Pubblicato in: filosofia

“Come canne al vento”: la condizione umana nei Pensieri di Pascal


Audio-lezione di filosofia per le classi quarte dei licei

Esprit de géométrie ed esprit de finesse
Grandezza e miseria della condizione umana
«Miserie di un gran signore, miserie d’un re spodestato»
Il Divertissement
L’impotenza della ragione a fondare i valori e a provare l’esistenza di Dio
Senza Gesù Cristo non sappiamo che
cosa sia la nostra vita, la nostra morte, Dio, noi stessi
Contro il deismo e contro Cartesio
Perché scommettere su Dio

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Pubblicato in: filosofia

Blaise Pascal: un cartesiano anti-cartesiano


Audio-lezione di filosofia per le classi quarte dei licei

Pascal: la vita, la conversione, la polemica con i gesuiti, Port-Royal, le Lettere Provinciali, le opere scientifiche, il metodo geometrico-matematico e i suoi limiti

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Pubblicato in: istantanee

Distrazione


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La sola cosa che ci consoli delle nostre miserie è la distrazione; tuttavia, è la più grande di tutte, perché essa soprattutto c’impedisce di pensare a noi stessi e fa che ci perdiamo insensibilmente. Senza di lei, saremmo nella noia; e questa ci spingerebbe a cercare un mezzo più sicuro per uscirne. Mentre la distrazione ci svaga, e ci fa giungere alla morte senza che ce ne avvediamo. (B. Pascal, Pensieri, fr. 366)

Abilissimi a cercare distrazioni. Disposti a tutto. Cosa rimarrebbe della trama della nostra quotidiana senza le consuete distrazioni? Pagheremmo qualsiasi cifra. Venderemmo all’ingrosso brani della nostra anima.

Pubblicato in: filosofia, pratica filosofica

Come canne al vento


«L’uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c’è bisogno che tutto l’universo s’armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d’acqua basta a ucciderlo. Ma, anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe ancor più nobile di chi lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell’universo su di lui; l’universo invece non ne sa niente. Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. È con questo che dobbiamo nobilitarci e non già con lo spazio e il tempo che potremmo riempire. Studiamoci dunque di pensare bene: questo è il principio della morale».

(Blaise Pascal, Pensieri, 139)

Il SenzaNome non occupa alcuno spazio: dolcemente esso aderisce alla linea dell’orizzonte. Il SenzaNome non ha bisogno di tempo per lasciare che insonora la sua voce si manifesti. Deliziosa essa s’ode nel Qui e nell’Ora senza d’orecchie il concorso. Il SenzaNome non abita né dentro né fuori di me: esso non è né esteriorità né interiorità. Nell’Oltre esso dimora, in un uscio che s’apre e si chiude, quando tutt’intorno il brusio si volge in silenzio e le emozioni s’acquietano. Il SenzaNome è sincrona presenza: Realtà goccia a goccia distillata. Un guado di timore da esso mi separa. Il più radicale tra i timori: quello di abbandonarmi alla gioia che non chiede ragioni. Pensiero che magnifica il senzacontenuto: in ciò consiste la nostra dignità. Pensiero che si fa preghiera senza il bisogno di immaginare il volto del SenzaNome: basta quello che in quel momento si riflette nei miei occhi. Canne al vento: se solo imparassimo a lasciarci trasportare dal ritmo del SenzaNome! Polvere alla polvere in un turbinio col SenzaNome a danzare roteando…

C’è forse altro?