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Mezz’ora con Hegel: riassunto organico


Audio-lezione per le classi quinte dei licei
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EPITAFFIO DI SICILO: UNA CHIAVE DI LETTURA FILOSOFICA


Un “messaggio whatsapp” di 2000 anni fa recapitatoci per caso. Una storia d’amore che vince i secoli, quella di Sikilo ed Euterpe. Una visione del mondo e della vita che vi sorprenderà. Per gli studenti vecchi e nuovi…
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Plutarco: la morte del grande pan. Trenodia per il liceo classico


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Che cos’è lo Stato in versione post-democratica?


“Il potere statale moderno non è che un comitato, che gestisce gli affari comuni della classe borghese nel suo insieme” (Marx-Engels, Il manifesto del partito comunista).

A più di centosettanta anni di distanza l’affermazione dei nostri rimane di grande attualità. Per adeguarla agli aventi degli ultimi trent’anni (parliamo di paesi europei e di Italia in particolare) propongo alcune lievi modifiche del testo:

“Il potere statale moderno non è che un sotto-comitato, che gestisce a livello locale gli affari comuni delle ristrette consorterie neoliberali transnazionali nel suo insieme”.

A parte alcune questioni marginali e localistiche, la funzione dei sotto-comitati è di dare esecuzione alle direttive delle suddette consorterie transnazionali, la cui proteica ubiquità è accentuata dalla loro natura essenzialmente capitalistico-finanziaria. Esse creano, dispensano e trattano la più metafisica delle merci: il denaro. I sotto-comitati sono essenzialmente costituiti da “tecnici” ovvero esecutive-manager.
Loro compito precipuo è massimizzare i profitti degli azionisti transnazionali a scapito delle plebi (le “borghesie” locali, i nuovi poveri, nonché l’immenso, miserabile sottoproletariato transfrontaliero continuamente rimpolpato da guerre, crisi economiche artefatte, desertificazione, ecc.) attraverso la progressiva privatizzazione dei beni e dei servizi pubblici, congiuntamente all'”individualizzazione” e alla “virtualizzazione” degli aspetti più salienti della vita quotidiana.
Alla colonizzazione delle menti provvede l’ufficio marketing della sotto-commissione (media mainstream, opinion leaders, opinion makers) che rielabora e riadatta i format e gli story-telling della narrazione globale.
Lo storytelling più diffuso prevede l’esercizio formale della “(post)democrazia” (Crouch), la quale consiste nello show rituale delle cosiddette “libere elezioni”, che legittimeranno l’esercizio delle funzioni residuali da parte delle sotto-sotto-commissioni. Resta inteso che le cariche da cui dipendono le funzioni fondamentali dell’esercizio del potere, a scanso di equivoci, non sono sottoposte alla finzione rituale delle “libere elezioni”.
Gli esecutive-manager e i membri dei consigli di amministrazione locale vengono nominati in base a criteri “neo-feudali” (di cui la fedeltà al sistema dominante rappresenta la condicio sine qua non).

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Della servitù volontaria


«Vorrei solo riuscire a comprendere come mai tanti uomini, tanti villaggi e città, tante nazioni a volte, sopportano un tiranno che non ha alcuna forza se non quella che gli viene data, non ha potere di nuocere se non in quanto viene tollerato. Da dove ha potuto prendere tanti occhi per spiarvi se non glieli avete prestati voi? come può avere tante mani per prendervi se non è da voi che le ha ricevute? Siate dunque decisi a non servire più e sarete liberi!».
Étienne de La Boétie, Discours de la servitude volontaire o Contr’un


Scritto quasi cinque secoli fa, ma sempre attuale. Ora occhi e mani glieli prestiamo attraverso i gesti più automatici e quotidiani che si possano immaginare. Basta un click. Abbiamo scambiato la libertà con il massimo di sicurezza (sanitaria, sociale, ecc.). Ora insieme alla libertà ci stanno togliendo anche la sicurezza. Con la scusa che corriamo rischi inimmaginabili da loro inventati o provocati o entrambe le cose.

