le 17.000 vittime (https://uacrisis.org/…/60291-un-19th-report-human…), nel silenzio roboante della stampa nostrana e UE (come avviene per la gran parte dei conflitti che insanguinano il mondo). Dove erano i nostri urlatori da salotto, dove il ministero degli esteri, dove erano le diplomazie europee, dove l’ONU, dove le forze di peacekeeping, dove gli “esportatori di democrazia”? Dove sono adesso? Ascoltateli. Sono cittadini ucraini, ma parlano russo, greco, georgiano, armeno. A volte dentro la stessa casa si usano due o tre lingue diverse, come nella ex-Jugoslavia, tra croati, serbi, bosniaci, ecc. Si sentono “ucraini”, o, piuttosto, ormai non gliene frega più niente, persone e basta, vorrebbero semplicemente fare una vita normale, senza più bombe o tiri di artiglieria o cecchini del loro stesso esercito (ucraino) a sparargli addosso. Vorrebbero parlare la loro lingua quando entrano in un negozio o salgono su un bus o vanno a scuola (altro che Greenpass!). In santa pace. Alla stessa maniera dei papà e delle mamme e dei bambini di Aleppo in Siria o di Sana’a nello Yemen o di Bracciano. I mercanti di armi, molte delle quali made in Italy, tra il 2014 e il 2022 hanno rifornito impunemente sia l’esercito ucraino, impegnato a massacrare una parte del proprio popolo (in nome della democrazia?), sia l’esercito di Putin (vedi per esempio https://www.ilfattoquotidiano.it/…/guerra-in…/6513857/). Ora venderemo o meglio “svenderemo” ancora più armi, senza sapere bene in che mani finiranno, ma con la quasi certezza che ammazzeranno persone come quelle che vediamo nel reportage. Quelle armi, badate bene, le paghiamo noi in busta paga, con parte della nostra pensione, o quando andiamo a comprare il latte. Come i quintali di mascherine “Fiat Chrysler” che giacciono inutilizzate ed inutilizzabili nei corridoi delle nostre scuole (un milione al mese più settecentomila euro destinati al loro futuro smaltimento). Noi diventiamo più poveri, loro, i soliti noti, più ricchi. Ora ci stanno dicendo che i sacrifici bisogna farli per la vittoria della democrazia e per fargliela pagare a “quel porco” di Putin. Ieri era per combattere la pandemia, come un sol uomo, perché la gran parte dei problemi del nostro paese, politici, economici, sociosanitari erano da attribuirsi ad alcune migliaia di perversi “no-vax”. Il punto è questo: noi esseri umani siamo in guerra contro noi stessi. E da noi stessi, probabilmente, non ci salveremo.

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Diogene di Enoanda: …“contagiandosi per reciproca imitazione l’un l’altro come pecore”…


DIOGENE DI ENOANDA (II secolo d.C.), seguace di Epicuro, fece incidere una sintesi del pensiero del “filosofo del giardino” su un muro del portico di una sua proprietà prospiciente una piazza quadrata, nell’antica città di Enoanda nella Licia (attuale Turchia sud-occidentale), a beneficio delle generazioni presenti e di quelle future.

