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Cosa significa “vivere veramente”?


Un percorso di filosofia pratica tra Occidente ed Oriente intorno al tema della “vera vita” sulla scorta del pensiero di François Jullien

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Thoreau – Classicità ed attualità del suo pensiero


Audio-lezione di filosofia per le classi quinte dei licei –
Thoreau, Attimo fuggente, vita secondo natura, filosofia antica, filosofia ellenistica, binomio filosofia-vita, scelta individuale, Agenda 2030, Principio di responsabilità –
Rispondo ad eventuali domande degli studenti nella sezione commenti pubblici
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ERACLITO “VIVERE SIGNIFICA MORIRE”. I frammenti sull’anima e la cosiddetta “escatologia” eraclitea


Pubblichiamo, in versione integrale, la nostra tesi di laurea in filosofia antica (presentata nel lontano 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni).

Da questo link è possibile scaricare il file in pdf.

Il testo è liberamente utilizzabile purché se ne citi la fonte (Francesco Dipalo, Vivere significa morire. I frammenti sull’anima e la cosiddetta “escatologia” eraclitea, Cattedra di Storia della Filosofia Antica, Università “La Sapienza”, a.a. 1989-1990).

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ERACLITO

“VIVERE SIGNIFICA MORIRE”

I frammenti sull’anima e la cosiddetta “escatologia” eraclitea.

 

Francesco Dipalo
Anno Accademico 1989/90
Relatore: prof. Gabriele Giannantoni

ἐδιζησάμην ἐμεωυτόν = Ho indagato me stesso (fr.101)

Ogni frammento di Eraclito racchiude
un mistero affascinante.Chi cerca di interpretare i suoi enigmi
raccoglie una sfida senza tempo,
antica quanto l’uomo.
Allora si sente un nuovo Edipo
di fronte alla Sfinge,
sull’orlo di un baratro, preda delle vertigini,
sospeso tra la vita e la morte.
Sapienza è misurarsi con se stessi:
se non ci si riesce a superare,
inevitabilmente si soccombe.

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LE PRATICHE FILOSOFICHE NEL MONDO ANTICO “VOCI” E “SPUNTI” PER LA PRATICA OGGI


Delfi- Tempio di Apollo

[Delfi, Tempio di Apollo]

Indice dei file
Introduzione alla raccolta di testi e al suo impiego
Antologia di testi antichi per la pratica filosofica
Appunti-spunti di pratica filosofica
Raccolta di saggi sulle pratiche filosofiche nel mondo antico
Informazioni storico-filosofiche

Scarica file in pdf

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Il mondo è la patria del saggio: su Anassagora


Fu eminente di natali e per ricchezza, ma anche per magnanimità, ché cedette il suo patrimonio ai suoi famigliari. A costoro che lo accusavano di negligenza, rispose: «Perché non vi badate voi?» E alla fine si ritirò in solitudine e si diede alla contemplazione della natura e non badò ai pubblici affari. Quando un tale gli disse: «Non ti curi della patria?», rispose: «Taci! Molto m’importa della patria» e indicò il cielo.

Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi 6-7

E a chi gli domandò una volta per che cosa mai fosse nato, rispose: «Per la contemplazione del sole, della luna e del cielo». A chi gli disse: «Sei rimasto privo degli Ateniesi», rispose: «Non io di loro,  ma essi di me». […] A chi si lamentava di dover morire in terra straniera replicò: «Da ogni punto della terra la discesa all’Ade è la stessa».

