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Kant – Relazione introduttiva al proprio insegnamento nel corso del semestre invernale del 1765-1766


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Immanuel Kant

Relazione introduttiva al proprio insegnamento nel corso del semestre invernale del 1765-1766

traduzione dal tedesco di Francesco Dipalo*

 

Ogni forma di istruzione rivolta alla gioventù reca con sé una difficoltà imprescindibile, che si è costretti a precorrere col discernimento gli anni, e, senza attendere la completa maturazione dell’intelletto, si ha il dovere di impartire cognizioni che, secondo l’ordine naturale, potrebbero essere afferrate solo da una ragione più addestrata ed esperta. Continua a leggere “Kant – Relazione introduttiva al proprio insegnamento nel corso del semestre invernale del 1765-1766”

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Pubblicato in: scuola

Burocrazia scolastica


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Studiare, prepararsi lezioni e approfondimenti, per noi insegnanti è ormai diventata un’attività collaterale, di secondo piano: immersi nelle burocrazie cartacee e telematiche volute da un sistema idiocratico c’impantaniamo come dannati che annaspano nella merda. Per ogni attività che si riesce a svolgere – buona o cattiva, utile o inutile è del tutto irrilevante: nessuno la riconoscerà perché nessuno ha il tempo materiale per ascoltare, leggere, dialogare, “umanizzarsi” con l’Altro – occorre produrre una secchiata di merda burocratica. Così ti mettono il giogo, così appiattiscono tutti quanti in un uomo standardizzato, senza qualità, così ti premiano con PON, BITcoin, diplomi fotocopiati, menzioni – o piuttosto minzioni – di merito. Questo ulteriore, diabolico, carico di ansia burocratica, di insensatezza coprofila, trasferiamo alle future generazioni. Ansia chiama ansia: narcisismo ferito, auto-referenzialità, auto-accanimento. Un karma di merda: altro che disegnare nuovi orizzonti, aprire autostrade verso il cielo.

Pubblicato in: pratica filosofica, scuola

Orientamento universitario: criteri per una scelta consapevole


Questo video è stato realizzato da alcuni ragazzi del 4° anno del liceo classico “Ignazio Vian” di Bracciano (una volta si chiamava 2° classico). Siamo – faticosamente – riusciti a far passare la linea di principio secondo cui il senso prevalente dell’alternanza scuola-lavoro (in barba all’impostazione aziendalista ed efficientista della “Buona scuola”), soprattutto in un liceo, dovesse essere quello della riflessione comunitaria sul tema dell’orientamento universitario e della scelta di vita consapevole. A tal fine, abbiamo organizzato alcuni incontri pomeridiani condotti secondo le modalità della pratica filosofica denominata “Dialogo socratico”, a sfondo autobiografico. Una specie di laboratorio di etica applicata, in cui i principi si sono discussi non in astratto, ma a partire dalle persone degli studenti, chiedendo loro conto ed invitandole ad osservare le interazioni che prendevano corpo durante il tempo trascorso insieme.

Questo tenendo presente l’idea-guida che le capacità di base che si dovrebbero sollecitare ed allenare a scuola sono quelle della relazione tra pari, a scopo collaborativo e di reciproca comprensione, finalizzare in primis alla consapevolezza delle proprie dinamiche interiori, degli stati emozionali ad esse collegati e degli spunti mitografici e razionali attraverso i quali è possibile, comunitariamente, diventarne coscienti. Dinamiche relazionali che, poi, si riveleranno fondamentali nello svolgimento di un gran numero di professioni future (da quelle più specificamente d’aiuto – in ambito sanitario e psicologico – all’insegnamento, alle cosiddette “professioni liberali”, in campo giuridico, economico, ecc.). Ma, in ultima istanza, in onore del sempreverde principio che nostro compito, come docenti e come filosofi, è assistere e stimolare i giovani (e i meno giovani) nel loro cammino verso una condizione umana più ricca dentro, più consapevole, più solidale, più bella, più vera. Assistere, da spettatori interessati al bene della polis, ma non dirigere.

Un modo, insomma, per rispondere dall’interno della scuola non con polemiche contro l’establishment, giustificate ma alla fine poco produttive, bensì con i fatti. Fatti di cui, in estrema sintesi, questo video è documento.

