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La carota


Un tempo, in Giappone, per macinare il grano i contadini usavano una mola che un cavallo faceva ruotare. Il cavallo girava in tondo incessantemente, lungo tutto l’arco del giorno, cercando di afferrare una carota che gli pendeva davanti; solo al calar della sera l’animale riusciva a mangiar la carota.

Questa è l’immagine fedele della nostra civiltà.

(LA TAZZA E IL BASTONE, Storie Zen narrate dal Maestro Taïsen Deshimaru)

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Thich Nhath Hanh: Libero dovunque tu sia


Dal discorso tenuto al Penitenziario di Stato del Maryland, U.S.A. nel 2000

Per me non c’è felicità senza libertà e la libertà non ce la dà nessuno, la dobbiamo coltivare noi stessi. Condividerò con voi come ottenere una maggiore libertà per se stessi. Per tutto il tempo in cui sediamo, camminiamo, mangiamo o lavoriamo all’esterno, noi coltiviamo la nostra libertà. La libertà è ciò che pratichiamo ogni giorno. In qualunque condizione o luogo vi troviate, se avete la libertà siete felici.

Io ho molti amici che hanno scontato condanne ai lavori forzati e che, sapendo come praticare, hanno sofferto molto meno. In realtà la loro vita ha avuto una crescita spirituale, cosa che mi rende molto orgoglioso di loro. Per libertà intendo la libertà dalle afflizioni, dalla rabbia e dalla disperazione. Se in te c’è rabbia, la devi trasformare per poter ottenere di nuovo la tua libertà. Se in te c’è disperazione devi riconoscere questa energia e non permetterle di sopraffarti. Devi praticare in modo da trasformare l’energia della disperazione e raggiungere la libertà che meriti: la libertà dalla disperazione.

Puoi praticare la libertà ogni momento della vita quotidiana: ogni passo che fai può aiutarti a recuperarla, ogni respiro ti può aiutare a svilupparla e coltivarla. Quando mangi, mangia da persona libera. Quando cammini, cammina da persona libera. Quando respiri, respira da persona libera. Lo si può fare dovunque. Coltivando la libertà per te stesso sarai in grado di aiutare le persone con cui vivi. Se pratichi sarai una persona molto più libera, molto più solida, anche se continui a vivere nello stesso posto e nelle stesse condizioni fisiche e materiali. Gli altri, osservandoti, saranno colpiti dal modo in cui cammini, dal modo in cui siedi, dal modo in cui mangi. Vedranno che la gioia e la felicità ti sono accessibili, e vorranno essere come te, che sei padrone di te stesso, non più vittima della rabbia, della frustrazione e della disperazione.

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Thich Nhat Hanh: Inter-essere


La verità fondamentale del Buddismo è: pratītyasamutpāda, coproduzione condizionata ovvero originazione interdipendente. In parole povere, il suo significato è che tutti i fenomeni naturali (e dunque umani), sono interconnessi sia in senso diacronico che sincronico. Tutto è uno, dall’uno tutte le cose, come aveva detto Eraclito. La coproduzione condizionata del Buddismo classico trova una eco anche nel concetto di entanglement della fisica quantistica: tutto ciò che si manifesta è frutto di relazione. La relazione precede il singolo fenomeno. Tutto è interconnesso con tutto.

Vi presentiamo un passo del maestro Zen Thich Nhat Hanh in cui questa idea è esemplificata in maniera semplice e mirabile.