Diogene Laerzio, Vite dei Filosofi 10-11

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Platone: sull’educazione


«Se questo è vero», dissi, «dobbiamo concludere che l’educazione non è come la definiscono certuni che si professano filosofi.
Essi sostengono di instillare la scienza nell’anima che non la possiede, quasi infondessero la vista in occhi che non vedono». «In effetti sostengono questo», confermò.
«Ma il discorso attuale», insistetti, «rivela che questa facoltà insita nell’anima di ciascuno e l’organo che permette di apprendere devono essere distolti dal divenire assieme a tutta l’anima, così come l’occhio non può volgersi dalla tenebra alla luce se non assieme all’intero corpo, finché non risultino capaci di reggere alla contemplazione dell’essere e della sua parte più splendente; questo, secondo noi, è il bene. O no?» «Sì ».
«Può quindi esistere», proseguii, «un’arte della conversione, che insegni il modo più facile ed efficace di girare quell’organo. Non si tratta di infondervi la vista, bensì , presupponendo che l’abbia, ma che non sia rivolto nella giusta direzione e non guardi là dove dovrebbe, di adoperarsi per orientarlo da questa parte».
«Pare di sì », disse.
«Pertanto le altre cosiddette virtù dell’anima sono probabilmente vicine a quelle del corpo: in effetti, se all’inizio mancano, è facile che poi vengano infuse con l’abitudine e l’esercizio. Invece la virtù dell’intelletto, a quanto pare, riguarda più d’ogni altra un qualcosa di più divino, che non perde mai il suo potere e per effetto della conversione diventa utile e giovevole o viceversa inutile e dannoso. Non hai ancora notato come l’animuccia di quelli che sono considerati malvagi, ma in gamba, abbia uno sguardo penetrante e discerna con acutezza ciò a cui si rivolge, poiché la sua vista non è scarsa, ma è costretta a servire la malvagità, al punto che quanto più acutamente vede, tanto maggiori sono i mali che produce?» «Proprio così », rispose.
«Tuttavia», aggiunsi, «se a una natura simile fossero amputati sin dall’infanzia quella sorta di pesi di piombo congeniti al divenire, che si attaccano a lei con i cibi, i piaceri della gola e le leccornie e torcono la vista dell’anima verso il basso; se, liberatasi di essi, si convertisse alla verità, la stessa natura di queste persone vedrebbe la realtà con la massima acutezza, come vede ciò cui ora è rivolta».
«è logico», disse.

(Platone, Repubblica, Libro VII 518c-519b)

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La filosofia di Parmenide in pillole


[fonte: http://lh3.ggpht.com/]

Parmenide è il padre del pensiero occidentale, filosofico e scientifico. Il poema di Parmenide è una pietra miliare nel cammino dell’umanità verso l’auto-coscienza.

Affermazioni essenziali:

  1. a) la via dell’Essere: “è e non può non essere” (percorribile);
  2. b) la via del non-Essere: “non è e non può essere” (non percorribile);
  3. c) la via dell’opinione (in greco doxa), del senso comune: “è e non è nello stesso tempo” (percorribile, ma soltanto in apparenza, è la via del Divenire eracliteo contro cui polemizza Parmenide).

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Eudaimonia: la felicità attraverso i testi antichi


ARISTOTELE

Aristotele, Etica nicomachea, X, 6, 1177a 23 sgg.

Noi pensiamo che il piacere sia strettamente congiunto con la felicità, ma la più piacevole delle attività conformi a virtù è, siamo tutti d’accordo, quella conforme alla sapienza; in ogni caso, si ammette che la filosofia ha in sé piaceri meravigliosi per la loro purezza e stabilità, ed è naturale che la vita di coloro che sanno trascorra in modo più piacevole che non la vita di coloro che ricercano. Quello che si chiama “autosufficienza” si realizzerà al massimo nell’attività contemplativa. Delle cose indispensabili alla vita hanno bisogno sia il sapiente, sia il giusto, sia tutti gli altri uomini; ma una volta che sia sufficientemente provvisto di tali beni, il giusto ha ancora bisogno di persone verso cui e con cui esercitare la giustizia, e lo stesso vale per l’uomo temperante, per il coraggioso e per ciascuno degli altri uomini virtuosi, mentre il sapiente anche quando è solo con se stesso può contemplare, e tanto più quanto più è sapiente; forse vi riuscirà meglio se avrà dei collaboratori, ma tuttavia egli è assolutamente autosufficiente.

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Dell’amicizia – Percorso attraverso i testi antichi


da Aristotele, Etica nicomachea, libri VIII-IX

L’amicizia è un bene a cui nessuno rinuncerebbe
Dopo di ciò veniamo a trattare dell’amicizia, dato che questa […] è un aspetto estremamente necessario delle nostra vita, dato che nessuno sceglierebbe di vivere senza amici, anche se avesse tutti gli altri beni.