Pubblicato in: filosofia, scuola

Studiare filosofia in prospettiva storica è attuale


“Solo se ci rivolgiamo pensando verso ciò che è già stato pensato, ci troviamo ad esser volti al servizio di ciò che ancora è da pensare”. (M. Heidegger, Identità e differenza)

Le ragioni della sempreverde attualità dello studio della filosofia in una prospettiva storica. Storia vuol dire capacità di rendere attuale, di lasciare che il già pensato sia ri-pensato facendo i conti con la problematicità dell’evento attuale. L’apertura dell’evento riguarda tutti noi, presi insieme e singolarmente. Di fronte all’evento, alla sua irriducibile novità, al fatto che ogni vita è diversa dalle altre, abbiamo soltanto l’arma del pensiero, della parola che illumina, del nostro farci destino, abbandonandoci. Chi ci ha preceduto lungo la via è il nostro compagno. Chi ci seguirà è il nostro compagno. Abbiate rispetto per chi vi accompagna. Nel suo dire potrete prendere rifugio.

Pubblicato in: pratica filosofica, scuola

AL VIAN DI BRACCIANO UN LIBRO DI FILOSOFIA “PRATICATA” PER LA NOTTE BIANCA DEL CLASSICO


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Il libro La filosofia non serve a niente! pubblicato, al momento, in versione e-book e liberamente scaricabile dal sito del liceo Vian di Bracciano (http://www.liceovian.gov.it/) è nato all’interno delle iniziative per la Notte bianca del Liceo Classico svoltasi il 12 gennaio scorso.

Giunta alla sua IV edizione, la Notte bianca del Liceo Classico è una manifestazione diffusa su scala nazionale alla quale il nostro istituto ha partecipato quest’anno per la prima volta. Scopo della manifestazione è aprire le porte dei licei alla società civile – genitori, amici, semplici cittadini – per mostrare quanto di bello e di vitale si faccia (o si possa fare) a scuola. Questo, anche per provare a sfatare il luogo comune, diffusosi negli ultimi anni a tambur battente, che la cultura classica abbia scarsa rilevanza nella formazione dei nostri giovani, viziata com’è da un’inguaribile inattualità che la rende inutile, poco produttiva ai fini tecnico-economici richiesti dalla società contemporanea e dal cosiddetto “mondo del lavoro”.

I protagonisti della kermesse sono i ragazzi. Eccoli sul palcoscenico: a suonare musica (classica), a recitare pezzi tratti dalla commedia o dalla tragedia antica, oppure brani di opere letterarie, selezionati con loro e per loro e preparati insieme agli insegnanti. Il fine ludico-teatrale rappresenta anche un diverso modo di fare scuola, più coinvolgente e stimolante, perché accanto allo studio quotidiano mobilita energie emozionali in genere sopite o poco sfruttate e crea quel “senso di appartenenza” che dovrebbe rappresentare la stella polare di ogni comunità, di lavoro, di apprendimento, di condivisione.

Per animare lo spazio filosofico all’interno della manifestazione si è tenuto conto di tre linee-guida valoriali:

  • Creatività: la voce cui donare un adeguato spazio-tempo di espressione ed ascolto empatico deve essere quella degli studenti. La filosofia non è nozionismo, mera ricapitolazione del “già pensato”, bensì sviluppo autonomo e consapevole della capacità di pensare il mondo e di pensarsi nel mondo, in relazione a se stessi e agli altri. Ovvero, creazione di visioni del mondo alternative, al di là del banale “si dice” e “si fa”.
  • Autenticità: la filosofia non esiste senza il soggetto filosofante, come l’arte non si dà senza la persona in carne ed ossa dell’artista. Per poter strutturare ed esprimere la propria visione del mondo è necessario partire dal proprio vissuto emozionale, interrogarlo, scoprirlo in maniera veritiera. Insomma, mettersi in gioco in prima persona. Solo così potremo essere davvero “utili” a noi stessi e agli altri.
  • Centralità della persona: come punto d’incontro del libero gioco di creatività ed autenticità in condivisione. Non “forgiare le persone”, ma “lasciare che le persone sboccino per proprio conto”, valorizzandole, incoraggiandole, “innaffiando i loro talenti individuali”.

Operativamente, tra novembre e dicembre 2017, si è bandito un concorso letterario cui gli studenti del triennio classico potevano partecipare in tutta libertà, producendo testi di non più di 1000-1500 parole che rispondessero alle seguenti tracce:

– Studiando filosofia mi è capitato di cambiare la mia visione del mondo.

