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Che cos’è insegnare?


Questo è insegnare
(Chico Xavier Pilado, Nada y alrededores, aforisma 315)
A scuola. Vi lancio pietre una volta aguzze. Per voi le ho ben smussate e amorevolmente smerigliate. Al loro interno diamanti grezzi di gioia e dolore, tetraedri di carne e sangue che la pressione senza tempo di vulcaniche passioni giovanili mi formò dentro. Un po’ alchimista, un po’ speleologo, un po’ teatrante, mai del tutto serio, il vostro gioioso silenzio rumoroso debbo infrangere ticchettandole su coscienze o, quanto meno, orecchie. Pietruzze d’emozione, di concetti vestite. Ma pietre, pur sempre pietre. Devon colpire, lasciare un segno, abbluire un’ammaccatura per far effetto. Provocare altre passioni. Ché altrimenti sarebbe vano scagliarle con tanto fervore. Produrre un’eredità d’impeti vitali agghindati di parole affinché fecondino altre persone, sempre nuove, sempre le stesse, gli occhi ridenti di giovinezza. O quanto meno provarci. Questo è insegnare. Fugare niente e su nulla gettar fondamenta.

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Metafisica dello smartphone (Byung-chul Han, “Le non-cose”)


Uno sguardo filosofico al significato dell’uso dello smartphone nella società contemporanea – Per studenti delle classi quinte dei licei
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Breve nota intorno alla questione dei “voti” a scuola


Il problema, in generale, non sono i voti in sé, che devono esserci se non vogliamo che la scuola cessi di avere “valore legale”. Tutto si basa sulla “relazione” tra docente e studente. Ovvero sulle persone in sé e sulla capacità del docente di instaurare e coltivare tale relazione. Il messaggio deve essere, in poche parole, il seguente: «Io e te stiamo dalla stessa parte. Cerchiamo di lavorare insieme affinché il tuo percorso di studio sia il più interessante, produttivo e coinvolgente possibile. I voti sono solo mezzi, segnapunti che servono per fissare alcune linee di valutazione condivisa. L’importante è rendersene conto. Un 4 preso in maniera consapevole può stimolarmi a fare meglio oppure può anche indurmi a riorientarmi. Nessuno di noi sa fare o può fare tutto. Valutiamo la prova, non la persona, che noi amiamo esattamente per quella che è. Impara anche tu ad amarti.»
Il nostro problema principale è la metafisica dilaniante ed alienante del sistema: debiti/crediti, persona-numero, ansia da prestazione dovuta alla contraddizione strutturale tra contenuti valoriali che si dovrebbero insegnare a scuola e l’atroce desertificazione di tali valori nella società civile. Punto. Il sistema neolib continua a propinarci burocrazie, numeri, di più, di più, altri compiti, altre sigle, altre stronzate. Il tempo che dovremmo trascorrere con gli studenti o in funzione degli studenti lo dobbiamo impegnare in una miriade di ridicole burocrazie in cui descriviamo in maniera distorta e compulsiva attività che non avremo poi il tempo di realizzare. Scava e riempi di terra la stessa fossa. Il merito si misura così: le mancette si prendono grazie a questa abilità automortificante nel produrre cartacce elettroniche fatte di niente montato su niente. Scrivere un libro o un articolo scientifico per il sistema è merda. Merda pericolosa, peraltro. Potrebbe indurre qualcuno a pensare.
Non ci sono altri modi di fare scuola se non in termini “resistenziali”. Provare a tutti i costi a mantenerci umani e consapevoli della nostra umanità in un oceano di idiotismo disumanizzante. Provare a sfruttare tutte le disconnessioni e fessure che il sistema ci lascia. Coinvolgere i ragazzi in questa attività ormai rivoluzionaria e antisistema espressa dal verbo “studiare”, studiare cose vive, studiare per dare valore alla vita e a se stessi, studiare e basta.