ἐν δυσμαῖς γὰρ ἤδη τοῦ βίου καθεστηκότες διὰ τὸ γῆρας καὶ ὅσον μέλλοντες ἀναλύειν ἀπὸ τοῦ ζῆν, μετὰ καλοῦ παιᾶγος ὑπὲρ τοῦ τῶν ἡδέων πληρόματος, ἠθελήσαμεν, ἵνα μὴ προλημφθῶμεν, βοηθεῖν ἤδη τοῖς εὐσυνκρίτοις. εἰ μὲν οὖν εἷς μόνον ἢ δύ’ ἢ τρεῖς ἢ τέτταρες ἢ πέντε ἢ ὅσους, ἄνθρωπε, βούλει τῶν τοσούτων εἶναι πλείονας, μὴ πάνυ δὲ πολλούς, διέκειντο κακῶς, κἂν καθ’ ἕνα καλούμενος πάντα παρ’ ἐμαυτὸν ἔπραττον εἰς συμβουλίαν τὴν ἀρίστην. ἐπεὶ δέ, ὡς προεῖπα, οἰ πλεῖστοι καθάπερ ἐν λοιμῶ τῆ περὶ τῶν πραγμάτων ψευδοδοξία νοσοῦσι κοινῶς, γείνονται δὲ καὶ πλείονες – διὰ γὰρ τὸν ἀλλήλων ζῆλον ἄλλος ἐξ ἄλλου λαμβάνει τὴν νόσον, ὡς τὰ πρόβατα – δίκαιον δ’ἔστι καὶ τοῖς μεθ’ήμᾶς ἐσουμένους βοηθῆσαι – κακεῖνοι γάρ εἰσιν ἡμέτεροι καὶ εἰ μὴ γεγόνασί πω -, πρὸς δὲ δὴ φιλάνθρωπον καὶ τοῖς παραγεινομένοις ἐπικουρεῖν ξένοις, – ὲπειδὴ οὗν εἰς πλείονας διαβέβηκε τὸ βοηθήματα τοῦ συγγράμματος ἠθέλησα τῆ στοᾶ ταὐτη καταχρησάμενος ὲν κοινῶ τὰ τῆς σωτηρίας προθεῖαι φάρμακα. ὧν δὴ φαῖμεν ἑνὶ ἐπεὶ τἂν ἡμεῖς πάντα τὰ εἴδη φανέντα. τοὺς γὰρ ματαίως κατέχοντας ἡμᾶς φόβους ὰπελυσάμεθα, τῶν τε λυπὴν τὰς μὲν γέ ὲξεκόψαμεν εἰς τέλειον, τὰς δὲ φυσικὰς εἰς μεικρὸν κομιδὴ συνεστείλαμεν, ἐλαχιστιαῖον αὐτῶν τὸ μέγεθος ποιήσαντες.

(Diogenis Oenandensis fragmenta, II)

“Essendo per l’età al tramonto della vita, pronto a prenderne congedo con un bel canto alla pienezza dei suoi piaceri, ho deciso di recare soccorso senza indugi, per non farmi sorprendere prima dalla morte, a tutti quelli che son ben disposti a riceverlo. Se dunque qualcuno – una o due, o tre, o quattro, o cinque, o sei persone, o quante tu, o uomo, vuoi che siano di più nel numero di quelli, in ogni caso non moltissimi – si trovasse in una condizione difficile, se fossi chiamato in loro aiuto, farei tutto ciò che è in mio potere per dare il mio miglior consiglio. Ma poiché, come ho detto sopra, i più sono in generale malati, come se avessero la peste, delle loro false credenze sul mondo, e lo diventano sempre più (contagiandosi per reciproca imitazione l’un l’altro come pecore) ed è inoltre giusto aiutare anche quelli che verranno dopo di noi (sono gente nostra, infatti, anche loro, ancorché non ancora nati), ed è dovere d’umanità prendersi cura anche degli stranieri che capitano tra noi – poiché dunque i benefici recati da qualcosa di scritto si estendono a parecchie persone, ho deciso di utilizzare questo muro per esporre in pubblico i rimedi ai mali [ossia gli insegnamenti di Epicuro]. Di questi appunto potrei dire in breve tutte le forme via via apparse. Noi infatti abbiamo dissolto i timori che ci dominano senza motivo; quanto ai dolori, alcuni li abbiamo davvero troncati via completamente, mentre quelli fisici li abbiamo ridotti assolutamente a ben poca cosa, avendo reso infinitesimale la loro grandezza”.

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Malesh – La Danse Des Heures (2021) (New Full Album)


Vi presento l’ultimo lavoro del gruppo Malesh co-fondato da un mio ex-studente, Pablo Monterisi.

https://www.facebook.com/Malesh.Band

La “trama” appare molto profonda e suggestiva. La qualità della musica “avvolgente” e “coinvolgente”, a tratti “ipnotica”. Notevoli gli stacchi strumentali che introducono momenti di cesura e di sorpresa rispetto al flusso narrativo. Acquieta, sorprende, trascina, acquieta di nuovo. Potrebbe essere ottima come supporto alla meditazione.

