Pubblicato in: amore filosofico, didattica

L’amore: dono o desiderio? La concezione dell’amore nel pensiero filosofico antico e medioevale


Percorso antologico di filosofia antica e medievale sul tema di “Amore” declinato secondo i tre vocaboli greci “Eros”, “Philia”, “Agapé”, a cura di Anna M. Bianchi – Giorgio Pedrioni (rivisitato da Francesco Dipalo). Già apparso su Comunicazione Filosofica numero 8, febbraio 2001 (https://www.sfi.it/259/comunicazione-filosofica.html).

Annunci
Pubblicato in: pratica filosofica

Criticità dell’ideale di vita teoretico. L’autàrcheia del sapiente


Risultati immagini per autarkeia

Il sapiente, che conduce una vita contemplativa, è il più autosufficiente tra gli uomini e il più felice proprio in virtù della sua autosufficienza. Chi ha la possibilità di dedicarsi a tempo pieno alla contemplazione, ovvero all’attività teoretica, alla conoscenza per la conoscenza, è il più autarchico tra gli uomini, quello che più di tutti assomiglia all’immagine greca del dio: felice in quanto perfetto, perfetto in quanto indipendente, libero dal condizionamento di qualunque bisogno o desiderio. Domanda: è possibile, lecito, legittimo, far propria la tesi aristotelica? soprattutto, qualora la liberazione dal bisogno, ovvero dalla necessità di procurarsi in prima persona, quanto meno, i mezzi di sussistenza, comporti lo sfruttamento del lavoro altrui, e di conseguenza la negazione dell’altrui felicità o realizzazione?

La questione, forse, si può porre in un’altra maniera. Ovvero, è possibile svolgere una qualsiasi attività con spirito puramente contemplativo? Si può agire, di volta in volta, concentrandosi sull’azione che si compie e riconoscendovi, al di là del valore utilitaristico e strumentale, un fine in sé? Non è forse questo l’ideale – irraggiungibile, utopistico – di vita filosofica? Dunque, non una specifica attività contemplativa (anche se, va da sé, alcune attività sono da considerarsi più contemplative o più favorevoli alla contemplazione di altre: ad esempio il lavoro dello studioso rispetto a quello dell’operaio), quanto piuttosto la praticabilità e l’estendibilità di un certo “spirito contemplativo”, di un’ “ispirazione filosofica” di fondo, da sperimentare, da mettere alla prova in ogni aspetto della propria esistenza. A questo dovrebbe mirare concretamente la pratica della filosofia. In questa maniera si potrebbero riconsiderare le affermazioni aristoteliche, superando la questione della legittimità o meno della praticabilità di una determinata vita contemplativa a scapito di altre forme di vita, inferiori, cui sarebbe condannata, per così dire, una parte assai rilevante dell’umanità (ridotta, kantianamente, a mezzo per la realizzazione di pochi).

Va da sé che un’impostazione del genere, pur non annullando l’ideale di una vita contemplativa – può e deve rimanere lì, nell’orizzonte della nostra quotidianità – fa sì che esso non possa andar disgiunto, nella pratica, dalla costante ricerca della giustizia e dalla partecipazione attiva alla vita civile e politica della comunità alla quale si appartiene.

Pubblicato in: filosofia

ERACLITO “VIVERE SIGNIFICA MORIRE”. I frammenti sull’anima e la cosiddetta “escatologia” eraclitea


Pubblichiamo, in versione integrale, la nostra tesi di laurea in filosofia antica (presentata nel lontano 1990, relatore il prof. Gabriele Giannantoni).

Da questo link è possibile scaricare il file in pdf.

Il testo è liberamente utilizzabile purché se ne citi la fonte (Francesco Dipalo, Vivere significa morire. I frammenti sull’anima e la cosiddetta “escatologia” eraclitea, Cattedra di Storia della Filosofia Antica, Università “La Sapienza”, a.a. 1989-1990).

  Risultati immagini per eraclito

ERACLITO

“VIVERE SIGNIFICA MORIRE”

I frammenti sull’anima e la cosiddetta “escatologia” eraclitea.

 

Francesco Dipalo
Anno Accademico 1989/90
Relatore: prof. Gabriele Giannantoni

ἐδιζησάμην ἐμεωυτόν = Ho indagato me stesso (fr.101)

Ogni frammento di Eraclito racchiude
un mistero affascinante.Chi cerca di interpretare i suoi enigmi
raccoglie una sfida senza tempo,
antica quanto l’uomo.
Allora si sente un nuovo Edipo
di fronte alla Sfinge,
sull’orlo di un baratro, preda delle vertigini,
sospeso tra la vita e la morte.
Sapienza è misurarsi con se stessi:
se non ci si riesce a superare,
inevitabilmente si soccombe.