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Plutarco: la morte del grande pan. Trenodia per il liceo classico


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In morte del liceo classico


In morte del liceo classico. Del liceo classico in particolare, dei licei in generale, della trasmissione culturale del tempo che fu. L’essenza del liceo classico è impermeabile ai dettami imposti dal sistema neo-liberale, alle logiche di mercato, alla dolorose, ridicole maschere della neo-lingua (individualismo è inclusione, conoscenza è ignoranza, eccellenza è normalità sistemica, ecc.). Glorioso il nocciolo duro di matrice gentiliana, che, come ponte romano, ha resistito sin qui alla fiumana del riformismo transumano e disumanizzante che ha caratterizzato gli ultimi tre decenni. Abbiamo resistito, ma siamo gli ultimi: siamo quelli del tempo che fu. Un’epoca sta finendo. Gli antichi dèi stanno abbandonando il continente. Il grande Pan è morto [Ὁ μέγας Πὰν τέθνηκεν]. Viandante, possa la notizia camminare sulle tue gambe. Il nostro tempo lo abbiamo ben vissuto. Nulla rimpiangiamo. La polvere e l’oblio non temiamo. Viator, vale.

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Scuola, riforma, tecnologie (intervista al prof. Francesco Dipalo)


L’intervista è del 2016, sei anni fa. Mi pare che la situazione, nel complesso, sia ulteriormente peggiorata. In più rispetto a prima abbiamo qualche nuovo banco monoposto, con o senza rotelle, e diversi bancali di mascherine FCA by Elkann inutilizzate (ed inutilizzabili). Un fenomeno che è diventato decisamente più rilevante riguarda il disagio psico-relazionale di studenti e docenti. I certificati medici fioccano come d’inverno la neve in Siberia. Il disagio socio-economico, che ha chiare responsabilità politiche, viene avvertito e declinato per lo più in termini di sofferenza individuale. Vedi, per esempio, il “bonus psicologo”. Non dico che non esista il disagio personale o che il singolo in difficoltà non possa e non debba trovare sostegno in quelle date figure professionali, ma che socialmente (e metafisicamente) parlando si fa ricadere sul singolo individuo la responsabilità (o il senso di colpa) di “avere qualcosa che non va”, di “essere lui/lei a non funzionare bene” (e non gli assurdi, disfunzionali, inumani standard sociali ai quali siamo sottoposti). Sofferenza inaudita accentuata da una solitudine tutt’avvolgente.

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SCIOPERO GENERALE DEI LAVORATORI DELLA SCUOLA 30 MAGGIO 2022


La maggior parte dei miei colleghi non parteciperanno. Si tratta di perdere 60-80 euro e alcuni non possono permetterselo. Alcuni non credono nello sciopero come strumento di lotta o nel fatto desueto che i lavoratori possano, in generale, lottare per difendere i propri diritti ed interessi. Roba del secolo passato. Altri non credono più nei sindacati, ormai svuotati di ogni funzione politica e trasformati in CAF al servizio delle forze di governo. Altri non sanno nemmeno che ci sarà uno sciopero, come non sanno leggere una busta paga, non conoscono il contratto di lavoro, né i loro diritti. Per quanto mi riguarda non credo che scioperare cambi nulla. L’unica carta che potremmo ancora giocarci è il blocco delle attività aggiuntive. Ma noi non ci giocheremo mai questa carta, semplicemente perché non esiste un “noi”, cioè lavoratori o professionisti dotati, si sarebbe detto una volta, di “coscienza di classe”. Il grande capitale ha vinto da tempo la partita, e l’ha vinta quando è riuscito a far introiettare ai più l’individualismo dominante. Per questo scioperare ha, per quanto mi riguarda, un significato individuale, stirneriano. L’individuo sciopera per se stesso. Un fatto di coscienza personale, molto borghese, molto ripiegato su se stesso, avrebbero detto Gramsci o Pasolini.
Affinché si muova qualcosa, probabilmente, occorrerà giungere alla miseria nera, grazie al combinato di pandemia e guerra – o meglio alla loro pessima (o ottimale, dipende dai punti di vista) gestione psico-politica. La storia non è maestra di vita. Non lo è mai stata.