Chi volesse supportare il pregevolissimo studio-lavoro di questi giovani musicisti può farlo acquistando una o più copie dell’album https://malesh.bandcamp.com/album/la-danse-des-heures

Grazie!!! Facciamo in modo che se dovessero lasciare questo povero paese sia soltanto per loro scelta e andando a caccia di nuove esperienze… Che Dio (o chi per lui) ci perdoni. I giovani di oggi non lo faranno tanto facilmente. Ed è giusto così.

Malesh – La Danse Des Heures (Full Album) Malesh is an Italian duo born in 2019 with the precise intent to explore the obscure realm of Ethnic Fusion/Progressive instrumental music. Their second album “La Danse Des Heures”, based off of the homonymous painting by Gaetano Previati, explores the concept of the contrast between all the phases of a day, each one expressing a precise feeling, encapsulated in a unique story, more or less like Debussy’s Image Books: a collection of tales, each one with its own scent and color.

It has a rather minimalistic arrangement: a flute and a synthesizer exchange reciprocal laments for the abandonment of sunlight. The main character of this album is an old hag wandering in the woods. As the day unfolds, the hag retraces the same path she once crossed with her long lost partner, an innocent young girl who met a wretched destiny many moons back. The striving search for contact ends when the hag loses herself in the woods, being consequently banished in the realm of dreams, where she’s damned to relieve eternally her painful loss. Each song describes a memory of hers through a particular mood or episode, much like Debussy’s Image Books or Ravel’s Ma Mère L’Oye: a collection of tales within the tale, a continuous ekphrasis which contains the very essence of bereavement.

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Pessimismo “green”


Gli obiettivi previsti dall’Agenda 2030 verranno realizzati, in parte, nella misura in cui porteranno profitti alle élite economico-finanziarie (alle classi dominanti per dirla con Gramsci) oggi al potere. Il prezzo più alto sarà pagato dalle classi subalterne, dalle plebi del Terzo Mondo in primis, e da tutti noi in secundis. Finché si continuerà a privatizzare gli utili e a “spalmare” sui debiti pubblici le passività che il cambiamento recherà necessariamente con sé, procederemo al passo del gambero. Sensibilizzare le opinioni pubbliche – e in particolare le nuove generazioni – è importantissimo, va da sé, ma sarà tanto più (o tanto meno) efficace, quanto più (o quanto meno) i sistemi democratici saranno in grado di “tenere”. Il principale motivo di pessimismo deriva proprio da ciò. Mi sembra evidente che negli ultimi 20 anni le democrazie (occidentali e non) sia entrate in una crisi “strutturale”. L’idealtipo di “Postdemocrazia” risale al 2003 (Colin Crouch). È vecchio quanto “antropocene” per capirci. La ricerca e la comunicazione scientifica sono fondamentali. Ma la principale domanda “che fare?” mi pare necessiti di una risposta essenzialmente politica. Vedi l’esempio dei “vaccini” messi a punto in nove mesi ma non ancora condivisi con i paesi più poveri dopo quasi due anni…

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È tutta colpa di Cavallo Pazzo