Continua a leggere “ERACLITO “VIVERE SIGNIFICA MORIRE”. I frammenti sull’anima e la cosiddetta “escatologia” eraclitea”

Pubblicato in: filosofia, pratica filosofica

Epicuro: Lettera a Meneceo sulla felicità


L’uomo cominci da giovane a far filosofia e da vecchio non sia mai stanco di filosofare. Per la buona salute dell’animo, infatti, nessun uomo è mai troppo giovane o troppo vecchio. Chi dice che il giovane non ha ancora l’età per far filosofia, e che il vecchio l’ha ormai passata, è come se dicesse che non è ancora giunta, o è già passata, I’età per essere felici. Quindi sia l’uomo giovane che il vecchio devono far filosofia: il vecchio perché invecchiando rimanga giovane per i bei ricordi del passato; il giovane perché, pur restando giovane d’età, sia maturo per affrontare con coraggio l’avvenire. E’ bene riflettere sulle cose che possono farci felici: infatti, se siamo felici abbiamo tutto ciò che occorre; se non lo siamo, facciamo di tutto per esserlo.

Continua a leggere “Epicuro: Lettera a Meneceo sulla felicità”

Pubblicato in: amore filosofico, filosofia

Breve antologia filosofico-letteraria su amore nel mondo antico


eros e psiche

Esiodo –  daTeogonia (vv. 116-122, 191-206)

Dunque per primo fu Caos, e poi
Gaia dall’ampio petto, sede sicura per sempre di tutti
gli immortali che tengono la vetta nevosa d’Olimpo,
e Tartaro nebbioso nei recessi della terra dalle ampie strade,
poi Eros, il più bello fra gli immortali,
che rompe le membra, e di tutti gli déi e di tutti gli uomini
doma nel petto il cuore e il saggio consiglio. (…)
E dalla spuma del mare una figlia
nacque, e dapprima all’isola di Citera, divina,
giunse, e di lì poi giunse a Cipro molto lambita dai flutti;
lì approdò, la dea veneranda e bella, e attorno l’erba
sotto gli agili piedi nasceva; lei Afrodite, (…)
chiamano dei e uomini, perché dalla spuma
nacque (…).
La accompagna Eros, e Desiderio bello la segue
da quando, appena nata, andò verso la stirpe degli dei.
Fin dal principio tale onore lei ebbe e sortì,
come destino fra gli uomini e gli dei immortali,
bisbigli di fanciulle e sorrisi e inganni
e il dolce piacere e affetto e blandizie.

Continua a leggere “Breve antologia filosofico-letteraria su amore nel mondo antico”

Pubblicato in: filosofia, filosofia nel giardino

Aristotele: Il principio di non contraddizione


Il principio più sicuro di tutti è quello intorno al quale è impossibile essere nel falso. Questo principio è necessariamente il più conoscibile, […] e non ipotetico, perché non è una ipotesi il principio che deve necessariamente possedere chi voglia comprendere una qualsiasi delle cose che sono, e quando si vuole arrivare a conoscere qualcosa, è necessario possedere già ciò che si deve necessariamente conoscere per conoscere una cosa qualsiasi. […] È impossibile che la stessa cosa insieme inerisca e non inerisca alla medesima cosa e secondo il medesimo rispetto; e si aggiungano tutte le altre determinazioni che si potranno aggiungere per evitare difficoltà di carattere dialettico. […] Nessuno può ritenere che la medesima cosa sia e non sia, come alcuni credono che dicesse Eraclito.

(Aristotele, Metafisica, a cura di C. A. Viano, Torino, U.T.E.T., 1974, pp. 272-273)

Pubblicato in: filosofia, filosofia nel giardino

Aristotele: Dio come pensiero di pensiero


Risultati immagini per dio pensiero di pensiero

[…] se esso [l’intelletto divino] non pensa nulla, in nulla verrebbe a risiedere la sua dignità ma esso si troverebbe nello stato di un uomo addormentato; se, invece, esso pensa ma pensa qualcosa che sia diversa da sé stesso, allora il suo pensiero viene a dipendere da qualche altra cosa, e in tal caso […] esso non potrà essere la migliore delle sostanze, giacché la sua assoluta superiorità è sua proprietà solo in virtù del pensare. Inoltre, tanto nel caso che la sua sostanza si identifichi con l’Intelletto quanto nel caso che si identifichi col pensiero, qual è l’oggetto del pensiero? […] È chiaro, quindi, che esso pensa la cosa più divina e veneranda, e che non muta mai il suo oggetto […]. Epperò l’Intelletto pensa sé stesso, se è vero che esso è il bene supremo, e il suo pensiero è pensiero di pensiero.

(Aristotele, Metafisica, in Id., Opere, a cura di G. Giannantoni, Bari, Laterza, libro lambda, 9)