Pubblicato in: filosofia, politica mente

Sulla necessità del pensiero complesso


«Nelle questioni che contano (sia a livello teoretico che a livello pratico), non c’è peggior forma di ignoranza di quella che tende a voler ridurre la complessità del mondo (umano e non) al banale contraddittorio. Si tratta, peraltro, di un bias cognitivo evolutivamente funzionale: intravedendo qualcosa che sembrasse strisciare tra i piedi, a sopravvivere erano i soggetti i quali, temendo il morso di un serpente velenoso, presi dal panico, fuggivano precipitosamente via. Nel 99% dei casi si sbagliavano, pur sopravvivendo nel 100% dei casi. Chi si fermava ad indagare, d’altro canto, aveva la possibilità di cogliere la realtà effettuale del fenomeno nel 100% dei casi (un ramoscello mosso dal vento, una liana, una lucertola, ecc.), ma nell’1% dei casi trovava la morte. Dal punto di vista “scientifico” e, a maggior ragione, “filosofico” un bias cognitivo del genere, però, non paga. Anzi, potremmo serenamente affermare che non c’è nulla di più antiscientifico ed antifilosofico del sostare, inconsapevoli, in un atteggiamento del genere e dell’alimentarlo ad ogni piè sospinto. Anche perché, se è vero che il nostro corredo genetico e gli abiti più profondamente connaturati sono quasi identici a quelli degli antenati sapiens sapiens vissuti centoventimila anni fa, ebbene, di serpenti in mezzo ai piedi difficilmente ce ne potrà capitare uno facendo quattro passi nelle moderne giungle urbane. Per affrontare, con un minimo di speranza, i problemi e le sfide globali del presente, in gran parte autoprodotti dalla stessa umanità, avremmo bisogno, per converso, di sviluppare sempre di più la nostra attitudine al pensiero complesso. Il tempo, però, pare non essere dalla nostra parte. Chi si accontenta di banalizzazioni e semplificazioni contraddittorie non può certo dirsi “filosofo” e, sia pure spesso incolpevolmente, contribuisce a mettere una seria ipoteca sui futuri destini dell’umanità.» (Chico Xavier Pilado)

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Per dare senso ad una vita – la tua



Vincent van Gogh
, Notte stellata

Para darle sentido a una vida, la suya, no hay necesidad de cultivar, de hilo a alambre, esperanzas de otro mundo o proyectar arquitecturas teleológicas en el cielo con la consistencia de las nubes.
Solo necesita respirar toda la belleza que puede crear y percibir en este mismo momento. Y, en una inspección más cercana, siempre es este momento preciso.
Esa belleza brillante y conmovedora que germina por vibración accidental del vacío, ese vacío abisal y silencioso que participa de todas las cosas más allá del tiempo y el espacio.
Ese pozo sin fondo que también es tu alma y del que tú, como solo tú puedes hacer, destila la belleza con pétalos, miradas, toques, suspiros. Inteligencia del ojo, inteligencia de la mano, inteligencia del aliento.
Si intentas detenerlo en este momento, lo perderás. Pero, usted mismo, tiene la oportunidad de vivirla para glorificarla.

Per dare senso ad una vita – la tua – non occorre coltivare, filo a filo, sovraterrene speranze o proiettare in cielo teleologiche architetture con la consistenza delle nuvole.
Ti basta respirare tutta la bellezza che sei in grado di creare e percepire in questo preciso istante. E, a ben guardare, è sempre questo preciso istante.
Quella splendente, struggente bellezza che germina per vibrazione accidentale dal vuoto, quell’abissale, silente vuotezza che di tutte le cose partecipa al di là del tempo e dello spazio.
Quel pozzo senza fondo che è anche la tua anima e da cui tu – come solo tu sai fare – distillerai bellezza a petali, a sguardi, a tocchi, a sospiri. Intelligenza dell’occhio, intelligenza della mano, intelligenza del respiro.
Se proverai a fermarlo questo istante, lo perderai. Ma – tu proprio tu – hai la possibilità, vivendolo, di glorificarlo.
da Quaggiù e altri scritti di Chico Xavier Pilado, Conversando con Ely