“miniblog” Angela

Il tempo è un bimbo che gioca, con le tessere di una scacchiera: di un bimbo è il regno. (Eraclito)

Questi altri aforismi li ha pronunziati proprio uno di questi bimbi, anzi una bimba! di nome Angela:

“Il cielo è il mare di Dio.”

“Il mondo è un foglio bianco e un bambino-dio ci disegna sopra.”

“Per essere padrone del mondo basta viaggiare.”

“Gli animali del polo nord e quelli del mare sono amici ed insieme fanno un cerchio. Un cerchio grande sarà.”

“Pioveva. Ha smesso di piovere. Il bambino-Gesù che disegnava la pioggia ha strappato il foglio di carta su cui disegnava e l’ha buttato. Poi ha preso un altro foglio di carta e ha disegnato il sole. Ora c’è il sole.”

“I fiori li ha creati dio. Sono così belli! Io qualche volta li ho staccati, ma da ora in poi non li staccherò più. L’ultima volta che li ho staccati ci ho fatto una casetta per le formichine così se piove non si bagnano.”

“Se parli di Ja… (oscurato per ragioni di privacy) impazzisco e penso nell’amore.” (preoccupante in un certo senso, bellissimo in un altro)

“Ja… è bello ma l’amore è più bello di Ja…”.

“L’amore non si ferma mai.”

“Dio ha fatto l’amore e la stupidità l’ha fatta Ed*”.
*[personaggio del noto cartone animato, notoriamente stupido]

Il papà non c’entra niente, per carità. Semplicemente, sentendola, riscopro ogni volta di più il gusto di meravigliarmi. E la filosofia è figlia della meraviglia.

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4 pensieri riguardo ““miniblog” Angela

  1. LA BAMBOLA DI PEZZA ASSASSINA
    In un paese lontano che si chiamava Turchia abitava una famiglia povera. La figlia non aveva nessun giocattolo e perciò la mamma decise di cucirle una bambola di pezza. La bambina era assai felice della sua bambola di pezza. Ma gli anni passarono, la bimba diventò una ragazza e un giorno buttò la bambola nella spazzatura. La bocca felice della bambola non era più così felice, anzi era arrabbiata. Finché una notte la bambola si ingrandì e decise di sbattere la sua ira sulla ragazza. La mattina dopo la ragazza uscì e vide che tutte le case erano chiuse e persino il giornalaio era chiuso. Guardò per terra e c’era un giornale su cui era scritto: “bambola di pezza infuriata gira per la città”. La ragazza non sapeva che fare e si chiuse pure lei dentro casa. Di notte si sentì un urlo: era una persona aggredita dalla bambola. Di mattina la ragazza e i suoi genitori andarono in un hotel in Florida e dormirono meravigliosamente. Vi rimasero finché non si rilassarono al punto da scordarsi della bambola impazzita e ritornarono a casa. Quando ritornarono a casa la bambola li aggredì. Terrorizzati ritornarono indietro e andarono da un mago potente. Il mago andò dalla bambola e con un incantesimo potente la mandò negli Inferi, ma rimase la leggenda della bambola assassina.

