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Studiare filosofia in prospettiva storica è attuale


“Solo se ci rivolgiamo pensando verso ciò che è già stato pensato, ci troviamo ad esser volti al servizio di ciò che ancora è da pensare”. (M. Heidegger, Identità e differenza)

Le ragioni della sempreverde attualità dello studio della filosofia in una prospettiva storica. Storia vuol dire capacità di rendere attuale, di lasciare che il già pensato sia ri-pensato facendo i conti con la problematicità dell’evento attuale. L’apertura dell’evento riguarda tutti noi, presi insieme e singolarmente. Di fronte all’evento, alla sua irriducibile novità, al fatto che ogni vita è diversa dalle altre, abbiamo soltanto l’arma del pensiero, della parola che illumina, del nostro farci destino, abbandonandoci. Chi ci ha preceduto lungo la via è il nostro compagno. Chi ci seguirà è il nostro compagno. Abbiate rispetto per chi vi accompagna. Nel suo dire potrete prendere rifugio.

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Pubblicato in: pratica filosofica, scuola

AL VIAN DI BRACCIANO UN LIBRO DI FILOSOFIA “PRATICATA” PER LA NOTTE BIANCA DEL CLASSICO


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Il libro La filosofia non serve a niente! pubblicato, al momento, in versione e-book e liberamente scaricabile dal sito del liceo Vian di Bracciano (http://www.liceovian.gov.it/) è nato all’interno delle iniziative per la Notte bianca del Liceo Classico svoltasi il 12 gennaio scorso.

Giunta alla sua IV edizione, la Notte bianca del Liceo Classico è una manifestazione diffusa su scala nazionale alla quale il nostro istituto ha partecipato quest’anno per la prima volta. Scopo della manifestazione è aprire le porte dei licei alla società civile – genitori, amici, semplici cittadini – per mostrare quanto di bello e di vitale si faccia (o si possa fare) a scuola. Questo, anche per provare a sfatare il luogo comune, diffusosi negli ultimi anni a tambur battente, che la cultura classica abbia scarsa rilevanza nella formazione dei nostri giovani, viziata com’è da un’inguaribile inattualità che la rende inutile, poco produttiva ai fini tecnico-economici richiesti dalla società contemporanea e dal cosiddetto “mondo del lavoro”.

I protagonisti della kermesse sono i ragazzi. Eccoli sul palcoscenico: a suonare musica (classica), a recitare pezzi tratti dalla commedia o dalla tragedia antica, oppure brani di opere letterarie, selezionati con loro e per loro e preparati insieme agli insegnanti. Il fine ludico-teatrale rappresenta anche un diverso modo di fare scuola, più coinvolgente e stimolante, perché accanto allo studio quotidiano mobilita energie emozionali in genere sopite o poco sfruttate e crea quel “senso di appartenenza” che dovrebbe rappresentare la stella polare di ogni comunità, di lavoro, di apprendimento, di condivisione.

Per animare lo spazio filosofico all’interno della manifestazione si è tenuto conto di tre linee-guida valoriali:

  • Creatività: la voce cui donare un adeguato spazio-tempo di espressione ed ascolto empatico deve essere quella degli studenti. La filosofia non è nozionismo, mera ricapitolazione del “già pensato”, bensì sviluppo autonomo e consapevole della capacità di pensare il mondo e di pensarsi nel mondo, in relazione a se stessi e agli altri. Ovvero, creazione di visioni del mondo alternative, al di là del banale “si dice” e “si fa”.
  • Autenticità: la filosofia non esiste senza il soggetto filosofante, come l’arte non si dà senza la persona in carne ed ossa dell’artista. Per poter strutturare ed esprimere la propria visione del mondo è necessario partire dal proprio vissuto emozionale, interrogarlo, scoprirlo in maniera veritiera. Insomma, mettersi in gioco in prima persona. Solo così potremo essere davvero “utili” a noi stessi e agli altri.
  • Centralità della persona: come punto d’incontro del libero gioco di creatività ed autenticità in condivisione. Non “forgiare le persone”, ma “lasciare che le persone sboccino per proprio conto”, valorizzandole, incoraggiandole, “innaffiando i loro talenti individuali”.