– È vero studiare filosofia non serve proprio a niente. Ma proprio per questo…

– Non mi sentivo a mio agio con me stesso/a. Poi leggendo quel libro/testo di filosofia ho iniziato a pensare e…

– Senza la filosofia non avrei mai fatto quell’esperienza che mi ha cambiato profondamente.

Tra questi testi, ora raccolti nel libro, tre sono stati scelti per essere letti in pubblico, dopo un breve interludio musicale.

Attraverso approcci e generi letterari diversi (racconto autobiografico, fiaba, saggio breve di argomento letterario, ecc., ma anche fotografie) gli autori esplorano, da punti di vista differenti, il significato paradossale dell’inutilità della filosofia, rapportato ai nostri giorni. Nell’affrontare il tema si raccontano in un caleidoscopio di prospettive contrastanti: i diktat della presunta “realtà socio-economica” sfumano dinanzi ad orizzonti più ampi, sfaccettati, ricchi di spessore intuitivo ed emozionale.

Da cui emerge il paradosso (apparente) che fare filosofia è bello proprio perché non serve a niente: come tutte le cose belle della vita, amore, amicizia, felicità, arte, la filosofia è esperienza fine a se stessa. A che serve, del resto, predisporre strumenti utili alla vita (in termini tecnico-economici), se poi non si sa che farsene della vita stessa?

Un’ultima considerazione: questa attività è stata fatta rientrare nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. Oltre all’organizzazione dell’evento, alla recitazione in pubblico e alla scelta dei brani musicali introduttivi, la correzione delle bozze, le immagini, i link e persino l’editing e la grafica dell’e-book sono farina del loro sacco (di una studentessa in particolare). Meditate gente. Meditate.

Francesco Dipalo

Vedi: https://francescodipalo.wordpress.com/2018/01/13/la-filosofia-non-serve-a-niente-ebook-liberamente-scaricabile/

Pubblicato in: pratica filosofica, scuola

La filosofia non serve a niente! (ebook liberamente scaricabile)


“A che serve la filosofia? Proprio a niente!”

Una risposta pronta, apparentemente banale, che nei testi di un gruppo di ragazze e ragazzi del liceo classico “Ignazio Vian” di Bracciano diventa tutto un programma… di riflessione, confronto, analisi introspettiva, critica, ironia, scoperta di sé…

Un luogo comune che si può volgere in paradosso. Basta un po’ di intelligenza e di creatività. Perché proprio a questo non serve il fare filosofia.

Una testimonianza polifonica del fatto che si può praticare la filosofia – perché filosofia è fondamentalmente un “fare” per se stessi e per gli altri, non una serie di nozioni astratte – anche a scuola, grazie alla scuola, a volte, nonostante la scuola, nonostante tutto… Basta – pare semplice, eh! – mettere al centro le persone. Anzi, lasciare spazio e tempo alle persone, creare spazio e tempo per le persone.

Con le giuste condizioni ambientali, a tempo debito, i fiori sbocciano da soli.

Download file pdf “La filosofia non serve a niente!” (Ebook – Ita – Filosofia)

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Notizia su adnkronos: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2018/01/18/filosofia-non-serve-niente-sfida-del-prof-agli-studenti_MYVOfUsac4vnJ6KiIxyDcO.html

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Pubblicato in: politica mente, scuola

SOSTITUIRE L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO CON LO STUDIO DEL GRECO E DEL LATINO


Abbiamo bisogno di imparare a studiare, abbiamo bisogno di imparare la pazienza dell’analisi minuziosa, della cura diligente, della concentrazione produttiva, della scoperta faticosa e progressiva del bello, della creazione di spazi interiori. I nostri ragazzi hanno bisogno di questo. Guardatevi intorno! Aprite gli occhi e le orecchie, spegnete la TV, disconnettetevi dalla rete e connettetevi con la realtà dell’umano.

Perché studiare il latino e il greco?

[fonte: https://www.gazzettafilosofica.net/…/perch%C3%A9-studiare-…/]

Nella scuola moderna sta avvenendo un processo di progressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cioè preoccupata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola “formativa” immediatamente disinteressata. La cosa più paradossale è che questo tipo di scuola appare e viene predicata come “democratica”, mentre invece essa è proprio destinata a perpetuare le differenze sociali.

di Antonio Gramsci

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