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La Peste del Seicento


Video-documentario didattico a cura di L. De Santis, P. Monterisi, F. Siano IX Liceo Classico “Ignazio Vian” Bracciano – 2016-2017

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Filippo II e i suoi nemici


Videolezione a cura di S. Mangiatordi, R. Martucci, S. Lisetti, A. Capogni IX, Liceo Classico “Ignazio Vian” Bracciano – a.s. 2016-2017

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Guida alla stesura del tema storico


Il tema storico è una delle tipologie (tipologia C) attualmente previste per la prima prova dell’Esame di Stato. È una forma di scrittura non documentata.

Si segnalano qui di seguito alcune OPERAZIONI PRATICHE da compiere in sede di stesura del tema storico. Continua a leggere “Guida alla stesura del tema storico”

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Che cos’è un testo argomentativo e le tecniche argomentative


Ribloggato da: fonte http://bmliterature.altervista.org/blog/cose-testo-argomentativo-tecniche-argomentative/

Argomentare significa presentare una propria opinione, una propria tesi, intorno a un determinato tema o problema, spiegarla e difenderla attraverso opportuni argomenti, allo scopo di persuadere chi legge della validità di quanto si dice.

I testi argomentativi più diffusi sono gli articoli di fondo (o editoriali), in cui i giornalisti espongono le proprie opinioni su un determinato evento, le arringhe degli avvocati, i discorsi degli uomini politici, le prediche e i sermoni dei sacerdoti e i saggi che trattano problemi filosofici, sociali, storici, morali o scientifici.
Nella scuola è molto diffuso, soprattutto negli ultimi anni di studio e nelle prove di esame, il tema argomentativo o tema saggio: un tema in cui, appunto, si invita lo studente a esporre la propria opinione su un argomento e a spiegarlo e dimostrarlo.

Continua a leggere “Che cos’è un testo argomentativo e le tecniche argomentative”

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Scaffale Maragliano


Uno scaffale telematico davvero utilissimo quello del mitico Maragliano

Laboratorio di Tecnologie Audiovisive

di Roberto Maragliano

“Chiudo dunque questa partita annunciando che ho intenzione di mettere a libera disposizione dei cittadini della rete, di quanti siano interessati a misurarsi con uno spezzato personale di una cinquantennale storia politica del settore educativo, un’ampia dose della mia personale produzione. A giorni fornirò indicazioni in proposito”. Così scrivevo in un post di qualche tempo fa.

biblio

E ora eccomi qui a comunicare l’apertura dello Scaffale Maragliano.

Cos’è? Una cartella Google Drive dentro la quale ho messo (e continuerò a mettere) una parte di quanto m’è capitato di produrre da che ho intrapreso questo doppio mestiere di docente universitario e pubblicista, cioè dal 1973. L’indirizzo della cartella Scaffale Maragliano è pubblico: https://goo.gl/XbT62M.

Questo significa che chiunque sia interessato ai molti confronti che ci sono stati in Italia in ambito educativo e abbia curiosità per i riflessi che hanno avuto sulla mia produzione può accedere alla cartella Scaffale…

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Machiavelli: Il Principe cap. XXV


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Cap.25

Quantum fortuna in rebus humanis possit, et quomodo illi sit occurrendum.
[Quanto possa la Fortuna nelle cose umane, et in che modo se li abbia a resistere]

E’ non mi è incognito come molti hanno avuto et hanno opinione che le cose del mondo sieno in modo governate dalla fortuna e da Dio, che li uomini con la prudenzia loro non possino correggerle, anzi non vi abbino remedio alcuno; e per questo, potrebbono iudicare che non fussi da insudare molto nelle cose, ma lasciarsi governare alla sorte. Continua a leggere “Machiavelli: Il Principe cap. XXV”

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Machiavelli: Il Principe cap. XVIII


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Cap. 18

Quomodo fides a principibus sit servanda.
[In che modo e’ principi abbino a mantenere la fede]

Quanto sia laudabile in uno principe mantenere la fede e vivere con integrità e non con astuzia, ciascuno lo intende: non di manco si vede, per esperienzia ne’ nostri tempi, quelli principi avere fatto gran cose che della fede hanno tenuto poco conto, e che hanno saputo con l’astuzia aggirare e’ cervelli delli uomini; et alla fine hanno superato quelli che si sono fondati in sulla lealtà. Continua a leggere “Machiavelli: Il Principe cap. XVIII”

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Alla scuola servono uomini non computer


Un pensiero apparentemente controcorrente che faccio mio:

“Esorterei i professori a usare meno il computer. A che serve? Gli studenti, nativi digitali, ne sanno più di chi dovrebbe insegnare loro l’informatica. Ai ragazzi internet fornisce, dopo anni di guerra al nozionismo, un’infinità di informazioni slegate tra loro, ma non regala senso critico, connessione dei dati e, quindi, conoscenza.
I maestri hanno il compito di sviluppare il senso critico e mettere in connessione i dati. Questi ragazzi bisogna educarli al sentimento per evitare l’analfabetismo emotivo: la base emotiva è fondamentale per distinguere tra bene e male, tra cosa è grave e cosa non lo è. E bisogna farli parlare in classe. Il linguaggio si è impoverito. Si stima che un ginnasiale, nel 1976, conoscesse 1600 parole, oggi non più di 500. Numeri che si legano alla diminuzione del pensiero, perché non si può pensare al di là delle parole che conosciamo. E la scuola è il luogo dove riattivare il pensiero.” (…)

Umberto Galimberti

Tuttavia distinguerei mezzi e fini: il computer è solo un mezzo e si può provare ad utilizzarlo per conseguire i fini di cui parla Galimberti. Entro certi limiti. Le lacune più profonde che riscontro nei miei studenti riguardano proprio la capacità di relazione con se stessi, con gli altri, con i sentimenti e con il “vocabolario”. Meno parole significano una più ristretta visione del mondo. Meno greco, meno latino, meno poesia, meno letteratura, meno arte, meno matematica, meno filosofia, meno curiosità scientifica, si traducono in scorciatoie noetiche monodimensionali – producono uomini ad una sola dimensione (quella tecnico-economica al servizio del Capitale, come evidenziava mezzo secolo fa Marcuse). Per far fronte a ciò non ci vogliono aule multimediali – che pure sono le benvenute se le si sa utilizzare – ci vogliono spazi aperti, metodi, competenze (spirito e carne!) per far sì che le persone riescano a relazionarsi in maniera più ricca, produttiva, evocativa, catartica… Ci vogliono UOMINI al servizio di altri UOMINI! Bisogna mettere i ragazzi intorno ad un tavolo. Bisogna fare in modo che si guardino negli occhi e non attraverso lo schermo di un PC. Bisogna reimparare a dialogare, ad improvvisare, a scontrarsi con la durezza delle parole e l’inarrivabiltà dei concetti, con quelle maledette tempeste che ti si agitano dentro. Prima che sia troppo tardi. Prima che le tempeste si arenino su chiacchiere così tanto per, tubetti di pasticche, marchi registrati, stupidismi collettivi, cupi cristalli di dolore. Se perdiamo di vista questo, tutto il resto è sciocchezza.

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La Russia imperiale XIX secolo


Presentazione a cura di Andrea Baldini ,2X Liceo Classico “Ignazio Vian”, Bracciano, a.s.2015-16

>La Russia imperiale XIX secolo

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La Rivoluzione Francese – BIENNIO 1793 – 1794


Mappa concettuale a cura degli studenti della 2X Liceo Classico “Ignazio Vian”, Bracciano, a.s.2015-16

>La Rivoluzione Francese biennio 1793-1794

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Come si costruisce un’argomentazione


Regole fondamentali per l’esposizione scritta (e orale)

Esempio:

“Partendo dalla definizione del concetto di “plusvalore” spiega brevemente i meccanismi economici che all’interno della società borghese ottocentesca determinano la formazione e la riproduzione del “capitale”, e le contraddizioni che Marx rileva insite in tale sistema.” (max 30 righe)

Quando viene proposto un argomento da svolgere occorre innanzitutto individuare la tesi di fondo, ossia il nucleo concettuale intorno al quale va organizzato il discorso. Nell’esempio in questione la tesi di fondo è già espressa in maniera abbastanza chiara. Occorre renderla ancor più esplicita.

Il concetto di “plusvalore” è il nucleo centrale intorno al quale si sviluppa la teoria economica marxiana ne Il Capitale.

Lo spazio a disposizione, proporzionale al tempo da impiegare per esporre l’argomento, è limitato a 30 righe. Non consente introduzioni troppo estese. Occorre entrare immediatamente in medias res.

L’operazione successiva è suggerita dal testo: la definizione del concetto di plusvalore.

Per “plusvalore” si intende la differenza, di cui si appropria il capitalista, fra il valore della merce prodotta dal lavoratore e il valore della retribuzione corrisposta a quest’ultimo.