Dal sito https://www.semplicementezen.com

“Un poeta, guardando questa pagina, si accorge subito che dentro c’è una nuvola. Senza la nuvola, non c’è pioggia, gli alberi non crescono; e senza alberi, non possiamo fare la carta. La nuvola è indispensabile all’esistenza della carta. Se c’è questo foglio di carta, è perché c’è anche la nuvola. Possiamo allora dire che la nuvola e la carta inter-sono.
‘Interessere’ non è ancora riportato dai dizionari, ma, unendo il prefisso ‘inter’ e il verbo ‘essere’, otteniamo una nuova parola: inter-essere. Nessuna nuvola, nessuna carta: per questo diciamo che la nuvola e il foglio inter-sono.
Guardando più in profondità in questa pagina, vedremo anche brillare la luce del sole. Senza luce del sole le foreste non crescono. Niente cresce in assenza della luce solare, nemmeno noi. Ecco perché in questo foglio di carta splende il sole. La carta e la luce del sole inter-sono. Continuiamo a guardare: ecco il taglialegna che ha abbattuto l’albero e l’ha trasportato alla cartiera dove è stato trasformato in carta. Sappiamo che l’esistenza del taglialegna dipende dal suo pane quotidiano, quindi in questo foglio di carta c’è anche il grano che è finito nel pane del taglialegna.
C’è altro: i genitori del nostro taglialegna. Guardando in questo modo, comprendiamo che la pagina che stiamo leggendo dipende da tutte quelle cose.
Se guardiamo ancora più in profondità, vedremo nel foglio anche noi. Non è difficile capirlo: quando guardiamo un foglio di carta, il foglio è un elemento della nostra percezione. La vostra mente è lì dentro, e anche la mia. Nel foglio di carta è presente ogni cosa: il tempo, lo spazio, la terra, la pioggia, i minerali del terreno, la luce del sole, la nuvola, il fiume, il calore.
Ogni cosa co-esiste in questo foglio. ‘Essere’ è in realtà inter-essere: per questo dovrebbe trovarsi nei dizionari. Non potete essere solo in virtù di voi stessi, dovete inter-essere con ogni altra cosa. Questa pagina è, perché tutte le altre cose sono.
Proviamo a restituire uno degli elementi che la compongono alla sua fonte; restituiamo ad esempio al sole la sua luce. Esisterebbe ancora questo foglio di carta? No, senza luce solare niente può esistere. Se riassorbissimo il taglialegna nei suoi genitori, di nuovo nessun foglio di carta. La realtà è che questo foglio di carta è fatto di ‘elementi di non-carta’. Se restituiamo tutti gli elementi di non carta alla loro origine, non ci sarà più alcun foglio di carta. Niente ‘elementi di non carta’ (la luce del sole, il taglialegna, la mente, eccetera), niente carta. Questo foglio, così sottile, contiene tutto l’universo”.
Thich Nhat Hanh, Essere pace

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Non dire le cose. Essere le cose!


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Il male non esiste. Né il bene. In sé nessun bene, nessun male. Solo attenzione o disattenzione. Ascolto, non ascolto. La sofferenza prende corpo là dove, sopraffatti dal brusio incessante della propria mente, non prestiamo ascolto all’altro, non ne distinguiamo la voce, non ne sentiamo l’indistinta essenza.

Ecco, in verità il male prima d’esser ignoranza è disattenzione.

Se la mente è nelle cose, se la mente è le cose, se io sono l’altro, chi potrebbe uguagliarmi in beatitudine?

Amore non è amore. Per questo è Amore.

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L’aspetto della realtà


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[foto: https://animapunk2.wordpress.com/2012/02/21/riflessi-della-realta/]
“La Realtà non ha alcun proprio aspetto definito; si rivela conformemente alle cose. La Saggezza non ha alcuna propria conoscenza definita; si illumina in risposta alle situazioni. Guarda! Il verde bambù è così serenamente verde; il fiore giallo è così intensamente giallo! Prendi qualsiasi cosa vuoi, e guarda! In ogni piccola cosa ESSO si manifesta così apertamente.”
Hung Chih Cheng (1091–1157) maestro cinese Chan
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Vero potere


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Tutto ciò che accade è come è.

Non c’è altro.

Sintonizzarsi.

Meraviglioso.

Poi scorrere via.

Questo è l’unico, vero potere.

In quiete.

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Sosan Hsin Hsin Ming: il Libro del Nulla


[tradotto dall’originale cinese da Richard B. Clarke, maestro Zen ai Living Dharma Centers, Amherst, Massachussets e Coventry, Connecticut – tradotto dall’inglese all’italiano da Andrea Mosca webmaster diwww.ebooks4free.net]

La Grande Via non è difficile per coloro che non hanno alcuna preferenza. Quando Amore e Odio sono entrambi assenti ogni cosa diviene chiara e viene svelata. Ma fai la più piccola distinzione, e paradiso e terra saranno infinitamente lontani. Se desideri vedere la verità non parteggiare a favore o contro. La lotta tra ciò che uno vuole e ciò che non vuole è la malattia della mente. 