Classi falcidiate dalle assenze ad una settimana dalla ripresa – si fa per dire – della scuola. Oltre ai positivi al covid, pochi per fortuna (tutti quanti stra-vaccinati peraltro), un numero elevatissimo di quarantene preventive e di ragazzi alle prese con malattie da raffreddamento (nevralgie, congiuntivite, raffreddori, ecc.) per l’areazione a finestre spalancate consigliata da questo ministero di ectoplasmi, di quaquaraquà. Al di là della retorica di regime, il “metro di distanza là dove è possibile”, la “areazione a finestra” (sempre che la maniglia non ti rimanga in mano), le “mascherine chirurgiche o simil-chirurgiche” (quando da due anni si sa che ad assicurare una protezione degna di nota sono le FFP2 che, chi può, si compra a sue spese a costi affatto calmierati), il nulla assoluto, a parte la campagna vaccinale (che da mesi riguarda a sirene spiegate tutto il paese, non più soltanto la scuola). Hanno prodotto decreti su decreti con norme cervellotiche e in gran parte inapplicabili. Hanno seminato odio, sospetto, discriminazioni tra compagni, malumori, hanno distrutto quel che rimaneva di comunità relazionali attive e solidali. Ci sarebbero voluti aeratori, aule più capienti, meno studenti per classe (la media attuale è di 25-27), tamponi distribuiti preventivamente agli studenti (come in GB o in Francia) e, soprattutto, mascherine FFP2 per tutti, a cominciare dalle persone più fragili. Niente di tutto questo è stato fatto. Però abbiamo ricevuto casse e casse di mascherine più o meno inutilizzabili. Migliaia e migliaia di euro gettati via di cui, come sempre, nel paese di Badoglio e Pulcinella, non risponderà nessuno. Notare che le mascherine sono prodotte da FCA (erede di quella che fu la gloriosa FIAT degli Agnelli, cui il popolo italiano ha pagato sovvenzioni per più di un secolo a partire dalla Grande Guerra). Fra un po’ di scuola cesserà di occuparsi anche la retorica di regime. Ora si parlerà di alta politica. Ovvero se al Quirinale dovrà andare Berlusconi oppure Draghi. Due personaggi degnissimi e, sia pure in maniera diversa, altamente rappresentativi del nostro paese. Intanto quel po’ che rimaneva del welfare è stato compresso o annientato, a cominciare da assegni familiari e detrazioni fiscali per le famiglie con figli, per gli invalidi civili e altre categorie di cittadini in difficoltà… Siamo politicamente e civilmente morti e non ce ne siamo accorti…

Dimenticavo: stando alle ultime dichiarazioni del Presidente della Repubblica in pectore dovremmo credere, “scienti-fideisticamente”, che tutta la responsabilità di questa débâcle ricadrebbe sulle spalle di “Cavallo Pazzo”, alias l’Ultimo dei Mohicani, ovvero quell’unico collega, quel reietto, che è costretto da settimane a casa senza stipendio per non aver voluto munirsi di supergreen-pass rinforzato… Oggi sono veramente arrabbiato quindi contro di lui scaglierò la maledizione che colpì Baruch de Espinoza: «Con il giudizio degli angeli e la sentenza dei santi, noi dichiariamo Baruch de Spinoza (Cavallo Pazzo) scomunicato, esecrato, maledetto ed espulso, con l’assenso di tutta la sacra comunità […]. Sia maledetto di giorno e maledetto di notte; sia maledetto quando si corica e maledetto quando si alza; maledetto nell’uscire e maledetto nell’entrare. Possa il Signore mai piú perdonarlo; possano l’ira e la collera del Signore ardere, d’ora innanzi, quest’uomo, far pesare su di lui tutte le maledizioni scritte nel Libro della Legge, e cancellare il suo nome dal cielo; possa il Signore separarlo, per la sua malvagità, da tutte le tribú d’Israele, opprimerlo con tutte le maledizioni del cielo contenute nel Libro della Legge […]. Siete tutti ammoniti, che d’ora innanzi nessuno deve parlare con lui a voce, né comunicare con lui per iscritto; che nessuno deve prestargli servizio, né dormire sotto il suo stesso tetto, nessuno avvicinarsi a lui oltre i quattro cubiti [circa due metri], e nessuno leggere alcunché dettato da lui o scritto di suo pugno».