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Alcune considerazioni preliminari allo studio della filosofia antica


Cos’è la filosofia? Il cosiddetto atteggiamento “teoretico”

• La “filosofia” è una potenzialità insita in ciascun uomo che consente di osservare le cose da una prospettiva globale, da una certa distanza, senza manipolazione alcuna. Questo tipo di osservazione può esser definita “teoresi” (dal greco theòs, “dio”), ovvero “contemplazione”, “meditazione”, “sguardo conoscitivo”, che i Greci considerano simile all’atteggiamento della divinità rispetto al mondo. Continua a leggere “Alcune considerazioni preliminari allo studio della filosofia antica”

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Che cos’è filosofia? La metafora delle Olimpiadi


Pitagora si era recato a Fliunte [città del Peloponneso] e con Leonte, principe di quella città, aveva tenuto delle dissertazioni, dimostrando dottrina e facondia. Leonte, ammirato del suo ingegno e della sua eloquenza, gli chiese in quale arte fosse specializzato; e Pitagora rispose: “Io non conosco nessuna arte, ma sono filosofo”. Leonte fu meravigliato della novità del nome e gli chiese chi mai fossero i filosofi e che differenza ci fosse fra loro e le altre persone. Allora Pitagora rispose: “A mio parere la vita umana è simile a una di quelle feste che si tengono con grande apparato di giochi e sono frequentate da tutta la Grecia [i famosi Giochi Olimpici]. Ivi infatti alcuni cercano la gloria e la fama di un premio nelle gare sportive, altri sono attirati dal guadagno trafficando a comprare o a vendere, e c’è poi una categoria di persone che non cercano né l’applauso né il guadagno, ma ci vanno come spettatori e osservano attentamente ciò che avviene e come avviene. Non diversa è la vita umana, dove siamo giunti come se fossimo partiti da una città verso un mercato affollato: alcuni schiavi della gloria, altri del danaro e pochi altri che cercano di capire quello che succede e perché. Questi si chiamano appunto filosofi, cioè amanti della sapienza.

(M.T. Cicerone, Discussioni Tusculane, V 3, 8-9)

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Gorgia intorno al non-essere


Per Gorgia “nulla è, se anche qualcosa fosse l’uomo non la potrebbe conoscere e se anche per caso fosse conoscibile non potrebbe venir comunicata… dunque l’essere non esiste e se non esiste nemmeno il non essere vuol dire che davvero non esiste nulla…! Perciò noi siamo cavolfiori?? Non riesco a capire come può teorizzare che nulla esiste… mi sembra tanto una contraddizione!

Infatti, cara ***, è una contraddizione! Per quello che ci è dato sapere, in termini storico-filosofici, il ragionamento gorgiano mira proprio a “contraddire” (o a contrapporsi a) quello eleatico-parmenideo. Ovvero, non sarebbe possibile intendere le tre asserzioni di Gorgia se non le accostassimo a quelle di Parmenide per il quale l’Essere è (e il Non-Essere non è), l’Essere è pensabile (conoscibile: “la stessa cosa sono Essere e Pensiero”) e, di conseguenza, è dicibile, comunicabile (solo ciò che si può pensare si può anche dire, trasformare in Parola, Logos). Le due sequenze di proposizioni (ovvero i due “ragionamenti”), quello di Parmenide e quello di Gorgia, rappresentano, per così dire, il positivo e il negativo della stessa fotografia.

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Platone tra mondo terreno e mondo iperuranio


Come può Platone sostenere che il nostro è un mondo retto da illusioni, apparenze e non da verità assolute e allo stesso tempo dichiarare il mondo delle idee come verità assoluta se lui stesso fa parte del mondo terreno? Grazie. :)

Cara ***, la mettiamo sul personale eh! La tua provocazione sembra avere la forma del cosiddetto argumentum ad hominem (consiste nello screditare un’affermazione o un’argomentazione attaccando la persona che la sostiene invece di confutare gli argomenti che questa persona ha esposto), argomento evidentemente fallace… in breve non solo Platone in carne, ossa e anima, ma nessuna creatura umana (neppure tu!) fa completamente parte dell’uno o dell’altro “regno del reale” (terrestre o iperceleste). La natura umana, secondo il Platone filosofo, è duplice come lo è la realtà: per quanto concerne la nostra componente corporea siamo immersi, mani e piedi, nel regno del divenire, avviluppati nella materia, nell’apparenza, ecc. ma per quanto riguarda la nostra anima, ebbene, apparteniamo a pieno diritto a quel mondo delle idee in cui soltanto risiede la Verità… il problema è che gran parte di noi se l’è dimenticato! Fare filosofia per Platone vuol dire esercitarsi a rammentarselo…

