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Umana compassione per tutti


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Compassione con volo di stato a spese dei contribuenti. Comprensibile, umana. Ma per le salme di quelle centinaia di migliaia di nostri soldati, nonni, padri, fratelli, zii, che riposano, sfatte, in un giaciglio di ghiaccio presso il Don, in una buca ai bordi delle piste che conducono in Siberia; le cui ossa biancheggiano tra le sabbie del deserto egiziano o giacciono scomposte in qualche forra tra le montagne greche; o se ne stanno in fondo al mar Mediterraneo insieme ai cadaveri dei neo-migranti che fuggono dalla miseria di altre guerre; per quelli che se ne sono andati durch den Kamin, “attraverso il camino” di qualche lager nazista e che se ne stanno ben comodi nella loro tomba in cielo; per tutti questi nostri fratelli, in patria e in umanità, non ci saranno esequie in pompa magna, non ci saranno tombe a ricordarli, non ci saranno voli di stato. A memoria di tutti i “dispersi” che partirono per quella guerra del re e del duce, con entusiasmo o rassegnazione, per la patria o per la famiglia o perché non partir non si poteva. Con un minuto di silenzio proviamo a ricordare che queste cose furono, ma, soprattutto, come furono. Così facendo, forse, renderemo loro un briciolo di quella giusta memoria che loro spetta.

Vittorio Emanuele III, salma rientra in Italia tra le polemiche. Anpi: “Solennità e volo di Stato urtano le coscienze”

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DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL’UOMO E DEL CITTADINO DEL 26 AGOSTO 1789


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I rappresentanti del popolo francese costituiti in Assemblea Nazionale, considerando che l’ignoranza, l’oblio o il disprezzo dei diritti dell’uomo sono le uniche cause delle sciagure pubbliche e della corruzione dei governi, hanno stabilito di esporre, in una solenne dichiarazione, i diritti naturali, inalienabili e sacri dell’uomo, affinché questa dichiarazione costantemente presente a tutti i membri del corpo sociale, rammenti loro incessantemente i loro diritti e i loro doveri; affinché maggior rispetto ritraggano gli atti del Potere legislativo e quelli del Potere esecutivo dal poter essere in ogni istante paragonati con il fine di ogni istituzione politica; affinché i reclami dei cittadini, fondati d’ora innanzi su dei principi semplici ed incontestabili, abbiano sempre per risultato il mantenimento della Costituzione e la felicità di tutti. Di conseguenza, l’Assemblea Nazionale riconosce e dichiara, in presenza e sotto gli auspici dell’Essere Supremo, i seguenti diritti dell’uomo e del cittadino:

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Keynes: Prospettive economiche per i nostri nipoti


John Maynard Keynes

Economic Possibilities for our Grandchildren.

Prospettive economiche per i nostri nipoti

Conferenza tenuta da Keynes a Madrid nel giugno del 1930. Ora nel nono volume dei suoi Collected Writings intitolato Essays in Persuasion, tradotta in Italia da Bollati Boringhieri (La fine del laissez faire ed altri scritti, Torino 1991).

 

In questo momento siamo affetti da un grave attacco di pessimismo economico. È cosa comune sentir dire dalla gente che è ormai conclusa l’epoca dell’enorme progresso economico che ha caratterizzato il secolo XIX; che adesso il rapido miglioramento del tenore di vita dovrà rallentare, per lo meno in Gran Bretagna; che nel prossimo decennio è più probabile un declino anziché un fiorire della prosperità.

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10 giugno 1940: il discorso di Mussolini in cui viene annunciata la dichiarazione di guerra a Gran Bretagna e Francia


Piazza Venezia, Roma, 10 giugno 1940

«Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’impero e del regno d’Albania! Ascoltate!
Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata (Grida altissime di “Guerra! Guerra!”) agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’occidente che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano. Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di cinquantadue stati. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero è testimone che l’Italia del littorio ha fatto quanto umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l’Europa; ma tutto fu vano. Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l’eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che le hanno accettate; bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell’anno scorso, dopo la finita campagna di Polonia. Oramai tutto ciò appartiene al passato. Se poi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi e i sacrifici di una guerra, gli è che l’onore, gli interessi, l’avvenire ferramente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia. Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero accesso agli oceani. Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l’oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto; è la lotta tra due secoli e due idee. Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l’Italia non intende trascinare nel conflitto altri popoli con essa confinanti per mare o per terra. Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate. Italiani! In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui fino in fondo. (“Duce! Duce! Duce!”) Questo abbiamo fatto con la Germania, col suo popolo, con le sue meravigliose forze armate. In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla maestà del re imperatore che, come sempre, ha interpretato l’anima della patria. E salutiamo alla voce il Führer, il capo della grande Germania alleata (Il popolo acclama lungamente all’indirizzo di Hitler.) L’Italia proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. (La folla grida:”Sì!”) La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all’Oceano indiano: vincere! (il popolo prorompe in altissime ovazioni.) E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo. Popolo italiano!…. Corri alle armi…. e dimostra la tua tenacia…. il tuo coraggio…. il tuo valore!……»
(i puntini sono le pause dovute ai lunghi e fragorosi applausi e alle grida del popolo in delirio)

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Sul Patto d’Acciaio (1939): la testimonianza di Galeazzo Ciano


BRANO TRATTO DAL “DIARIO” DI GALEAZZO CIANO
In questa parte del diario Ciano cerca si scagionarsi dalla colpa di aver firmato un patto che avrebbe trascinato l’Italia alla rovina.

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