I
Quando il profondo significato delle cose non viene compreso la pace essenziale della mente è disturbata senza alcun vantaggio. La via è perfetta come un vasto spazio in cui nulla difetti e nulla sia in eccesso. In realtà, spetta a noi decidere se accettare o rifiutare il fatto che non vediamo la vera natura delle cose. Vivi né nelle trappole delle cose esterne, né nei sentimenti interiori di vuotezza. Sii sereno senza forzare l’attività nell’interezza delle cose e tali erronee convinzioni scompariranno da sole. Quando provi a interrompere l’attività per conseguire la passività il tuo stesso sforzo ti pervade di attività. Fino a che rimani in un estremo o in un altro non conoscerai mai l’Interezza. Coloro che non vivono nella singola Via trascurano sia attività che passività, affermazione e negazione.

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Ti si raffredda la colazione!


Studente zen: “Ebbene, Maestro, l’anima è immortale, oppure no? Noi sopravviviamo alla morte del corpo, oppure veniamo annientati? Ci reincarniamo veramente? La nostra anima si dissolve e si divide in elementi che vengono riciclati, oppure entriamo, in quanto singola unità, nel corpo di un organismo biologico? Inoltre, conserviamo i nostri ricordi, oppure no? È forse falsa la dottrina della reincarnazione? È forse più giusta la nozione cristiana della resurrezione? E se è così, si risorge in quanto corpi, oppure la nostra anima entra in una sfera spirituale meramente platonica?”
Maestro: “Guarda che ti si raffredda la colazione.”

Concentrati su quello che stai facendo ORA, dovesse cascare il mondo. Altro non c’è.

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Quasi un Buddha


[fonte: http://www.buddhachannel.tv/portail/spip.php?article18945]

Uno studente universitario, che era andato a trovare Gasan, gli domandò: «Hai mai letto la Bibbia cristiana?». «No, leggimela tu» disse Gasan. Lo studente aprì la Bibbia e lesse da san Matteo: «”E perché ti preoccupi delle vesti? Guarda come crescono i gigli del campo: essi non lavorano e non tessono, eppure io ti dico che nemmeno Salomone in tutta la sua gloria era abbigliato come uno di loro… Perciò non darti pensiero del domani, perché sarà il domani a pensare alle cose…”».

Gasan osservò: «Chiunque abbia detto queste parole, a me sembra un uomo illuminato».

Lo studente continuò a leggere: «”Chiedi e ti sarà dato, cerca e troverai, bussa e ti sarà aperto. Perché colui che chiede riceve, e colui che cerca trova, e a colui che bussa verrà aperto”».

Gasan commentò: «Questo è molto bello. Chiunque l’abbia detto, è quasi un Buddha».

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LA BANDIERA


Hui-neng si recò al tempio di Fa-hsing. Lì trovò due monaci che discutevano a proposito di una bandiera.

Uno diceva:

“È la bandiera che si muove.”

“È il vento a muoversi” sosteneva l’altro.

A lungo ne discussero senza trovare un accordo. La discussione stava diventando animata, quando Hui-neng intervenne:

“Né il vento né la bandiera, è il vostro spirito che si agita.”

La disputa allora si sciolse.

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LA VITA DI TUTTI I GIORNI


[fonte: http://nelita.altervista.org/]

“Cos’e lo Zen?” domando un monaco al Maestro Nan-ch’uan.

“È la vita di tutti i giorni” rispose il Maestro.

“E come ci si avvicina ad esso?”

“Più ti sforzi di avvicinarti, più te ne allontani.”

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LA MONTAGNA


[fonte: http://www2.turismo.it/vacanze/natura/wesak-la-valle-del-buddha/]

Un monaco chiese al Maestro:

“Qual è la verità ultima?”

“È meravigliosa oggi la montagna” disse il Maestro.