Pubblicato in: filosofia, politica mente

Sulla necessità del pensiero complesso


«Nelle questioni che contano (sia a livello teoretico che a livello pratico), non c’è peggior forma di ignoranza di quella che tende a voler ridurre la complessità del mondo (umano e non) al banale contraddittorio. Si tratta, peraltro, di un bias cognitivo evolutivamente funzionale: intravedendo qualcosa che sembrasse strisciare tra i piedi, a sopravvivere erano i soggetti i quali, temendo il morso di un serpente velenoso, presi dal panico, fuggivano precipitosamente via. Nel 99% dei casi si sbagliavano, pur sopravvivendo nel 100% dei casi. Chi si fermava ad indagare, d’altro canto, aveva la possibilità di cogliere la realtà effettuale del fenomeno nel 100% dei casi (un ramoscello mosso dal vento, una liana, una lucertola, ecc.), ma nell’1% dei casi trovava la morte. Dal punto di vista “scientifico” e, a maggior ragione, “filosofico” un bias cognitivo del genere, però, non paga. Anzi, potremmo serenamente affermare che non c’è nulla di più antiscientifico ed antifilosofico del sostare, inconsapevoli, in un atteggiamento del genere e dell’alimentarlo ad ogni piè sospinto. Anche perché, se è vero che il nostro corredo genetico e gli abiti più profondamente connaturati sono quasi identici a quelli degli antenati sapiens sapiens vissuti centoventimila anni fa, ebbene, di serpenti in mezzo ai piedi difficilmente ce ne potrà capitare uno facendo quattro passi nelle moderne giungle urbane. Per affrontare, con un minimo di speranza, i problemi e le sfide globali del presente, in gran parte autoprodotti dalla stessa umanità, avremmo bisogno, per converso, di sviluppare sempre di più la nostra attitudine al pensiero complesso. Il tempo, però, pare non essere dalla nostra parte. Chi si accontenta di banalizzazioni e semplificazioni contraddittorie non può certo dirsi “filosofo” e, sia pure spesso incolpevolmente, contribuisce a mettere una seria ipoteca sui futuri destini dell’umanità.» (Chico Xavier Pilado)

Pubblicato in: pratica filosofica, zendo

Sutra del cuore della Perfetta Saggezza – Pragñâpâramitâhridayasutra


SUTRA DEL CUORE DELLA PERFETTA SAGGEZZA

VERSIONE AMPIA

Si renda onore all’Onnisciente!

Questo ho udito: Un tempo il Beato (Bhagavat) soggiornava a Râgagriha, sulla collina Gridhrakûta, insieme ad un gran numero di monaci e di Bodhisattva.

In quei giorni il Beato era assorto in uno stato di meditazione, denominato Gambhîrâvasambodha. Nello stesso momento il nobile Bodhisattva Âryâvalokitesvara, giungendo alla piena comprensione della profonda Sapienza Trascendente (Prajñápáramitá), concepì questo pensiero: “Ecco, i cinque Skandha egli li ha considerati come qualcosa, che per sua natura, è vuoto.”

Fu allora che il venerabile Shariputra, grazie al potere del Risvegliato (Buddha), porse questa domanda al Bodhisattva Âryâvalokitesvara: “Qualora un figlio o una figlia di buona famiglia desideri dedicarsi allo studio della profonda Prajñápáramitá, di quale insegnamento dovrà far pratica?”

Al che il nobile Bodhisattva Âryâvalokitesvara così rispose al venerabile Shariputra: “Se un figlio o una figlia vuol veramente cogliere la profonda Prajñápáramitá, deve imparare a familiarizzare con questo pensiero:

“Cinque sono gli aggregati (Skandha), ed egli (il Buddha) li considera, per loro propria natura, vuoti. La forma è vacuità, e la vacuità è essa stessa forma. La vacuità non è differente dalla forma, la forma non è differente dalla vacuità. Ciò che è forma è allo stesso tempo vacuità, e ciò che è vacuità forma. Lo stesso vale anche per sensazione, percezione, formazioni mentali e coscienza: null’altro che vacuità. Così, oh Shariputra, tutte le cose recano impresso il carattere della vacuità, non hanno né inizio né fine, non sono né pure né impure, né imperfette né perfette. Pertanto, oh Shariputra, in questa vacuità non vi è né forma, né sensazione, né percezione, né formazioni mentali, né coscienza. Non c’è occhio, non c’è orecchio, non c’è naso, non c’è lingua, non c’è corpo, non c’è mente. Non vi è forma-colore, né suono, né odore, né sapore, né sensazione tattile, né oggetti mentali. Non vi è sfera della visione, né dell’udito, né dell’olfatto, né del gusto, né del tatto, né sfera della mente, né degli oggetti mentali, né della coscienza. Non vi è conoscenza, non vi è ignoranza, non vi è distruzione di conoscenza, né distruzione di ignoranza, e via dicendo, sino a giungere a vecchiaia e morte, né l’una né l’altra son presenti nella vacuità, né il loro annichilimento. Non c’è quel che chiamiamo sofferenza, origine della sofferenza, cessazione della sofferenza e il sentiero che ivi conduce (le Quattro Nobili Verità nella vuotezza non hanno luogo). Non vi è conoscenza, non vi è ottenimento, né non-ottenimento dell’Illuminazione (Nirvana). Perciò, oh Shariputra, dato che non c’è nulla da ottenere, chi si è accostato alla Prajñápáramitá dei Bodhisattva dimora per un certo tempo immerso nella consapevolezza. Ma quando quella bolla di consapevolezza evapora via, allora egli diviene completamente libero dalla paura, andando oltre la stessa realizzazione del cambiamento nella più profonda beatitudine del Nirvana.

Tutti i Buddha del passato, del presente e del futuro, dopo aver realizzato la Prajñápáramitá, si sono risvegliati alla perfetta conoscenza che non ha superiore.

Pertanto, dovremmo riconoscere il grande mantra della Prajñápáramitá, il mantra della grande saggezza, il mantra che non ha uguali, il mantra che placa tutta la sofferenza – che è veritiero, in quanto scevro di falsità – il mantra proclamato nella Prajñápáramitá: Gate gate Pāragate Pārasaṃgate Bodhi svāhā (andata, andata, andata verso l’altra sponda, giunta all’altra sponda, ti rendo omaggio o Saggezza).

Questo, oh Shariputra, dovrebbe essere l’insegnamento di un Bodhisattva per orientarsi nello studio della profonda Prajñápáramitá.

Fu allora che il Beato, emerso dallo stato di profonda meditazione, elogiò il discorso del venerabile Bodhisattva Âryâvalokitesvara, proferendo queste parole: “Ben fatto, ben fatto, nobile figlio! È proprio così, nobile figlio. Lo studio della profonda Prajñápáramitá dev’esser condotto nella maniera da te illustrata. Di ciò i venerabili Tathágata si rallegrano. Così parlò il Beato con la mente ricolma di gioia. E il venerabile Shariputra, il nobile Bodhisattva Âryâvalokitesvara, l’assemblea tutta, nonché il mondo intero, gli dèi, gli uomini, i demoni, gli spiriti dell’aria, accolsero con ammirazione il discorso del Beato.

Così termina Pragñâpâramitâhridayasutra.

Traduzione dall’inglese di Francesco Dipalo da Buddhist Mahayana Texts, Translated by E. B. Cowell, F. Max Müller and J. Takakusu, Oxford, the Clarendon Press [1894], Vol. XLIX of The Sacred Books of the East, Parte II, p. 145 ss. Licenza: https://creativecommons.org/licenses/by-nc/4.0/deed.it

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Eresie e devianze dal Medioevo ad oggi


Audio-lezione di storia per le classi terze dei licei
Pubblicato in: politica mente, scuola