«L’anima, dunque, poiché immortale e più volte rinata, avendo veduto il mondo di qua e quello dell’Ade, in una parola tutte quante le cose, non c’è nulla che non abbia appreso. Non v’è, dunque, da stupirsi se può fare riemergere alla mente ciò che prima conosceva della virtù e di tutto il resto. Poiché, d’altra parte, la natura tutta è imparentata con se stessa e l’anima ha tutto appreso, nulla impedisce che l’anima, ricordando (ricordo che gli uomini chiamano apprendimento) una sola cosa, trovi da sé tutte le altre, quando uno sia coraggioso e infaticabile nella ricerca. Sì, cercare ed apprendere sono, nel loro complesso, reminiscenza [anamnesi]! Non dobbiamo dunque affidarci al ragionamento eristico: ci renderebbe pigri ed esso suona dolce solo alle orecchie della gente senza vigore; il nostro, invece, rende operosi e tutti dediti alla ricerca; convinto d’essere nel vero, desidero cercare con te cosa sia virtù».
(Platone, Menone, 79e-82b, in Opere complete, vol. V, pp. 275-79.)

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Heraclitus: Fragmenta


Αποσπάσματα (Ηράκλειτος)

Fragmenta (Heraclitus)

Diels-Kranz ordo

Il principio è il lògos

fragmentum B 1

τοῦ δὲ λόγου τοῦδ᾽ ἐόντος ἀεὶ ἀξύνετοι γίνονται ἄνθρωποι καὶ πρόσθεν ἢ ἀκοῦσαι καὶ ἀκούσαντες τὸ πρῶτον· γινομένων γὰρ πάντων κατὰ τὸν λόγον τόνδε ἀπείροισιν ἐοίκασι, πειρώμενοι καὶ ἐπέων καὶ ἔργων τοιούτων, ὁκοίων ἐγὼ διηγεῦμαι κατὰ φύσιν διαιρέων ἕκαστον καὶ φράζων ὅκως ἔχει· τοὺς δὲ ἄλλους ἀνθρώπους λανθάνει ὁκόσα ἐγερθέντες ποιοῦσιν, ὅκωσπερ ὁκόσα εὕδοντες ἐπιλανθάνονται.

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Bere e mangiare filosoficamente


«Ora ecco il pavimento è terso e le mani di tutti e i calici. C’è chi ci circonda il capo di ritorte ghirlande, e c’è chi porge in una tazza l’essenza profumata. Il cratere è lì, ripieno di allegria, e c’è pronto altro vino nei vasi, che dice che mai verrà meno, dolce come il miele, odorante di fiori; nel mezzo l’incenso emana il suo sacro effluvio; c’è acqua fresca e dolce e limpida; qui accanto sono i biondi pani e la tavola sontuosa oppressa dal peso del cacio e del biondo miele; nel mezzo l’altare è tutto quanto coperto di fiori e tutta la casa risuona del canto e del tripudio. Bisogna anzi tutto, da uomini dabbene, levare canti di lode a dio con racconti pii e con parole pure. Ma una volta che si è libato e implorato di poter operare secondo giustizia (perché questa è invero la prima cosa), non è eccesso peccaminoso bere fino a tanto che chi non è troppo vecchio possa giungere a casa senza la guida del servo. È da lodare quell’uomo che, dopo aver bevuto, rivela cose belle, così come la memoria e l’aspirazione alla virtù glielo suggeriscono. Non narrare le lotte dei Titani o dei Giganti o, ancora, dei Centauri, parti della fantasia dei primitivi, oppure le violente lotte di partito, che son cose che non hanno pregio di sorta, ma bensì rispettare e onorare gli dèi, questo è bene». (Senofane di Colofone fr. 1 D-K – fonte: http://presocratics.daphnet.org/)

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