“Non ho chiesto della montagna ma della verità” insistette il discepolo.

“Finché non vedrai la montagna” concluse il Maestro, “non vedrai la verità.”

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ANTOLOGIA DI TESTI FILOSOFICI BUDDHISTI TRATTA DAL CANONE PALI


Traduzione di Francesco Dipalo

Premessa
Introdurre un’esposizione del pensiero buddhista ad un pubblico di lettori italiani non è cosa facile, soprattutto considerando che quanto ci accingiamo a presentare verrà letto, soppesato e valutato da persone che operano nella scuola, che ogni giorno si confrontano con problemi concreti, la cui soluzione spesso richiede un continuo e faticoso rimettersi in gioco, come insegnanti e come persone.
Nonostante il dibattito e il confronto tra Occidente ed Oriente non sia una novità dell’ultima ora e il Buddhismo, nei suoi variegati aspetti ed implicazioni, abbia fatto ingresso nella cultura europea ed italiana da almeno trent’anni, la filosofia buddhista non è stata mai presa seriamente in considerazione nell’ambito dei programmi scolastici.
Proponendo alla vostra attenzione questo lavoro, non ci aspettiamo certo di rimediare ex abrupto ad una mancanza che non spetta certo a noi giudicare tale e che richiede ben altro impegno e profondità d’intenti. Ci accontenteremmo di aprire una finestra su un altro modo di concepire il mondo e il posto che in esso spetta all’uomo, un modo così diverso e nello stesso tempo così dialetticamente ricco rispetto alla nostra tradizione filosofica e culturale che non potrà esimerci dal provare quella meraviglia, su cui, come insegnano gli antichi, poggia ogni progresso intellettuale e spirituale.
Di esposizioni del pensiero buddhista, sia a livello divulgativo che accademico, sono piene le librerie e le biblioteche. Chi volesse accostarvisi per semplice curiosità o per più fondati motivi di studio, in mancanza di una guida sicura, sarebbe costretto ad affidarsi al caso o al proprio personale intuito. A complicare la questione, contribuisce senz’altro la grande messe di scuole e discipline più o meno coerenti nell’ispirazione dottrinale e contigue nella dimensione spazio-temporale della storia del Vicino e Lontano Oriente. Il Buddhismo, come movimento religioso e spirituale, o semplice stile di vita e di pensiero, nel corso dei secoli si è diffuso da un capo all’altro del continente asiatico, dall’India, alla Cina, alla Thailandia, al Giappone, dando vita a civiltà e culture tradizionali diverse, in un arco di tempo lungo 25 secoli.
Rintracciarne i comuni fondamenti non è impresa delle più semplici. Ogni civiltà nel tempo ha collezionato una propria tradizione testuale e letteraria, prima in pali, un dialetto della sub-continente indiano derivante dall’antico sanscrito, poi in cinese e nelle altre lingue asiatiche.
Dalla congerie di documenti a disposizione degli studiosi emergono con una certa chiarezza, tre punti fondamentali: la storicità del Buddha, vissuto intorno al VI secolo a.C.; il costituirsi alla morte del Buddha di una vasta comunità di discepoli in grado di fondare una
solida tradizione orale del suo insegnamento; il confluire di questa tradizione orale in una documentata tradizione scritta tra il I secolo a.C. e il II secolo d.C.
Siddharta, il Buddha storico, apparteneva alla nobile famiglia dei Shakya, regnante su un distretto dell’India nord-orientale alle pendici della catena hymalaiana nell’attuale Nepal. La sua vita si svolse in questa regione. Più tardi, quando il Buddhismo si diffuse verso sud, le testimonianze tramandate per secoli da generazioni di monaci e fedeli laici, furono raccolte nel cosiddetto Canone Pali, dal nome della lingua in cui fu redatto. A tutt’oggi il Corpus degli scritti conosciuto come Canone Pali è in uso, come raccolta di testi sacri, presso i monaci buddhisti di Ceylon, dell’India meridionale e del Sud-Est asiatico, Thailandia e Birmania, rappresentanti del Piccolo Veicolo (Hinayana), termine col quale si indica la prima, originaria espansione del Buddhismo storico (in contrapposizione col Grande Veicolo (Mahayana), la successiva espansione della religiosità buddhista nelle regioni nord-orientali dell’Asia, in particolare Cina e Giappone).