Si passa quindi alla prima argomentazione che deve unire coerentemente le due frasi precedentemente espresse. La domanda da porsi (mentalmente) è la seguente: per quale motivo il cosiddetto “plusvalore” (di cui si è poc’anzi fornita l’esatta definizione) è centrale all’interno della teoria economica di Marx?

L’economia capitalista, infatti, mira esclusivamente alla riproduzione del capitale. Ad un investimento iniziale D da parte del capitalista corrisponde, al termine del processo, un capitale D’ che dev’essere maggiore di D. La differenza tra D’ e D è data dal valore di scambio della merce prodotta M. Il valore di scambio è determinato dalle ore lavorative necessarie alla produzione di M, cui si applica la forza-lavoro degli operai assoldati dal borghese che detiene la proprietà dei mezzi di produzione. A fronte dei costi fissi necessari all’attività produttiva (acquisto delle materie prime, macchinari, spese energetiche, ecc.), il salario corrisposto ai lavoratori è l’unica variabile su cui è possibile “risparmiare” per ottenere il plusvalore. Difatti, se il totale delle ore lavorative fosse pagato in proporzione al valore di scambio della merce prodotta, ossia al prezzo di mercato, D’ corrisponderebbe a D, quindi non si genererebbe alcun plusvalore. Il plusvalore, quindi, dipende da un “pluslavoro” che il capitalista espropria all’operaio.

All’interno dell’argomentazione, come si nota, le proposizioni devono essere strettamente legate l’una all’altra, a creare un discorso coerente e rigoroso. L’argomento utilizzato in questa sede è di tipo descrittivo e si limita a rendere chiara ed esplicita la formula economica D-M-D’.

La seconda argomentazione proposta dalla traccia fa riferimento alle “contraddizioni” che Marx rileva insite nel suddetto sistema. Va svolta coerentemente al primo argomento.

Il valore di scambio della merce, da cui dipende la riproduzione del capitale, non corrisponde, necessariamente, al suo valore d’uso. Pertanto, a lungo andare, un dato settore merceologico è destinato a saturarsi, ovvero il mercato non è più in grado di assorbire la quantità di merce prodotta. Si determinano, così, quelle “crisi di sovrapproduzione” che, secondo Marx, rappresentano uno degli esiti contraddittori connaturati al sistema capitalistico e destinati a decretarne il superamento dialettico nell’ulteriore fase comunista.

 La seconda argomentazione va completata con la breve esposizione di un secondo concetto che occorre connettere al primo e la cui esplicazione deve fungere altresì da conclusione del “pezzo” (lo spazio a disposizione è quasi esaurito).

Al comunismo si giunge attraverso la soluzione definitiva della lotta di classe, che nel corso dei secoli, ha contrapposto l’uomo all’uomo, l’oppressore alla maggioranza degli oppressi. L’inevitabile concorrenza tra i capitalisti, che mirano ad acquisire fette di mercato sempre più ampie a scapito dei loro “colleghi”, genera la progressiva “proletarizzazione” di una gran parte di essi, che vanno ad accrescere le file dell’unica classe rivoluzionaria, ovvero il proletariato. La concentrazione del capitale nelle mani di pochi con l’inevitabile creazione di oligopoli e di monopoli rappresenta, pertanto, la fase estrema del capitalismo, preludio all’inevitabile rivoluzione finale ed instaurazione della cosiddetta “dittatura del proletariato”.

A questo punto, l’esposizione è completa in tutte le sue parti. Lo spazio utilizzato è congruo (30 righe). Le varie fasi del discorso sono collegate in modo coerente e consequenziale.

Scaletta:

  • individuare tesi, definizioni, argomenti da svolgere;
  • creare una mappa concettuale degli stessi (ci si può aiutare con uno schema, se si tratta di un’esposizione scritta);
  • studiare i punti di passaggio tra i vari momenti dell’esposizione, in modo da legarli coerentemente;
  • attenersi scrupolosamente allo spazio e al tempo che si ha a disposizione;
  • esprimersi, il più possibile, con frasi brevi e concise, dotate di senso compiuto (soggetto, verbo, oggetto, eventuale complemento) senza cedere alla tentazione di inserirvi inutili orpelli retorici;
  • rileggere quanto scritto (se si tratta di un compito in classe) ponendosi nei panni dell’eventuale lettore inesperto della materia trattata (evitare, quindi, le frasi auto-referenziali, le parentesi, i concetti gettati lì a mozziconi, ecc.);
  • ricordarsi, sempre, che il referente non è il professore (cui esibire, implicitamente, quanto si sa) ma il lettore.
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FONDAMENTALISMI: LE PAROLE DELL’INTOLLERANZA