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Niente discussione in Parlamento: sulla scuola gli oligarchi “de noantri” tirano dritto


In Parlamento, tanto per cambiare, sulla scuola non si discute. Il governo dei “migliori”, i “kallipolisti” di questa tragica distopia in cui si è convertita la fu Repubblica democratica fondata sul Lavoro e sulla sovranità popolare, pongono la fiducia. La medesima procedura degli ultimi anni. È urgente portare a casa il risultato, whatever it takes. Del welfare non deve rimanere pietra su pietra. Siamo in guerra da molto tempo ormai. Forse è giunto il momento di prenderne coscienza. Non siamo in guerra contro l’ISIS, non siamo in guerra contro il virus, non siamo in guerra contro i no-vax, non siamo in guerra contro Putin. L’unica vera guerra che ci riguarda da vicino è quella che il grande capitale internazionale con il suo stuolo di oligarchi locali, di camerieri massmediatici e di servi inconsapevoli ha scatenato contro la gente, ridotta a liquido conglomerato di individui. Non si fermeranno finché la misura, la loro, non sarà colma della nostra vuotezza.
Chico Xavier Pilado

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Time out per la scuola pubblica


Sette anni fa l’ultimo sciopero unitario e relativa manifestazione di piazza degna di nota. Peraltro inconcludente. Era l’epoca della vergognosa “riforma Renzi” passata in maniera quasi integrale con gli effetti che conosciamo bene. La distruzione progressiva della scuola pubblica in direzione dell’attuale sistema buro-tecno-aziendalista è proceduta innanzi come un rullo compressore, senza incontrare ostacoli di sorta.
Con il mondo della scuola e la classe docente in particolare si sono utilizzate, a mo’ di sperimentazione, armi che abbiamo visto all’opera in maniera ancor più marcata e parossistica in questi ultimi due anni di infame gestione psico-politica della pandemia (ed ora della guerra non dichiarata ma effettiva): propaganda a reti unificate, su TV generaliste, stampa e, soprattutto, social, finalizzata alla denigrazione e allo svilimento della classe e della professione docente (il tormentone dei tre mesi di ferie e delle diciotto ore di lavoro e altre amenità del genere ripetute goebelsianamente fino alla nausea), alternata al mantra di ridicole blandizie o vuote promesse gettate in pasto ai futuri “elettori” al momento dell’insediamento di questo o quel ministro (ma ormai anche le “elezioni” si sono ridotte a farsa saramaghiana); nuove funzioni, incarichi e compiti aggiuntivi introdotti surrettiziamente a colpi di decreti-legge e di circolari ministeriali al grido “l’Europa lo vuole!” (leggi: la fondazione Agnelli lo vuole!), ovviamente a costo zero per la PA, quindi non retribuiti o retribuiti con mancette da garzone di bottega, a scapito dell’essenza della scuola ovvero la didattica e lo studio; il tutto accompagnato da inani carichi di ridondate, onnipervasiva burocrazia. Le piaghe aperte, purulente, del nostro sistema scolastico sono state lasciate lì a trasudare pus: edifici cadenti o bombardati, strutture laboratoriali insufficienti, classi-pollaio (da 30 e più studenti, nonostante il calo delle nascite), percorsi di formazione e di inserimento nel mondo del lavoro demenziali, tortuosi, liquidi, all’insegna della privatizzazione delle strutture pre-concorsuali e della formazione, vere e proprie “mazzette” da anticipare per poter avere un posto a tempo indeterminato (almeno una volta la tangente da pagare per superare un concorso pubblico, pur cospicua, era una tantum).