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Diogene di Enoanda: …“contagiandosi per reciproca imitazione l’un l’altro come pecore”…


DIOGENE DI ENOANDA (II secolo d.C.), seguace di Epicuro, fece incidere una sintesi del pensiero del “filosofo del giardino” su un muro del portico di una sua proprietà prospiciente una piazza quadrata, nell’antica città di Enoanda nella Licia (attuale Turchia sud-occidentale), a beneficio delle generazioni presenti e di quelle future.

ἐν δυσμαῖς γὰρ ἤδη τοῦ βίου καθεστηκότες διὰ τὸ γῆρας καὶ ὅσον μέλλοντες ἀναλύειν ἀπὸ τοῦ ζῆν, μετὰ καλοῦ παιᾶγος ὑπὲρ τοῦ τῶν ἡδέων πληρόματος, ἠθελήσαμεν, ἵνα μὴ προλημφθῶμεν, βοηθεῖν ἤδη τοῖς εὐσυνκρίτοις. εἰ μὲν οὖν εἷς μόνον ἢ δύ’ ἢ τρεῖς ἢ τέτταρες ἢ πέντε ἢ ὅσους, ἄνθρωπε, βούλει τῶν τοσούτων εἶναι πλείονας, μὴ πάνυ δὲ πολλούς, διέκειντο κακῶς, κἂν καθ’ ἕνα καλούμενος πάντα παρ’ ἐμαυτὸν ἔπραττον εἰς συμβουλίαν τὴν ἀρίστην. ἐπεὶ δέ, ὡς προεῖπα, οἰ πλεῖστοι καθάπερ ἐν λοιμῶ τῆ περὶ τῶν πραγμάτων ψευδοδοξία νοσοῦσι κοινῶς, γείνονται δὲ καὶ πλείονες – διὰ γὰρ τὸν ἀλλήλων ζῆλον ἄλλος ἐξ ἄλλου λαμβάνει τὴν νόσον, ὡς τὰ πρόβατα – δίκαιον δ’ἔστι καὶ τοῖς μεθ’ήμᾶς ἐσουμένους βοηθῆσαι – κακεῖνοι γάρ εἰσιν ἡμέτεροι καὶ εἰ μὴ γεγόνασί πω -, πρὸς δὲ δὴ φιλάνθρωπον καὶ τοῖς παραγεινομένοις ἐπικουρεῖν ξένοις, – ὲπειδὴ οὗν εἰς πλείονας διαβέβηκε τὸ βοηθήματα τοῦ συγγράμματος ἠθέλησα τῆ στοᾶ ταὐτη καταχρησάμενος ὲν κοινῶ τὰ τῆς σωτηρίας προθεῖαι φάρμακα. ὧν δὴ φαῖμεν ἑνὶ ἐπεὶ τἂν ἡμεῖς πάντα τὰ εἴδη φανέντα. τοὺς γὰρ ματαίως κατέχοντας ἡμᾶς φόβους ὰπελυσάμεθα, τῶν τε λυπὴν τὰς μὲν γέ ὲξεκόψαμεν εἰς τέλειον, τὰς δὲ φυσικὰς εἰς μεικρὸν κομιδὴ συνεστείλαμεν, ἐλαχιστιαῖον αὐτῶν τὸ μέγεθος ποιήσαντες.

