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Il peggior crimine è quello contro la bellezza


L’umanità può vivere senza la scienza, può vivere senza pane, ma soltanto senza la bellezza non potrebbe più vivere, perché non ci sarebbe più nulla da fare al mondo. Tutto il segreto è qui, tutta la storia è qui.
(Fëdor Dostoevskij)

Auschwitz sta lì a ricordarcelo. Anzi sta qui. Perché il vulnus quotidiano alla bellezza – che è la radice dell’armonia tra l’umano e il divino che è natura – è dentro ciascuno di noi. Spesso disarmonici nel pensare e nell’agire, dimentichiamo sempre di sentire in maniera cosmica (“kosmos” è vocabolo greco che indica bellezza, armonia, proporzione). Lacerati dentro, finiamo col disprezzare l’Altro perché non riconosciamo noi stessi. Ed eleviamo templi alla bruttezza, all’oscenità, nel dire, nel fare, nell’omettere di fare. Il crimine contro la bellezza, in tutte le sue forme, è l’unico crimine per il quale non può esserci perdono.
(Chico Xavier Pilado)

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Le regole del discorso


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Noi italiani non facciamo rivoluzioni, facciamo discorsi.

(Francesco Saverio Nitti ad un gruppo di giornalisti americani).

Oggi questa virtù/vizio nazionale, per così dire, è resa meno praticabile dall’ignoranza di grammatica, sintassi e retorica. Una volta, quanto meno, si sapevano fare discorsi memorabili (vedi le celebri operazioni oratorie e propagandistiche dal balcone di Palazzo Venezia: non entro nel merito dei contenuti). Questo è il tempo della lamentazione scomposta, dell’emotività sganciata dal reale, dell’autoreferenzialità semianalfabeta elevata a sistema. Il tempo dell’ultimo uomo, dove niente ha più valore perché tutto finisce in pasto ad un’opinione pubblica becera, affamata di sensazionalismi, di esperienze di vita prêt-à-porter.

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Il vicolo cieco


Filosopolis

Onorevole Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Interni Matteo Salvini,

non sono mai stato un sostenitore né dell’immigrazione indiscriminata, né della cosiddetta “società multietnica” come sua soluzione, ritengo radicalmente sbagliate le politiche messe in atto dai governi passati e persino schiavista chi consideri utile, se non necessario, l’afflusso di immigrati che facciano “lavori che noi non vogliamo più fare” e che “contribuiscano a pagare le pensioni alla nostra popolazione che invecchia”. Ciononostante, considero le Sue azioni dei giorni scorsi, oltre che cinicamente pericolose, del tutto inutili per affrontare seriamente il problema e le parole da Lei usate per giustificarle in parte immorali, in parte grossolani tentativi di manipolazione.

Che seicento migranti vengano accolti dalla Spagna invece che dall’Italia non ha infatti alcuna rilevanza per l’epocale migrazione di popoli alla quale stiamo assistendo: molte altre migliaia ne arriveranno e, per quanti muscoli Lei possa mostrare, parte di esse spetterà al nostro…

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La lezione di Mandeville


Ricevo e con grande piacere pubblico per i nostri lettori questo articolo dell’amico Elio Rindone (http://www.italialaica.it/news/articoli/57730)

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Non se ne può più: dai ceti inferiori si innalza sempre più rabbiosa e insistita la protesta contro l’illegalità e la corruzione, che sarebbero causa dello sfruttamento e della miseria dei più. Certo, nessuno nega che nel nostro Paese il numero dei disoccupati, e degli scoraggiati che neanche cercano più un lavoro, supera i cinque milioni, il 21% della forza lavoro, e che ci sono 4.742.000 di poveri «assoluti» e 8.465.000 di poveri «relativi», mentre l’1% della popolazione possiede il 20% della ricchezza nazionale. E con ciò?

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Umana compassione per tutti


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Compassione con volo di stato a spese dei contribuenti. Comprensibile, umana. Ma per le salme di quelle centinaia di migliaia di nostri soldati, nonni, padri, fratelli, zii, che riposano, sfatte, in un giaciglio di ghiaccio presso il Don, in una buca ai bordi delle piste che conducono in Siberia; le cui ossa biancheggiano tra le sabbie del deserto egiziano o giacciono scomposte in qualche forra tra le montagne greche; o se ne stanno in fondo al mar Mediterraneo insieme ai cadaveri dei neo-migranti che fuggono dalla miseria di altre guerre; per quelli che se ne sono andati durch den Kamin, “attraverso il camino” di qualche lager nazista e che se ne stanno ben comodi nella loro tomba in cielo; per tutti questi nostri fratelli, in patria e in umanità, non ci saranno esequie in pompa magna, non ci saranno tombe a ricordarli, non ci saranno voli di stato. A memoria di tutti i “dispersi” che partirono per quella guerra del re e del duce, con entusiasmo o rassegnazione, per la patria o per la famiglia o perché non partir non si poteva. Con un minuto di silenzio proviamo a ricordare che queste cose furono, ma, soprattutto, come furono. Così facendo, forse, renderemo loro un briciolo di quella giusta memoria che loro spetta.

Vittorio Emanuele III, salma rientra in Italia tra le polemiche. Anpi: “Solennità e volo di Stato urtano le coscienze”

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SOSTITUIRE L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO CON LO STUDIO DEL GRECO E DEL LATINO


Abbiamo bisogno di imparare a studiare, abbiamo bisogno di imparare la pazienza dell’analisi minuziosa, della cura diligente, della concentrazione produttiva, della scoperta faticosa e progressiva del bello, della creazione di spazi interiori. I nostri ragazzi hanno bisogno di questo. Guardatevi intorno! Aprite gli occhi e le orecchie, spegnete la TV, disconnettetevi dalla rete e connettetevi con la realtà dell’umano.

Perché studiare il latino e il greco?

[fonte: https://www.gazzettafilosofica.net/…/perch%C3%A9-studiare-…/]

Nella scuola moderna sta avvenendo un processo di progressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cioè preoccupata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola “formativa” immediatamente disinteressata. La cosa più paradossale è che questo tipo di scuola appare e viene predicata come “democratica”, mentre invece essa è proprio destinata a perpetuare le differenze sociali.

di Antonio Gramsci

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Keynes: Prospettive economiche per i nostri nipoti


John Maynard Keynes

Economic Possibilities for our Grandchildren.

Prospettive economiche per i nostri nipoti

Conferenza tenuta da Keynes a Madrid nel giugno del 1930. Ora nel nono volume dei suoi Collected Writings intitolato Essays in Persuasion, tradotta in Italia da Bollati Boringhieri (La fine del laissez faire ed altri scritti, Torino 1991).

 

In questo momento siamo affetti da un grave attacco di pessimismo economico. È cosa comune sentir dire dalla gente che è ormai conclusa l’epoca dell’enorme progresso economico che ha caratterizzato il secolo XIX; che adesso il rapido miglioramento del tenore di vita dovrà rallentare, per lo meno in Gran Bretagna; che nel prossimo decennio è più probabile un declino anziché un fiorire della prosperità.

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