Nel frattempo, le istituzioni della Repubblica fondata sul Lavoro, sfruttavano (e sfruttano) il lavoro di decine di migliaia di precari… al punto che ora il MI non ha più fondi per risarcire gli autori delle cause passate in giudicato.
Ora, mentre il rinnovo del contratto scaduto nel 2018 langue (la nostra è l’unica categoria della PA rimasta senza contratto), l’ineffabile ministro Bianchi ha deciso di approfittare del clima “emergenziale” per dare il colpo di grazia a quel che rimane della scuola pubblica, con una riforma che mira ad introdurre per contratto a costo zero quelle (pseudo)attività aggiuntive non ancora contrattualizzate e ad estendere il calvario della formazione privatistico-oligarchica (e spesso banditescamente gestita) ai docenti in servizio, con la solita inascoltabile litania delle “nuove tecnologie”, dell'”inclusione”, della “resilienza”, ecc.
Che armi abbiamo? A mio avviso, il blocco delle attività aggiuntive, finché sarà possibile, è l’unica strada ancora legalmente percorribile, l’unica in grado di mettere davvero in crisi il sistema buro-tecno-aziendalista della scuola. Nessuno per contratto – ma ancora per poco come si è detto – è obbligato ad assumere incarichi extra (coordinamenti vari, progetti, incarichi, PCTO e altre goliardate a guadagno zero e ad alto impatto psico-burocratico).
Gli scioperi vecchia maniera si sono dimostrati sin qui inutili, un ferrovecchio del secolo scorso. Nelle scuole superiori – diverso, entro certi limiti, il caso di elementari e medie spesso assimilate a luoghi di “baby-sitting” – non creano alcun disagio, anzi sono i benvenuti da parte degli studenti e della PA che risparmia decine di migliaia di euro. A maggior ragione se si tratta di scioperi indetti da pur nobili ma corpuscolari sigle sindacali che viaggiano su una rappresentanza da zero-virgola. L’inazione dei fu grandi sindacati confederali, ridotti oramai a CAF di categoria, è stata sin qui vergognosa, provocando l’emorragia di migliaia di iscritti.
Bloccare gli scrutini è praticamente impossibile in base ad un codice di autoregolamentazione firmato dagli stessi sindacati nel 1999. Dunque, allo stato attuale dei fatti si tratta di una via “meontologica”.
Inutile ripeterlo però. La classe docente non esiste più: si è estinta con la fine del “Secolo Breve”. Il ruolo delle RSU nelle scuole è poco più che farsesco. Fino ad ieri è servito, fondamentalmente, a contrattare la distribuzione delle briciole dei fondi di istituto, cioè a giocare con la classica coperta di Linus. Non c’è più tempo. A maggior ragione, e in linea con quanto registrato sin qui, a mandare avanti le scuole in termini di studio e didattica sostanziale (con o senza LIM: la didattica è una faccenda “umana” non piegabile in senso “trans-umano”) dall’anno prossimo saranno un certo numero di sfigati “old style” con alcuni colleghi impegnanti strenuamente in eterei e snervanti corsi di formazione su pacchetti di “niente” con il miraggio di una mancetta da intascare da qui a tre anni. E a dire che Parmenide, il terribile padre dell’ontologia occidentale, aveva negato che la via del non-essere fosse percorribile…

