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Lo studio della natura come via per la realizzazione dell’imperturbabilità


La natura da contemplare: esercizi spirituali e filosofia antica – Antologia di passi scelti (sulla scorta dell’insegnamento di Pierre Hadot)

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Lo sguardo dall’alto


La natura da contemplare: esercizi spirituali e filosofia antica – Antologia di passi scelti (sulla scorta dell’insegnamento di Pierre Hadot)

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Il conoscere come puro piacere teoretico e realizzazione della natura umana (Pierre Hadot)


La natura da contemplare: esercizi spirituali e filosofia antica – Antologia di passi scelti (sulla scorta dell’insegnamento di Pierre Hadot) – Parte Prima

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TRA UOMO E NATURA: ANTOLOGIA FILOSOFICA DI UN RAPPORTO COMPLESSO


[Fonte: https://www.lifegate.it/app/uploads/land-art.jpg%5D

LA DIVINA NATURA DA CONTEMPLARE: LA FILOSOFIA ANTICA COME ESERCIZIO SPIRITUALE
ANTOLOGIA PALATINA, IX, 577 (EPIGRAMMA ATTRIBUITO ALL’ASTRONOMO TOLOMEO)
ARISTOTELE, PARTI DEGLI ANIMALI, 645A
CICERONE, DELLA NATURA DEGLI DEI, I, 21, 54
CICERONE, DELLA REPUBBLICA, VI, 9, 16
CICERONE, IL SOMMO BENE E IL SOMMO MALE, V, 21, 58
EPICURO, GNOMOLOGIO VATICANO, 10
EPICURO, LETTERA A PITOCLE, 85
EPICURO, MASSIME CAPITALI, 11
EPITTETO, DIATRIBE, I, 6, 19-25
MARCO AURELIO, A SE STESSO, IV, 23
PLATONE, FEDRO, 229A-C
PLUTARCO, DELLA TRANQUILLITÀ DELL’ANIMA, 20, 477C
SENECA, QUESTIONI NATURALI, I, PREFAZIONE, 7-10
LA NATURA DA CONTEMPLARE COME “IMAGO DEI”
ELOGIO DELLA NATURA DI ALANO DI LILLA (1128-1203)
CANTICUM O LAUDES CREATURARUM (O CANTICO DI FRATE SOLE) DI FRANCESCO D’ASSISI (1181-1226)
NATURA NATURANS E NATURA NATURATA: L’INFINITÀ DELL’UNIVERSO
GIORDANO BRUNO (1548-1600)
LA NATURA DA SOGGIOGARE
ANTICO TESTAMENTO GENESI (9, 2)
PICO DELLA MIRANDOLA: ORAZIONE SULLA DIGNITÀ DELL’UOMO (1496)
JULIES MICHELET (STORICO FRANCESE 1798-1874)
FRANCESCO BACONE (1561-1626)
GALILEO GALILEI (1564-1642)
RENÉ DESCARTES (1596-1650)
LA NATURA AMA NASCONDERSI. OCCORRE RISPETTARNE LA VELATEZZA
JOHANN WOLFGANG VON GOETHE (1749-1832)
JEAN-JACQUES ROUSSEAU (1712-1778)
JOHANN CHRISTIAN FRIEDRICH HÖLDERLIN (1770-1843)
HENRY DAVID THOREAU (1817-1862)
FRIEDRICH WILHELM NIETZSCHE (1844-1900)
JEAN-PAUL SARTRE (1905-1980)
VOCI DA ORIENTE
CHUANG TZU (369 A.C. CIRCA – 286 A.C. CIRCA), FILOSOFO E MISTICO CINESE, UNO DEI MASSIMI ESPONENTI DEL TAOISMO
BUDDISMO TIBETANO – LA PIÙ GRANDE RICCHEZZA: CONTENTEZZA (TRATTO DAL LIBRO THE HEART IS NOBLE, CHANGING THE WORLD FROM THE INSIDE OUT, DI OGYEN TRINLEY DORJE, PP 70-71)
BUDDISMO SOTO-ZEN
THICH NHAT HANH, ESSERE PACE, ASTROLABIO-UBALDINI EDITORE, ROMA, 1989
VOCI DA UN ALTRO OCCIDENTE
LETTERA SCRITTA NEL 1854 DAL CAPO PELLEROSSA SEATTLE CAPRIOLO ZOPPO ALL’ALLORA PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI FRANKLIN PIERCE
SMOHALLA, UOMO-MEDICINA DELLA TRIBÙ UMATILLA
RIFLESSIONI DI FILOSOFI CONTEMPORANEI
MARTIN HEIDEGGER (1889-1976)
WERNER KARL HEISENBERG (1901-1976)
HANS JONAS (1903-1993), IL PRINCIPIO RESPONSABILITÀ
GIOVANNI REALE (1931-2014)
EDGAR MORIN (1921)
RAIMON PANIKKAR (1918-2010)
FRANCESCO DIPALO (1965), NULLA E DINTORNI, DIOGENE MULTIMEDIA, BOLOGNA, 2015