Operativamente, tra novembre e dicembre 2017, si è bandito un concorso letterario cui gli studenti del triennio classico potevano partecipare in tutta libertà, producendo testi di non più di 1000-1500 parole che rispondessero alle seguenti tracce:

– Studiando filosofia mi è capitato di cambiare la mia visione del mondo.

– È vero studiare filosofia non serve proprio a niente. Ma proprio per questo…

– Non mi sentivo a mio agio con me stesso/a. Poi leggendo quel libro/testo di filosofia ho iniziato a pensare e…

– Senza la filosofia non avrei mai fatto quell’esperienza che mi ha cambiato profondamente.

Tra questi testi, ora raccolti nel libro, tre sono stati scelti per essere letti in pubblico, dopo un breve interludio musicale.

Attraverso approcci e generi letterari diversi (racconto autobiografico, fiaba, saggio breve di argomento letterario, ecc., ma anche fotografie) gli autori esplorano, da punti di vista differenti, il significato paradossale dell’inutilità della filosofia, rapportato ai nostri giorni. Nell’affrontare il tema si raccontano in un caleidoscopio di prospettive contrastanti: i diktat della presunta “realtà socio-economica” sfumano dinanzi ad orizzonti più ampi, sfaccettati, ricchi di spessore intuitivo ed emozionale.

Da cui emerge il paradosso (apparente) che fare filosofia è bello proprio perché non serve a niente: come tutte le cose belle della vita, amore, amicizia, felicità, arte, la filosofia è esperienza fine a se stessa. A che serve, del resto, predisporre strumenti utili alla vita (in termini tecnico-economici), se poi non si sa che farsene della vita stessa?

Un’ultima considerazione: questa attività è stata fatta rientrare nell’ambito dell’alternanza scuola-lavoro. Oltre all’organizzazione dell’evento, alla recitazione in pubblico e alla scelta dei brani musicali introduttivi, la correzione delle bozze, le immagini, i link e persino l’editing e la grafica dell’e-book sono farina del loro sacco (di una studentessa in particolare). Meditate gente. Meditate.

Francesco Dipalo

Vedi: https://francescodipalo.wordpress.com/2018/01/13/la-filosofia-non-serve-a-niente-ebook-liberamente-scaricabile/

Pubblicato in: pratica filosofica, scuola

La filosofia non serve a niente! (ebook liberamente scaricabile)


“A che serve la filosofia? Proprio a niente!”

Una risposta pronta, apparentemente banale, che nei testi di un gruppo di ragazze e ragazzi del liceo classico “Ignazio Vian” di Bracciano diventa tutto un programma… di riflessione, confronto, analisi introspettiva, critica, ironia, scoperta di sé…

Un luogo comune che si può volgere in paradosso. Basta un po’ di intelligenza e di creatività. Perché proprio a questo non serve il fare filosofia.

Una testimonianza polifonica del fatto che si può praticare la filosofia – perché filosofia è fondamentalmente un “fare” per se stessi e per gli altri, non una serie di nozioni astratte – anche a scuola, grazie alla scuola, a volte, nonostante la scuola, nonostante tutto… Basta – pare semplice, eh! – mettere al centro le persone. Anzi, lasciare spazio e tempo alle persone, creare spazio e tempo per le persone.

Con le giuste condizioni ambientali, a tempo debito, i fiori sbocciano da soli.

Download file pdf “La filosofia non serve a niente!” (Ebook – Ita – Filosofia)

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Notizia su adnkronos: http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2018/01/18/filosofia-non-serve-niente-sfida-del-prof-agli-studenti_MYVOfUsac4vnJ6KiIxyDcO.html

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Pubblicato in: politica mente, scuola

SOSTITUIRE L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO CON LO STUDIO DEL GRECO E DEL LATINO


Abbiamo bisogno di imparare a studiare, abbiamo bisogno di imparare la pazienza dell’analisi minuziosa, della cura diligente, della concentrazione produttiva, della scoperta faticosa e progressiva del bello, della creazione di spazi interiori. I nostri ragazzi hanno bisogno di questo. Guardatevi intorno! Aprite gli occhi e le orecchie, spegnete la TV, disconnettetevi dalla rete e connettetevi con la realtà dell’umano.