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Bloccare le attività aggiuntive a scuola contro l’ennesima riforma per decreto


Finalmente un’iniziativa degna di nota. Io vi aderisco ora a maggior ragione, ma è dall’inizio del presente a.s. che ho deciso, unilateralmente, anche a seguito della vergognosa politica di gestione della pandemia nelle scuole, di svolgere soltanto le mansioni previste dal contratto di lavoro (oramai, come sapete, carta straccia). Sono consapevole che probabilmente servirà a poco o a nulla. Molti colleghi continueranno a sostenere il buro-modello di scuola azienda introdotto, goccia a goccia, negli ultimi vent’anni. Ognuno può avere le sue validissime ragioni, tutte degne di rispetto. Così è stato anche per me negli anni passati. Ma ora mi sembra sia l’unica arma concreta che rimanga ancora a nostra disposizione. Tutte le attività a favore della comunità in futuro le svolgerò, come fatto già in passato, a titolo personale e fuori dall’orario di lavoro.

Così scrivevo qualche tempo fa sull’ultimo decreto autocratico di questo governo:
“Domande retoriche che si potrebbero replicare all’infinito a proposito della gran parte dei decreti legge degli ultimi anni… Se non blocchiamo tutte le attività aggiuntive quanto meno dal prossimo a.s., non abbiamo speranza. Non ci sono contro-proposte da fare o nuovi modelli da studiare e riproporre. Il sistema va avanti per conto suo come un rullo compressore da almeno un quarto di secolo. Fino a qualche anno fa, c’era, almeno formalmente, qualche spunto di dialogo. I sindacati sulla carta contavano qualcosa. Ora è tutto finito. O capiamo che si tratta di una guerra dichiarata contro di noi, contro i lavoratori, lo Stato sociale e la Costituzione e ci comportiamo di conseguenza o, altrimenti, tirando a campare, facciamo il loro gioco. Tertium non datur. Spero di sbagliarmi, ovviamente…”
“Inutile scrivere, bisogna unirsi e fare… Sotto questo profilo loro, purtroppo, hanno già vinto. La classe docente, come classe di lavoratori non esiste. Ridotti ad individui, abbiamo dimenticato, disimparato ad essere persone. Non abbiamo bisogno di ulteriori conferme. Ognuno eccepirà in mille modi diversi, chi per effettiva necessità perché senza quei 100 euro in più non paga le bollette (e andrà sempre peggio: la strategia è questa, se ti costringo alla fame sei obbligato a fare corsi, corsetti, progettini, PCTO, ecc.), chi perché crede nel sistema (ed è legittimo che ci creda, per carità), chi per quieto vivere o per indolenza (tanto lo stipendio di docente è un puro complemento ad altre attività più lucrose e poi consente di vivacchiare fregandosene, ecc.), chi perché, giustamente, a pagare sarebbero i ragazzi (ed io in quell’ora posso provare a sabotare il sistema mostrando loro come funzionano le cose, affinché siano loro domani a fare la rivoluzione, ecc.), e via dicendo. Abbiamo consentito alla vergogna innominabile di vedere alcuni colleghi declassati, umiliati, privati della loro dignità professionale per la questione dell’obbligo vaccinale (comunque la si pensi al riguardo, va da sé). Il MIUR il governo hanno bisogno di ulteriori messaggi? I sindacati non esistono più, sono ridotti a CAF per aiutare, pagando, lo smarrito cittadino globale a svolgere le infinite, assurde pratiche burocratiche che ci vengono inflitte. Non esistono partiti politici che tutelino gli interessi di questa o di quella classe di lavoratori. La democrazia è ridotta a pantomima. Che potere di pressione potremmo mai avere a parte la pur nobilissima ma inane resistenza individuale? Questi sono al momento i fatti.”

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La barbarie è servita


In questi ultimi anni noi insegnanti ci siamo letteralmente fatti in quattro e abbiamo tollerato di tutto. Ma c’è un limite di moralità, di dignità oltre il quale sento non si possa ulteriormente arretrare. Il confine della barbarie è sopportare che alcuni colleghi, che alcuni lavoratori, in nome di una disposizione ministeriale che non ha alcuna palese giustificazione sanitaria, di sicurtà o di opportunità educativa e didattica, dopo essere stati privati per mesi del salario e della loro attività lavorativa, siano costretti a riprendere servizio in condizione di “paria”, demansionati, impossibilitati finanche ad intrattenere sul posto di lavoro relazioni umane minimali. Comunque personalmente la si pensi, o la si sia pensata, a proposito dell’efficacia sanitaria della campagna vaccinale a scuola e della gestione politica e massmediatica della pandemia, ora che la magistratura, con i suoi tempi, ha costretto l’esecutivo a reintegrare i colleghi che non hanno voluto (o non hanno potuto) ottemperare all’obbligo vaccinale, sottoporli a tale trattamento è inutile, insensato, infame. Senza considerare che, con l’obbligo di sottoporsi a tampone ogni 48 ore, sono probabilmente le persone potenzialmente meno “infettive” che mettano piede a scuola.

I diritti perduti dai lavoratori in questo frangente storico – mi auguro di sbagliare grandemente – , difficilmente verranno recuperati. Siffatta è l’eredità che lasciamo ai nostri figli, noi che dai nostri padri ed avi non abbiamo imparato la lezione. Pessimi insegnanti, in questa caricatura di “Repubblica fondata sul lavoro”. Obbligati, peraltro, alla triste pantomima burocratica della “educazione civica”. Si aggiunga a ciò il requiescat dei sindacati, anzi dell’idea stessa di “sindacato”. La pietra continuerà a rotolare lungo la china: nei mesi a venire subiremo altri “tagli”, altre limitazioni, saremo ancor più individualizzati ed in solitudine. Altri diritti si andranno smarrendo nelle nuvolaglie indistinte del passato in nome di un eterno presente fatto di emergenze, di terrorismo, di guerra di tutti contro tutti.