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Leopardi: Dialogo della Natura e di un Islandese


I fatti di natura son fatti. All’uomo spettano le interpretazioni. Che sono umane, fin troppo umane. Da sempre, come aveva ben messo in luce Spinoza, tendiamo a ragionare in termini finalistici, a voler dare un senso a fenomeni che, di per sé, senso non hanno, ma solo cause meccaniche concatenate. Il mondo è quel che è, non quello che crediamo, rappresentandocelo, che sia. Leopardi lo ha ben spiegato in termini novellistici. Quando Homo Sapiens se ne andrà, nessuno verserà lacrime. Nessun occhio più. Ecco il celebre Dialogo della Natura e di un Islandese in Operette Morali.

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Contemplare significa coltivare l’immaginazione estetica


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Esistiamo per conoscere e per contemplare. Contemplare è pensare per “immagini” (idea), ossia interiorizzare gli oggetti di conoscenza, alla cui percezione giungiamo prima di tutto attraverso i sensi ed, in particolare, attraverso la vista. Osservare il cielo, le stelle e gli altri astri, significa, in qualche modo, “interiorizzarli”, vederli “dentro”, in maniera tale che chi osserva si perda nella sua visione, con essa diventi un tutt’uno, sperimenti l’armonia di appartenere al tutto attraverso il tutto. Contemplare un filo d’erba non vuol dire studiarlo, misurarlo, sezionarlo, raffigurarselo dall’esterno, bensì diventare filo d’erba, sentire come filo d’erba, crescere come filo d’erba. È il punto di vista dell’artista, del mistico. Risalire la scala discendente che ci ha condotto al punto di vista razionale, quello della ragione-misura (ratio), che classifica, divide, vede gli esseri in base all’utilità, come mezzi, strumenti, antagonisti da dominare o da sfruttare. Risalire all’origine, questo è contemplare. Risalire all’essere che tutto accomuna. Risalire per sentirsi in comunione con il tutto-natura. Godere della forma in quanto tale. Affinare la propria percezione estetica.

Se fosse possibile praticare un esercizio comunitario all’aria aperta, in un luogo il più possibile silenzioso ed ameno, si potrebbe provare a sperimentare una sorta di lectio divina a partire dalla contemplazione di un fenomeno naturale (il fiume che scorre, le fronde di un albero mosse dal vento, le nuvole bianche che si rincorrono nel cielo azzurro) a scelta del conduttore o del singolo partecipante. Il testo diventerebbe la natura stessa. Si proverebbe a leggere “il libro della natura”, deponendo ogni proposito scientifico galileiano o baconiano. Si tenterebbe di sperimentare in prima persona l’approccio dell’artista, il suo abbandonarsi al fenomeno in sé, diventando il fenomeno stesso. Non più, ad esempio, tizio che osserva le acque del fiume, ma il fiume in sé – sotto forma, magari, di percezione corporea, sangue che pulsa nelle vene, o della natura acquosa della propria mente, della sublime fuggevolezza dei propri pensieri e dei propri stati d’animo, il sublime lasciarsi andare al flusso dell’instabilità, dell’impermanenza di ogni stato, senza propositi, senza ricordi, senza attaccamento.

Provare liberamente, quietamente seduti per un certo periodo di tempo, quindici-venti minuti, in silenzio. E alla fine dell’esercizio liberamente comporre una narrazione di quanto vissuto, descrivendo a turno immagini, suggestioni, voli di fantasia, attingendo senso e significato dalla propria semantica autobiografica.

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Lettera di Capriolo Zoppo (1854)


Lettera scritta nel 1854 dal capo pellerossa Seattle Capriolo Zoppo all’allora presidente degli Stati Uniti Franklin Pierce.

Una grande testimonianza di quello che oggi chiameremmo spirito ecologista. Che altro non è, poi, se non l’espressione di una saggezza antica quando il mondo, un tempo diffusa in ogni parte del pianeta. Quel pianeta che oggi ci è diventato estraneo. Perché noi figli degli uomini siamo diventati estranei a noi stessi e a quel dio interiore che tutto lega in armonia con un solo meraviglio lacciolo.

Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Il grande Capo ci manda anche espressioni di amicizia e di buona volontà. Ciò è gentile da parte sua, poiché sappiamo che egli ha bisogno della nostra amicizia in contraccambio. Ma noi consideriamo questa offerta, perché sappiamo che se non venderemo, l’uomo bianco potrebbe venire con i fucili a prendere la nostra terra. Quello che dice il Capo Seattle, il grande Capo di Washington può considerarlo sicuro, come i nostri fratelli bianchi possono considerare sicuro il ritorno delle stagioni. Continua a leggere “Lettera di Capriolo Zoppo (1854)”