Perché studiare il latino e il greco?

[fonte: https://www.gazzettafilosofica.net/…/perch%C3%A9-studiare-…/]

Nella scuola moderna sta avvenendo un processo di progressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cioè preoccupata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola “formativa” immediatamente disinteressata. La cosa più paradossale è che questo tipo di scuola appare e viene predicata come “democratica”, mentre invece essa è proprio destinata a perpetuare le differenze sociali.

di Antonio Gramsci

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Alternanza scuola-lavoro?


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«Ricchi di orrore sperimentato sulla propria pelle, i disoccupati sanno riconoscere cosa passa per la testa di tutti gli altri imbrogliati e sanno farsene altrettanti preziosi alleati. Parlo degli insegnanti, portatori sani del virus della disuguaglianza, che ricevono quattro soldi per assicurare al sistema-profitto masse di sudditi docili, consumatori voraci, elettori ebeti, dando loro una scuola tanto più assurdamente collegata al mondo del lavoro quanto più certamente il lavoro non ci sarà o sarà diverso da quello insegnato.» (Domenico De Masi, Lavorare gratis, lavorare tutti)

L’alternanza scuola-lavoro nei licei: idiozia all’estrema potenza, affronto spinto sino alla soglia delle intelligenze più modeste, cartina di tornasole di un abbrutimento civile e sociale ormai diffuso e generalizzato.
L’idiotismo efficientista è sempre online, flipped, blended, self-sharing. A new unaware slavery.

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Lettera di Lincoln al maestro di suo figlio (e lettera di risposta dal XXI sec.)


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My son starts school today. It is all going to be strange and new to him for a while and I wish you would treat him gently. It is an adventure that might take him across continents. All adventures that probably include wars, tragedy and sorrow. To live this life will require faith, love and courage.
So dear Teacher, will you please take him by his hand and teach him things he will have to know, teaching him – but gently, if you can. Teach him that for every enemy, there is a friend. He will have to know that all men are not just, that all men are not true. But teach him also that for every scoundrel there is a hero, that for every crooked politician, there is a dedicated leader.
Teach him if you can that 10 cents earned is of far more value than a dollar found. In school, teacher, it is far more honorable to fail than to cheat. Teach him to learn how to gracefully lose, and enjoy winning when he does win.
Teach him to be gentle with people, tough with tough people. Steer him away from envy if you can and teach him the secret of quiet laughter. Teach him if you can – how to laugh when he is sad, teach him there is no shame in tears. Teach him there can be glory in failure and despair in success. Teach him to scoff at cynics.
Teach him if you can the wonders of books, but also give time to ponder the extreme mystery of birds in the sky, bees in the sun and flowers on a green hill. Teach him to have faith in his own ideas, even if every one tell him they are wrong.
Try to give my son the strength not to follow the crowd when everyone else is doing it. Teach him to listen to every one, but teach him also to filters all that he hears on a screen of truth and take only the good that comes through.
Teach him to sell his talents and brains to the highest bidder but never to put a price tag on his heart and soul. Let him have the courage to be impatient, let him have the patient to be brave. Teach him to have sublime faith in himself, because then he will always have sublime faith in mankind, in God.
This is the order, teacher but see what best you can do. He is such a nice little boy and he is my son.

***

“Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’ e desidero che sia trattato con delicatezza. È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore. Vivere questa vita richiederà Fede, Amore e Coraggio. Quindi, maestro caro, la prego di prenderlo per mano e di insegnargli le cose che dovrà conoscere. Gli trasferisca l’insegnamento, ma con dolcezza, se può. Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico. Dovrà sapere che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Gli faccia però anche comprendere che per ogni farabutto c’è un eroe, che per ogni politico disonesto c’è un capo pieno di dedizione.

Gli insegni, se può, che 10 centesimi guadagnati valgono molto di più di un dollaro trovato; a scuola, o maestro, è di gran lunga più onorevole essere bocciato che barare. Gli faccia imparare a perdere con eleganza e, quando vince, a godersi la vittoria. Gli insegni a esser garbato con le persone garbate e duro con le persone dure. Gli faccia apprendere anzitutto che i prepotenti sono i più facili da vincere.