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  2. LA STREGA MALALA
    La strega Malala andava nella notte oscura a rubare i bambini. La sua casa era antica ed era piena di ragnatele. Malala aveva una gemella in sé: ovvero in un corpo due teste. Un bambino andò una volta in un negozio che vendeva torte a forma di scheletri, di fantasmi, di gormiti e altri giocattoli che piacciono ai maschietti. Inoltre, vendeva pasticcini assai buoni.
    La strega Malala era così cattiva da uccidere senza pietà una lumachina calpestandola con i suoi tacchi neri. Sua figlia si chiamava Delfina. Anche lei era cattiva come la madre ed aveva piani diabolici come la madre. Ma torniamo al bambino. Appena addentato uno di quei dolci magici il bambino diventò invisibile e fu rapito da Malala che era in grado di vedere ciò che era invisibile (solo la testa Malala, perché l’altra testa, di nome Crata non ci riusciva).
    Nella notte una bambina, Angela, che era più intelligente di tutti i maschi, vide in cielo una lucetta rossa ed udì una voce spettrale che faceva ahahahah! Allora le due streghe (in un solo corpo) si trasformarono in forme di fuoco.
    Nella città dove abitava Angela – in estrema periferia – c’era una fattoria con un mulino a vento. In questa fattoria abitavano due signori anziani di nome Marilù e Giustino. Erano fortunati poiché la strega non poteva prenderli grazie al loro cagnolino di nome Leone (cane fifone).
    La notte successiva una bambina fu rapita dallo stesso negozio dopo essere diventata invisibile. Ancora una volta Angela affacciata alla finestra vide tracciarsi nel cielo oscuro una orribile faccia di fuoco lasciata lì dalle streghe.
    Un altro bambino mentre stava giocando nella sua cameretta con i gormiti fu afferrato da una mano grigia con le unghie lunghe e taglienti. Era la mano della strega Crata che non sapeva vedere il mondo invisibile, ma in compenso era in grado di attraversare i muri.
    Siccome Angela stava a dieta, chiese, una volta, alla mimmina di comprarle un dolcetto al negozio fatato da dove erano scomparsi il bambino e la bambina. La mamma glielo comprò. Angela stava per mangiare il dolcetto in camera sua quando vide un luccichio nel dolce e, insospettita, decise di buttarlo via. Allora le streghe dissero: “non vale! doveva pur mangiarlo questo dolce squisito!”. Perché a questo punto della storia ormai lo sappiamo tutti che i bambini venivano rapiti dopo aver assaggiato il dolcetto magico. Ad ogni modo le streghe entrarono nella sua camera. Stavano per afferrarla, quando Angela, che studiava karaté, diede loro un bel pugno in faccia e dopo un calcio nella pancia. Successivamente le schiaffeggiò entrambe sulle facce (ne avevano due) chiedendo loro: “dove stanno i bambini? sputate il rospo altrimenti vi dò un altro pugno in faccia e vi ammazzo!” Le streghe rimasero in silenzio e lei le uccise.
    In seguito Angela rintracciò Delfina, la figlia delle streghe, per costringerla a parlare. Ma anche lei rimase in silenzio. Allora le diede un altro pugno. A questo punto Delfina, terrorizzata, parlò. I bambini rapiti si trovavano in un passaggio segreto. Angela li liberò, li ricondusse a casa dai loro genitori e vissero tutti felici e contenti, soprattutto Angela che era stata l’eroina della storia.

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  3. IL CIUCCIO MAGICO

    Personaggi: Bambina, Drago, Mostro magico, Gatto con gli stivali, Ciuccio Magico, Pifferaio
    Scenari: Montagna alta alta, casetta a valle, castello
    Oggetti:scatola e seme, bacchetta magica, microfono, armadio, scotch