(Diogenis Oenandensis fragmenta, II)

“Essendo per l’età al tramonto della vita, pronto a prenderne congedo con un bel canto alla pienezza dei suoi piaceri, ho deciso di recare soccorso senza indugi, per non farmi sorprendere prima dalla morte, a tutti quelli che son ben disposti a riceverlo. Se dunque qualcuno – una o due, o tre, o quattro, o cinque, o sei persone, o quante tu, o uomo, vuoi che siano di più nel numero di quelli, in ogni caso non moltissimi – si trovasse in una condizione difficile, se fossi chiamato in loro aiuto, farei tutto ciò che è in mio potere per dare il mio miglior consiglio. Ma poiché, come ho detto sopra, i più sono in generale malati, come se avessero la peste, delle loro false credenze sul mondo, e lo diventano sempre più (contagiandosi per reciproca imitazione l’un l’altro come pecore) ed è inoltre giusto aiutare anche quelli che verranno dopo di noi (sono gente nostra, infatti, anche loro, ancorché non ancora nati), ed è dovere d’umanità prendersi cura anche degli stranieri che capitano tra noi – poiché dunque i benefici recati da qualcosa di scritto si estendono a parecchie persone, ho deciso di utilizzare questo muro per esporre in pubblico i rimedi ai mali [ossia gli insegnamenti di Epicuro]. Di questi appunto potrei dire in breve tutte le forme via via apparse. Noi infatti abbiamo dissolto i timori che ci dominano senza motivo; quanto ai dolori, alcuni li abbiamo davvero troncati via completamente, mentre quelli fisici li abbiamo ridotti assolutamente a ben poca cosa, avendo reso infinitesimale la loro grandezza”.

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Sulla necessità del pensiero complesso


«Nelle questioni che contano (sia a livello teoretico che a livello pratico), non c’è peggior forma di ignoranza di quella che tende a voler ridurre la complessità del mondo (umano e non) al banale contraddittorio. Si tratta, peraltro, di un bias cognitivo evolutivamente funzionale: intravedendo qualcosa che sembrasse strisciare tra i piedi, a sopravvivere erano i soggetti i quali, temendo il morso di un serpente velenoso, presi dal panico, fuggivano precipitosamente via. Nel 99% dei casi si sbagliavano, pur sopravvivendo nel 100% dei casi. Chi si fermava ad indagare, d’altro canto, aveva la possibilità di cogliere la realtà effettuale del fenomeno nel 100% dei casi (un ramoscello mosso dal vento, una liana, una lucertola, ecc.), ma nell’1% dei casi trovava la morte. Dal punto di vista “scientifico” e, a maggior ragione, “filosofico” un bias cognitivo del genere, però, non paga. Anzi, potremmo serenamente affermare che non c’è nulla di più antiscientifico ed antifilosofico del sostare, inconsapevoli, in un atteggiamento del genere e dell’alimentarlo ad ogni piè sospinto. Anche perché, se è vero che il nostro corredo genetico e gli abiti più profondamente connaturati sono quasi identici a quelli degli antenati sapiens sapiens vissuti centoventimila anni fa, ebbene, di serpenti in mezzo ai piedi difficilmente ce ne potrà capitare uno facendo quattro passi nelle moderne giungle urbane. Per affrontare, con un minimo di speranza, i problemi e le sfide globali del presente, in gran parte autoprodotti dalla stessa umanità, avremmo bisogno, per converso, di sviluppare sempre di più la nostra attitudine al pensiero complesso. Il tempo, però, pare non essere dalla nostra parte. Chi si accontenta di banalizzazioni e semplificazioni contraddittorie non può certo dirsi “filosofo” e, sia pure spesso incolpevolmente, contribuisce a mettere una seria ipoteca sui futuri destini dell’umanità.» (Chico Xavier Pilado)

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Conquistarsi uno spazio di libertà interiore con Epitteto: una lettura agevole e salutare


A chi (durante o dopo le feste: ogni giorno può essere una “festa”) volesse dedicare un po’ di tempo alla lettura e alla meditazione in vista del proprio benessere interiore consigliamo>>>>

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Il Manuale di Epitteto, introdotto, tradotto e commentato in senso pratico filosofico dal prof. Francesco Dipalo. Ampio apparato di note, dizionario storico-filosofico, esercizi da praticare.