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Oggi ad un bambino di undici anni / Hanno inciso una svastica sul banco


When they came for the Jews and the blacks, I turned away
When they came for the writers and the thinkers and the radicals and the protestors, I turned away
When they came for the gays, and the minorities, and the utopians, and the dancers, I turned away
And when they came for me, I turned around and around, and there was nobody left…
(Hue and Cry, Yellow Triangle)

***

Oggi ad un bambino di undici anni
Hanno inciso una svastica sul banco
“Sporco nazista”, lo hanno appellato
Lui che di nazisti e di svastiche sa poco o nulla
La mamma è russa
Lui non può farci nulla
Fare che cosa poi?
Perché mai dovrebbe rinnegare di essere quel che è?
Questa è la scuola che accoglie, non discrimina, bensì “empatizza” e profonde civismo
Mettetevi nei panni di un figlio che è costretto a tacere o mentire sulle origini della mamma, sulla lingua che parla, sulle favole che gli raccontava da piccolo
Oggi tocca a lui
Domani?
La macchina è in moto
Travolgerà tutto…

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È tutta colpa di Cavallo Pazzo


Classi falcidiate dalle assenze ad una settimana dalla ripresa – si fa per dire – della scuola. Oltre ai positivi al covid, pochi per fortuna (tutti quanti stra-vaccinati peraltro), un numero elevatissimo di quarantene preventive e di ragazzi alle prese con malattie da raffreddamento (nevralgie, congiuntivite, raffreddori, ecc.) per l’areazione a finestre spalancate consigliata da questo ministero di ectoplasmi, di quaquaraquà. Al di là della retorica di regime, il “metro di distanza là dove è possibile”, la “areazione a finestra” (sempre che la maniglia non ti rimanga in mano), le “mascherine chirurgiche o simil-chirurgiche” (quando da due anni si sa che ad assicurare una protezione degna di nota sono le FFP2 che, chi può, si compra a sue spese a costi affatto calmierati), il nulla assoluto, a parte la campagna vaccinale (che da mesi riguarda a sirene spiegate tutto il paese, non più soltanto la scuola). Hanno prodotto decreti su decreti con norme cervellotiche e in gran parte inapplicabili. Hanno seminato odio, sospetto, discriminazioni tra compagni, malumori, hanno distrutto quel che rimaneva di comunità relazionali attive e solidali. Ci sarebbero voluti aeratori, aule più capienti, meno studenti per classe (la media attuale è di 25-27), tamponi distribuiti preventivamente agli studenti (come in GB o in Francia) e, soprattutto, mascherine FFP2 per tutti, a cominciare dalle persone più fragili. Niente di tutto questo è stato fatto. Però abbiamo ricevuto casse e casse di mascherine più o meno inutilizzabili. Migliaia e migliaia di euro gettati via di cui, come sempre, nel paese di Badoglio e Pulcinella, non risponderà nessuno. Notare che le mascherine sono prodotte da FCA (erede di quella che fu la gloriosa FIAT degli Agnelli, cui il popolo italiano ha pagato sovvenzioni per più di un secolo a partire dalla Grande Guerra). Fra un po’ di scuola cesserà di occuparsi anche la retorica di regime. Ora si parlerà di alta politica. Ovvero se al Quirinale dovrà andare Berlusconi oppure Draghi. Due personaggi degnissimi e, sia pure in maniera diversa, altamente rappresentativi del nostro paese. Intanto quel po’ che rimaneva del welfare è stato compresso o annientato, a cominciare da assegni familiari e detrazioni fiscali per le famiglie con figli, per gli invalidi civili e altre categorie di cittadini in difficoltà… Siamo politicamente e civilmente morti e non ce ne siamo accorti…