    C’erano una volta delle montagne enormi sulle quali viveva un mostro magico. Da queste montagne, così alte da essere inaccessibili, proveniva una musica di tromba. Su queste montagne nessuno poteva salire. Era pericoloso. Ma un giorno una bambina di cinque anni riuscì ad arrampicarsi sulle montagne. Era una bambina piccola ma alta e molto esperta. Aveva costruito una scala per salire sulle montagne perché voleva prendere un seme di pesca custodito in una scatola delle patatine. Sulle montagne cadeva una pioggia verde. Man mano che saliva la scatola si allontanava sempre di più e la bambina, nonostante i suoi sforzi, non riusciva a prenderla. La scatola era spostata da un drago invisibile, che a volte appariva, a volte scompariva. Era cattivo questo drago e molto dispettoso. Ma ad un certo punto la bambina riuscì ad afferrare la scatola e a fuggire dal drago. Il drago, però, aveva aperto la scatola e il seme era caduto. La bambina strisciando per terra lo recuperò, lo chiuse nella scatola, la sigillò con lo scotch e la chiuse in un armadio.
    Il drago gridò “vendetta, vendetta!” e si mise a cercare il seme dappertutto, senza riuscire a trovarlo. Anche la bambina si era nascosta dentro una casetta che assomigliava ad una scatola. Il drago si aggirava nei paraggi chiedendosi ad alta voce “dov’è il mio seme?”. Siccome il drago cattivo stava per trovare il seme la bambina pensò di prenderlo con sé e di rifugiarsi in un castello brutto, scuro, nero, di fuori. Dentro, invece, era tutto un altro mondo, multicolore! Giallo, rosso, blu, azzurro, verde, arancione, celeste, viola e bianco (con un pochino di nero). La bambina nascose il seme in un forziere dorato. Un posto sicurissimo.
    Il mostro che nel frattempo era rimasto sulle montagne e che aveva i piedi e le mani appiccicosi, decise di scendere. Entrò nel castello dove si trovava la bambina e cercò di spaventarla per costringerla a consegnargli il seme. A questo punto la bambina tirò fuori il suo ciuccio magico. Era un ciuccio parlante. Non si capiva niente di quello diceva. Solo la bambina era in grado di capirlo. “Andate via cattivi! Via brutto drago, via brutto mostro!” – diceva. Ma i due mostri spaventosi fuggirono lo stesso: sentivano la puzza che emanava dal ciuccio. Ed era una puzza terribile. La bambina allora si trasformò in una fatina. Prese la bacchetta magica e “abracadabra” la bacchetta si trasformò in un microfono. E con il microfono chiamò il gatto magico con gli stivali. Con un’altra parola magica trasformò il mostro in un giocattolo e il drago in un topolino. Il gatto con gli stivali con un altro “abracadabra” venne trasformato in un pifferaio magico che con la melodia del suo flauto ammaliò il topo e lo immobilizzò. La bambina-fatina ritrasformò il pifferaio in gatto e gli ordinò di mangiare il topolino. Con un balzo fu sopra di lui “miaooooo” e lo divorò. Poi la storia è finita.

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  4. Caro professore
    a chi vuole darla a bere…
    lei c’entra eccome.
    La piccola Angela sta assemblando al meglio pezzi di strumenti che i suoi genitori le hanno fornito.. Da piccola giocavo con le Lego, immagino che siano ancora in circolazione e certamente ci rigiocherei ancora.
    Sono i bambini ad insegnarci i colori, l’armonia, il senso della meraviglia e del mistero, le cose basilari e spontanee che esistono in natura, le lettere dell’alfabeto da cui possiamo creare infinite combinazioni di parole. In questo senso è essenziale restare bambini: non dovremmo mai disabituarci a questo modo di approcciare alla realtà, ovvero meravigliarci in continuazione del circostante, desiderare di costruire e assemblare qualcosa che non si conosce con precisione; creare, creare dal nulla, creare dai pochi pezzi che si hanno a disposizione, mettendo in moto un pò di creatività, magari anche tormentandosi su quale sarebbe il modo migliore di mettere insieme quei pezzi..meditando, lavorandoci su, montando e distruggendo. Questa è a mio parere una lezione molto importante che riscopro stasera dopo un pò che me ne ero dimenticata… Ma non si tratta di imitare questo o quel bambino in particolare, è il nostro essere bambino che non va mai perso di vista. Basta fare un semplice esperimento per capirlo: se mettiamo vicini dei bambini davanti allo stesso tipo di gioco (dei pennarelli e un foglio, le Lego, le Barbie, un pianoforte, un pezzo di pongo…) ciascuno di essi produrrà risultati, storie, montaggi, disegni, forme differenti l’uno dall’altro. Ciascuno rispondente al proprio istinto, alla necessità più IMMEDIATA (nel senso di non-mediata) di esprimersi…
    Dopotutto, si tratta di pura semplice ed innocente improvvisazione se vogliamo…non è nulla di preparato, vengono alla luce creazioni straordinarie lì, sul momento.
    Anche le frasi che ho digitato ora, le scrivo di getto. Pensiamo al nostro essere bambini come a colui che improvvisa senza saperlo… Prof ha avuto un’ottima idea a scrivere le frasi di Angela e a metterle qui a disposizione di tutti. Stasera mi sono state molto utili. A presto!

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