Si tratta, pertanto, della più antica e più autorevole fonte scritta in nostro possesso. Il Canone è immenso: consta di migliaia e migliaia di pagine, ordinate in volumi e ‘ceste’ di volumi.
Era nostra intenzione partire da una raccolta di testi, una piccola antologia da sottoporre all’attenzione del lettore principiante, invertendo la tendenza assai diffusa, per evidenti ragioni divulgative, di presentare commenti ed esposizioni ‘manualistiche’ a prescindere completamente dalla lettura dei testi originali, oppure
includendone brani scelti nel corpo testuale dell’esposizione. Una tendenza seguita pedissequamente, soprattutto nelle scuole, anche per la filosofia occidentale, e che solo da alcuni anni a questa parte è stata combattuta con successo col ribadire la centralità del testo filosofico rispetto alle sovrastrutture argomentative e critiche.
Durante un viaggio in un paese dell’Estremo Oriente, chi scrive è venuto in possesso, per puro caso, di un libro edito dalla Buddhist Promoting Foundation, un’Associazione nipponica senza scopo di lucro che da molti anni persegue il fine di diffondere la conoscenza del pensiero buddhista attraverso un’antologia di testi, ricostruita sulla base del Canone Pali.
Il libro in questione, pubblicato con testo a fronte inglese-giapponese nel 1992 (ma la prima edizione risale al 1966) e intitolato The Teaching of Buddha, fa esattamente al caso nostro, poiché unisce il lavoro sulle fonti, che non saremmo in grado di svolgere, date le insormontabili barriere linguistiche, con quello preziosissimo della selezione e della riproposizione delle stesse in un tessuto espositivo organico e ben strutturato.
I testi che seguono sono stati tradotti dall’inglese. Trattandosi di una traduzione di una traduzione e non potendo accedere altrimenti alle fonti originali (accuratamente citate passo per passo dagli autori) non possiamo accampare alcuna pretesa di scientificità, per quanto il libro in questione e l’Associazione da cui è stato pubblicato sembrino offrire buone garanzie di affidabilità ed autorevolezza.
Nella traduzione italiana, grazie all’esperienza acquisita nel corso degli anni dalla lettura di altre opere filosofiche buddhiste, si è cercato di riprodurre, per quanto possibile, lo stile e le cadenze
letterarie proprie dell’originale, senza trascurare di utilizzare un lessico comprensibile per il lettore italiano che si intenda di filosofia.
Col tempo, fatta salva la centralità del testo, ci si sforzerà di costruirgli intorno un reticolo di note e commenti allo scopo di chiarire alcuni concetti chiave del pensiero buddhista e di proporre all’attenzione del lettore alcune questioni teoretico-comparative condivise con la tradizione filosofica occidentale.

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Niente profondo niente


Un fuoco nero che brucia con l’oscura
brillantezza di una gemma
prosciuga il vasto cielo e la terra di tutto il
loro naturale colore.
Nello specchio della mente non si vedono
né montagne né fiumi;
Cento milioni di mondi agonizzanti, tutto
per niente.

Hakuin maestro zen (1686-1769)

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Pensare oltre


La libertà del pensiero nichilista – che non è andato oltre – è solo apparente. Il nonsense è qualitativamente simile all’affermazione di una sensatezza forte. L’atto metafisico del negare ed dell’affermare, a ben guardare, sono la stessa cosa. In entrambi i casi il giudizio si standardizza, tende a solidificare l’attività noetica, ad imporre regole che contrastano con la fluidità del reale. Il Nulla è tanto solido e tanto pieno quanto l’Essere. Non lascia libertà di movimento. Non stimola la creatività. A noi, piuttosto, serve qualcosa che sia fondamentalmente ineffabile e vuoto. Una condizione che si ponga radicalmente oltre le barriere mentali di giudizi concettosi ed apprensivi, coatti e reattivi. Liberarsi una buona volta dalla credenza che pensare sia prender posizione pro o contro!