Pandemia e strage dei congiuntivi


La scienza è scienza, ci mancherebbe… e chi non ha specifiche competenze professionali dovrebbe, a maggior ragione, praticare epoché (sospensione del giudizio) ed afasia (il non dire, il silenzio), lasciando la parola alle istituzioni e agli esperti (o sedicenti tali). Ma quanta inutile sofferenza fisica e psichica, quante morti, quante relazioni interrotte, quanto disagio sociale si sarebbero potuti evitare utilizzando in maniera appropriata, non dico la logica e l’arte dell’argomentare, ma, quanto meno, la lingua italiana in maniera corretta (la quale, come sappiamo, prevede modi del verbo alternativi all’indicativo e all’imperativo, congiuntivi dubitativi, ottativi, della possibilità, eventualità, probabilità, ecc., periodi ipotetici del primo, secondo e terzo tipo)? In ossequio, peraltro, all’empirismo-scetticismo che dovrebbe contraddistinguere il metodo scientifico moderno…
Chi risponde di questo? Chi se ne assume la “responsabilità”? Gli uomini e le donne delle istituzioni (coperti da scudo penale)? I giornalisti e i professionisti dell’informazione? I tanti concittadini che, spinti dall’urgenza delle passioni, non hanno saputo (e non sanno) resistere a balbettare in maniera avventata opinioni mal digerite, facendo, nel loro piccolo, da inconsapevole grancassa, alla grottesca propaganda di regime o alle “opposte” (e funzionali) idiozie fantapolitiche e fantascientifiche? Quasi mai una smentita, un chieder scusa, un “su questo punto ci eravamo sbagliati”…
L’idiozia, l’analfabetismo funzionale, il non praticare la “retta parola” (uno dei principi dell’Ottuplice sentiero buddista, nonché della morale cristiana) sono all’origine di una grande sofferenza che riguarda tutti noi. Tutti quanti siamo responsabili del diffondersi dei germi della paura, del rancore, della disperazione. Abbiamo bisogno di imparare molte cose, non solo da virologi e medici… La strage dei congiuntivi, la lenta agonia della scuola pubblica, il progressivo declino dei diritti socio-economici, non hanno nulla a che vedere con la biologia e le dinamiche di replicazione e diffusione dei virus.

Pubblicato in: filosofia, pratica filosofica

Conquistarsi uno spazio di libertà interiore con Epitteto: una lettura agevole e salutare


A chi (durante o dopo le feste: ogni giorno può essere una “festa”) volesse dedicare un po’ di tempo alla lettura e alla meditazione in vista del proprio benessere interiore consigliamo>>>>

>>>>Francesco Dipalo, Liberi dentro. Vivere secondo il “Manuale” di Epitteto, in formato ebook, YCP, €4,99. Economico e facile da consultare.

Il Manuale di Epitteto, introdotto, tradotto e commentato in senso pratico filosofico dal prof. Francesco Dipalo. Ampio apparato di note, dizionario storico-filosofico, esercizi da praticare.

In formato kindle acquistabile su Amazon: https://www.amazon.it/Liberi-dentro-Francesco-Dipalo-ebook/dp/B09KG2GLZ2/

Epub acquistabile nelle principali libreria online:

-Youcanprint: https://www.youcanprint.it/liberi-dentro/b/a98726c5-6ea0-56f2-811d-2f7b1ddf261c

-Feltrinelli: https://www.lafeltrinelli.it/liberi-dentro-manuale-di-epitteto-ebook-francesco-dipalo/e/9791220364409

-Mondadoristore: https://www.mondadoristore.it/Liberi-dentro-Francesco-Dipalo/eai979122036440/?sessionToken=SEQoDRsJjbpjzm7bsjVliQf8ckycUsFj

– Libreria Universitaria: https://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9791220364409/autore-francesco-dipalo/liberi-dentro-e-book.htm

-IBS: https://www.ibs.it/algolia-search?ts=as&query=9791220364409&query_seo=9791220364409&qs=true

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Breve storia delle epidemie di peste


Audio-lezione di storia per le classi terze dei licei
Pubblicato in: istantanee, scuola

Mancano le parole per dire


Continua a leggere “Mancano le parole per dire”
Pubblicato in: filosofia

Locke: la nascita del liberalismo classico


Audio-lezione di filosofia per le classi quarte dei licei
Pubblicato in: storia

La nascita della Repubblica di Weimar in Germania


Audio-lezione di storia per le classi quinte dei licei