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-Mondadoristore: https://www.mondadoristore.it/Liberi-dentro-Francesco-Dipalo/eai979122036440/?sessionToken=SEQoDRsJjbpjzm7bsjVliQf8ckycUsFj

– Libreria Universitaria: https://www.libreriauniversitaria.it/ebook/9791220364409/autore-francesco-dipalo/liberi-dentro-e-book.htm

-IBS: https://www.ibs.it/algolia-search?ts=as&query=9791220364409&query_seo=9791220364409&qs=true

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Locke: la nascita del liberalismo classico


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Hobbes: la nascita del Leviatano


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Kierkegaard: dallo stadio estetico allo stadio etico


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Da Hobbes alla società attuale: terrore e solitudine del cittadino globale


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Socrate: in missione per conto del dio


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Per i testi si veda: https://francescodipalo.wordpress.com/2019/11/27/ta-sokratika-antologia-ragionata-di-testi-socratici/

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Kierkegaard: l’autentica natura della vita estetica


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Ogni essere umano, per poco dotato che sia, per subordinata che sia la sua posizione nella vita, ha un naturale bisogno di darsi una concezione della vita, una rappresentazione del significato della vita e dello scopo di questa. Anche colui che vive esteticamente fa così, e l’abituale espressione che in tutti i tempi e a partire dai diversi stadi s’è udita, è la seguente: «Si deve godere la vita!». Le variazioni che l’espressione subisce sono naturalmente moltissime a seconda della diversità della rappresentazione del godimento, ma in tale «si deve godere la vita» esse convengono tutte d’accordo. Ma colui che dice di voler godere la vita pone sempre una condizione che o giace al di fuori dell’individuo, o nell’individuo in modo da non essere grazie all’individuo stesso. Voglio pregarti su quest’ultimo punto di tener un po’ fermi i termini, dal momento che son stati deliberatamente scelti. Dunque percorriamo del tutto in breve questi stadi al fine di raggiungere il luogo che sei tu. Tu sarai forse già un po’ indispettito per l’espressione generale del vivere esteticamente che ho impiegato, e però è ben difficile poterne da parte tua negare l’esattezza. Assai frequentemente ti si ode beffeggiare la gente dicendo che «non sa godere la vita», mentre tu stesso, all’incontrario, credi di aver studiato la cosa a fondo, punto per punto. Ed è possibilissimo che coloro non capiscano una tal cosa; ma quanto all’espressione, sì, essi sono pur d’accordo con te.
Dunque tu sospetti forse che in quest’ordine di considerazioni verrai a essere accoppiato a persone che se non altro ti sono abominevoli. Opini forse che io dovrei esser così galante da trattarti da artista, da non proferire parola sui cialtroni, grazie ai quali puoi avere tormenti a basta nella vita, e con i quali in nessun modo desideri avere alcunché di comune. Tuttavia non posso aiutarti, perché con loro tu hai pur qualcosa di comune, ed è un qualcosa d’estremamente essenziale, la concezione della vita, appunto; e ciò in cui sei diverso da loro è ai miei occhi un qualcosa d’inessenziale. Non posso far a meno di ridere di te, e vedi, mio giovane amico, è una maledizione che t’accompagna questa dei molti confratelli d’arte che trovi e che non intendi minimamente riconoscere! Tu corri il pericolo di venir a essere in cattiva e volgare compagnia, tu che sei così distinto! Non nego che riesca sgradevole avere la concezione della vita in comune con chicchessia gaudente o Jagdliebhaber […] Ma non che insomma sia pur del tutto questo il tuo caso, perché, come mostrerò poi, in un certo grado tu giaci al di là dell’ambito estetico.
(S. Kierkegaard, Enten-Eller, a cura di A. Cortese, Adelphi, Milano 1989)

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Il processo a Socrate. Antefatti, accusa e difesa (attraverso la lettura e il commento di passi platonici)


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Per i testi si veda: https://francescodipalo.wordpress.com/2019/11/27/ta-sokratika-antologia-ragionata-di-testi-socratici/