Sommario:
1) Conflitti: guerre mondiali e guerra totale
2) Discriminazione e razzismo
3) Nazionalismi
4) Guerre sante
5) Medio Oriente
6) Stereotipo-Pregiudizio
7) Sessimo

Sitografia/Edizione elettronica
a cura di Francesco Dipalo

>FONDAMENTALISMI

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LA SECONDA GUERRA MONDIALE: CHIAVI DI LETTURA


 

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Principali chiavi di lettura:

  1. scontro tra potenze per la supremazia “mondiale”;
  2. scontro tra ideologie, guerra civile “mondiale”.

 

Scontro tra potenze per la supremazia “mondiale”

  1. ultimo atto della supremazia europea e dell’eurocentrismo, già gravemente compromesso dalla Prima Guerra Mondiale, passaggio di fatto al sistema bipolare URSS-USA e al processo di “decolonizzazione” post-bellico: la guerra rappresenta l’ultima possibilità per invertire i rapporti di potenza instauratisi negli ultimi decenni (tesi di Paul Kennedy);
  2. la conquista della supremazia mondiale, per le potenze emergenti (Giappone) e per la grandi deluse dal sistema internazionale partorito dai trattati di Versailles (Germania e Italia), è una questione di vita o di morte: la guerra è l’unica via d’uscita per evitare lo strangolamento economico e il definitivo declassamento a potenze di serie B, il tempo (Blitz Krieg) è una questione essenziale per conseguire gli obiettivi primari (materie prime) (tesi di Andreas Hillgruber);
  3. la crisi del sistema liberale e liberista, tra gli anni ’20 e gli anni ’30 (crollo della Borsa di Wall Street, 29 ottobre 1929), e la lenta ma inesorabile ascesa dell’URSS di Stalin spingono gran parte dei paesi europei a tentare una terza via, fondata sull’esasperazione del nazionalismo, del controllo sociale, della pianificazione economica “autarchica”: elementi conservatori e rivoluzionari si fondono insieme nell’intricata ed esplosiva miscela dei regimi totalitari fascisti in Italia, Germania, Spagna e in gran parte dei paesi dell’Europa Orientale. La guerra è la “naturale” prosecuzione in armi della politica di tali regimi (tesi di Eric J. Hobsbawn).

 

Scontro tra ideologie, guerra civile “mondiale”

  1. la guerra deriva dell’insanabile conflittualità tra sistemi politico-economici e Weltanshauungen (visioni del mondo) basati su valori ed ideali diversi;
  2. questa contrapposizione ideologica va al di là dei confini nazionali ed è “trasversale” e “parallela” rispetto allo scontro delle potenze sui campi di battaglia;
  3. la guerra non risparmia i civili, che sono costretti a parteciparvi, prendendo posizione per l’una o l’altra ideologia (totalitaria) in campo (fascismo, comunismo, capitalismo-liberismo) e a subirla loro malgrado (“guerra totale”, “economia di guerra”, bombardamenti aerei, deportazioni);
  4. nella storia europea, l’unico esempio di contrapposizione ideologica “totalitaria” che investe le popolazioni nel loro complesso è forse quello delle guerre di religione cinquecentesche e seicentesche;
  5. sullo scontro “ideologico” ha molto insistito l’interpretazione corrente e popolare degli anni post-bellici, diffusa e supportata dalla propaganda dei paesi vincitori (e delle rispettive ideologie), per compattare l’opinione pubblica nazionale ed internazionale in vista del nuovo assetto bipolare della politica mondiale (USA vs. URSS, capitalismo vs. comunismo).
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Potenza e splendore dell’Impero Cinese (sec. XI-XV)


Presentazione e dispense a cura di Simona Xhani, Aurora De Angelis, Evelina Altobelli, Beatrice Giacomozzi e Valeria Urbani (Liceo classico “Ignazio Vian” Bracciano, 1X, a.s. 2015-2016)

>Potenza e splendore dell’Impero Cinese (sec. XI-XV)

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La nascita della Spagna moderna


Presentazione e dispense a cura di Elisa Carosi, Irene Baroni, Camilla Sforzini, Martina Di
Grande, Giovanni Lista (Liceo classico “Ignazio Vian” Bracciano, 1X, a.s. 2015-2016)

>La nascita della Spagna moderna