Lo conduca lontano, se può, dall’invidia, e gli insegni il segreto della pacifica risata. Gli insegni, se possibile, a ridere quando è triste, a comprendere che non c’è vergogna nel pianto, e che può esserci grandezza nell’insuccesso e disperazione nel successo. Gli insegni a farsi beffe dei cinici. Gli insegni, se possibile, quanto i libri siano meravigliosi, ma gli conceda anche il tempo di riflettere sull’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.

Gli insegni ad aver fede nelle sue idee, anche se tutti gli dicono che sbaglia. Cerchi di infondere in mio figlio la forza di non seguire la folla quando tutti gli altri lo fanno. Lo guidi ad ascoltare tutti, ma anche a filtrare quello che ode con lo schermo della verità e a prendere solo il buono che ne fuoriesce.

Gli insegni a vendere talenti e cervello al miglior offerente, ma a non mettersi mai il cartellino del prezzo sul cuore e sull’anima. Gli faccia avere il coraggio di essere impaziente e la pazienza di essere coraggioso. Gli insegni sempre ad avere suprema fede nel genere umano e in Dio.

Si tratta di un compito impegnativo, maestro, ma veda che cosa può fare. È un bimbetto così grazioso, ed è mio figlio”. 

Caro presidente Lincoln, questi principi, in tutta sincerità, proviamo a metterli in pratica ogni giorno che Dio manda sulla terra. Non è affatto facile, ma ci proviamo. Per quanto spiegare questo a studenti e genitori – nonché a molti colleghi – si riveli spesso una mission impossible (mi perdonerà l’anglismo: oggi si parla così). Gli uomini, forse, son sempre gli stessi, ma ho l’impressione che la società in cui viviamo noi nel XXI secolo rappresenti una commedia ben più sciatta, triste ed insignificante di quella che andava in scena a metà del XIX. A dominare, come “(pseudo-)valori” e non come disvalori, sono l’egocentrismo, il furbismo, la competizione fine a se stessa, la brama di un successo di cartapesta, truffaldino. Inganniamo i nostri ragazzi, facendo credere loro che tutto si possa misurare col metro peloso del denaro, che la felicità si possa comprare e che sia lì, dietro l’angolo, a portata di mano. Che sia meglio, dopotutto, barare, perché così fan tutti. Che gli altri siano solo scomodi rivali o, peggio, pezze da piedi. Che un numero vale la nostra anima. Ma si tratta solo di una dolorosa illusione. Dietro la maschera degli attori del dramma scolastico, dietro atteggiamenti boriosi o scanzonati, spesso non c’è niente, se non una solitudine assordante, un’ansia da prestazione snervante, una confusione che lascia sbigottiti. Coraggio, fede, abnegazione, senso di giustizia, dignità, nella bocca di molti son solamente parole. Rari i genitori che le utilizzerebbero con i maestri dei loro figli. Altrettanto rari i maestri che le saprebbero mettere in pratica. Qui nel XXI secolo sappiamo (quasi) tutti leggere e scrivere, ma abbiamo disimparato ad amare, ad apprezzare il luccichio negli occhi dei nostri ragazzi, ad innamorarci della conoscenza, quella vera, che ci fa sentire uomini tra gli uomini e ci fa amare la vita nonostante tutte le sue tragedie, finte e vere. Questo i ragazzi di oggi non ce lo perdoneranno. Finiranno di scassare il mondo e, giustamente, attribuiranno a noi la colpa. Perché anche questo, il non assumersi le proprie responsabilità, sarà un frutto inacidito del nostro insegnamento. Ma continuiamo a provarci, caro presidente. Non si sa mai.

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Guida alla stesura del tema storico


Il tema storico è una delle tipologie (tipologia C) attualmente previste per la prima prova dell’Esame di Stato. È una forma di scrittura non documentata.

Si segnalano qui di seguito alcune OPERAZIONI PRATICHE da compiere in sede di stesura del tema storico. Continua a leggere “Guida alla stesura del tema storico”