Dimenticavo: stando alle ultime dichiarazioni del Presidente della Repubblica in pectore dovremmo credere, “scienti-fideisticamente”, che tutta la responsabilità di questa débâcle ricadrebbe sulle spalle di “Cavallo Pazzo”, alias l’Ultimo dei Mohicani, ovvero quell’unico collega, quel reietto, che è costretto da settimane a casa senza stipendio per non aver voluto munirsi di supergreen-pass rinforzato… Oggi sono veramente arrabbiato quindi contro di lui scaglierò la maledizione che colpì Baruch de Espinoza: «Con il giudizio degli angeli e la sentenza dei santi, noi dichiariamo Baruch de Spinoza (Cavallo Pazzo) scomunicato, esecrato, maledetto ed espulso, con l’assenso di tutta la sacra comunità […]. Sia maledetto di giorno e maledetto di notte; sia maledetto quando si corica e maledetto quando si alza; maledetto nell’uscire e maledetto nell’entrare. Possa il Signore mai piú perdonarlo; possano l’ira e la collera del Signore ardere, d’ora innanzi, quest’uomo, far pesare su di lui tutte le maledizioni scritte nel Libro della Legge, e cancellare il suo nome dal cielo; possa il Signore separarlo, per la sua malvagità, da tutte le tribú d’Israele, opprimerlo con tutte le maledizioni del cielo contenute nel Libro della Legge […]. Siete tutti ammoniti, che d’ora innanzi nessuno deve parlare con lui a voce, né comunicare con lui per iscritto; che nessuno deve prestargli servizio, né dormire sotto il suo stesso tetto, nessuno avvicinarsi a lui oltre i quattro cubiti [circa due metri], e nessuno leggere alcunché dettato da lui o scritto di suo pugno».

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Pandemia e strage dei congiuntivi


La scienza è scienza, ci mancherebbe… e chi non ha specifiche competenze professionali dovrebbe, a maggior ragione, praticare epoché (sospensione del giudizio) ed afasia (il non dire, il silenzio), lasciando la parola alle istituzioni e agli esperti (o sedicenti tali). Ma quanta inutile sofferenza fisica e psichica, quante morti, quante relazioni interrotte, quanto disagio sociale si sarebbero potuti evitare utilizzando in maniera appropriata, non dico la logica e l’arte dell’argomentare, ma, quanto meno, la lingua italiana in maniera corretta (la quale, come sappiamo, prevede modi del verbo alternativi all’indicativo e all’imperativo, congiuntivi dubitativi, ottativi, della possibilità, eventualità, probabilità, ecc., periodi ipotetici del primo, secondo e terzo tipo)? In ossequio, peraltro, all’empirismo-scetticismo che dovrebbe contraddistinguere il metodo scientifico moderno…
Chi risponde di questo? Chi se ne assume la “responsabilità”? Gli uomini e le donne delle istituzioni (coperti da scudo penale)? I giornalisti e i professionisti dell’informazione? I tanti concittadini che, spinti dall’urgenza delle passioni, non hanno saputo (e non sanno) resistere a balbettare in maniera avventata opinioni mal digerite, facendo, nel loro piccolo, da inconsapevole grancassa, alla grottesca propaganda di regime o alle “opposte” (e funzionali) idiozie fantapolitiche e fantascientifiche? Quasi mai una smentita, un chieder scusa, un “su questo punto ci eravamo sbagliati”…
L’idiozia, l’analfabetismo funzionale, il non praticare la “retta parola” (uno dei principi dell’Ottuplice sentiero buddista, nonché della morale cristiana) sono all’origine di una grande sofferenza che riguarda tutti noi. Tutti quanti siamo responsabili del diffondersi dei germi della paura, del rancore, della disperazione. Abbiamo bisogno di imparare molte cose, non solo da virologi e medici… La strage dei congiuntivi, la lenta agonia della scuola pubblica, il progressivo declino dei diritti socio-economici, non hanno nulla a che vedere con la biologia e le dinamiche di replicazione e diffusione dei virus.

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Mancano le parole per dire


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