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La Prima Guerra Mondiale dal punto di vista italiano – Lezioni di A. barbero


Festival della Mente di Sarzana 2018.

L’entrata in guerra dell’Italia: diplomazia, piazze tra interventismo e neutralismo, retroscena, colpi di stato e di teatro.

Dalle “spallate” sull’Isonzo di Cadorna alla disfatta di Caporetto.

Dal Piave a Vittorio Veneto.

 

 

 

 

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Le leggi infami


http://www.rainews.it/dl/rainews/media/80-anni-fa-le-Leggi-Razziali-c7bd87c9-8bba-4f69-8934-0a2251c3bf13.html

Un’infamia che si cancella solo lavorando seriamente tutti i giorni, praticando ed insegnando i valori della convivenza e della bellezza, facendo scuola per bene onde riscattare tutti coloro che di essa furono privati. A tutti i bambini e ragazzi ebrei e non ebrei che furono scacciati dalle scuole d’Italia, ai professori e ai maestri licenziati da un giorno all’altro: per voi continueremo malgrado tutto e tutti a costruire nelle nostre scuole degli spazi di dignità e di dialogo. Noi non abbiamo “nemici” e non misuriamo l’onore sul loro numero. Noi ci misuriamo tutti i giorni con l’ignoranza – la nostra in primis – come un vuoto da colmare, una strada da raddrizzare, un incendio da spegnere. Per i figli dei figli.

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Il Manifesto di Ventotene


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PER UN’EUROPA LIBERA E UNITA

 

Progetto d’un manifesto

 

  1. — LA CRISI DELLA CIVILTÀ MODERNA.

La civiltà moderna ha posto come proprio fondamento il principio della libertà, secondo il quale l’uomo non deve essere un mero strumento altrui, ma un autonomo centro di vita. Con questo codice alla mano si è venuto imbastendo un grandioso processo storico a tutti gli aspetti della vita sociale, che non lo rispettassero. Continua a leggere “Il Manifesto di Ventotene”

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I quattordici punti di Wilson (8 gennaio 1918)


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La “nuova diplomazia” del presidente americano Wilson

[…]

Noi siamo entrati in questa guerra a causa delle violazioni al diritto che ci riguardano direttamente e rendono impossibile la vita del nostro popolo a meno che non siano riparate e il mondo sia assicurato per sempre che non si ripete­ranno. Perciò, in questa guerra, non domandiamo nulla per noi, ma il mondo deve esser reso adatto a viverci; e in particolare deve esser reso sicuro per ogni nazione pacifica che, come la nostra, desidera vivere la propria vita, stabilire liberamente le sue istituzioni, essere assicurata della giustizia e della correttezza da parte degli altri popoli del mondo come pure essere assicurata contro la forza e le aggressioni egoistiche. Tutti i popoli del mondo in realtà hanno lo stesso nostro interesse, e per conto nostro vediamo molto chiaramente che, a meno che non sia fatta giustizia agli altri, non sarà fatta a noi. Perciò il programma della pace del mondo è il nostro stesso programma; e questo programma, il solo possibile, secondo noi, è il seguente: Continua a leggere “I quattordici punti di Wilson (8 gennaio 1918)”

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Il verbale della conferenza di Wannsee


Il verbale della conferenza del Wannsee tenutasi il 20 gennaio 1942 fu redatto da Adolf Eichmann, seguendo le istruzioni di Reinhard Heydrich. Il documento è articolato in quattro paragrafi ed è composto da 15 pagine dattiloscritte.

Continua a leggere “Il verbale della conferenza di Wannsee”

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10 giugno 1940: il discorso di Mussolini in cui viene annunciata la dichiarazione di guerra a Gran Bretagna e Francia


Piazza Venezia, Roma, 10 giugno 1940

«Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’impero e del regno d’Albania! Ascoltate!
Un’ora segnata dal destino batte nel cielo della nostra patria. L’ora delle decisioni irrevocabili. La dichiarazione di guerra è già stata consegnata (Grida altissime di “Guerra! Guerra!”) agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia. Scendiamo in campo contro le democrazie plutocratiche e reazionarie dell’occidente che, in ogni tempo, hanno ostacolato la marcia, e spesso insidiato l’esistenza medesima del popolo italiano. Alcuni lustri della storia più recente si possono riassumere in queste frasi: promesse, minacce, ricatti e, alla fine, quale coronamento dell’edificio, l’ignobile assedio societario di cinquantadue stati. La nostra coscienza è assolutamente tranquilla. Con voi il mondo intero è testimone che l’Italia del littorio ha fatto quanto umanamente possibile per evitare la tormenta che sconvolge l’Europa; ma tutto fu vano. Bastava rivedere i trattati per adeguarli alle mutevoli esigenze della vita delle nazioni e non considerarli intangibili per l’eternità; bastava non iniziare la stolta politica delle garanzie, che si è palesata soprattutto micidiale per coloro che le hanno accettate; bastava non respingere la proposta che il Führer fece il 6 ottobre dell’anno scorso, dopo la finita campagna di Polonia. Oramai tutto ciò appartiene al passato. Se poi oggi siamo decisi ad affrontare i rischi e i sacrifici di una guerra, gli è che l’onore, gli interessi, l’avvenire ferramente lo impongono, poiché un grande popolo è veramente tale se considera sacri i suoi impegni e se non evade dalle prove supreme che determinano il corso della storia. Noi impugniamo le armi per risolvere, dopo il problema risolto delle nostre frontiere continentali, il problema delle nostre frontiere marittime; noi vogliamo spezzare le catene di ordine territoriale che ci soffocano nel nostro mare, poiché un popolo di quarantacinque milioni di anime non è veramente libero se non ha libero accesso agli oceani. Questa lotta gigantesca non è che una fase dello sviluppo logico della nostra rivoluzione; è la lotta dei popoli poveri e numerosi di braccia contro gli affamatori che detengono ferocemente il monopolio di tutte le ricchezze e di tutto l’oro della terra; è la lotta dei popoli fecondi e giovani contro i popoli isteriliti e volgenti al tramonto; è la lotta tra due secoli e due idee. Ora che i dadi sono gettati e la nostra volontà ha bruciato alle nostre spalle i vascelli, io dichiaro solennemente che l’Italia non intende trascinare nel conflitto altri popoli con essa confinanti per mare o per terra. Svizzera, Jugoslavia, Grecia, Turchia, Egitto prendano atto di queste mie parole e dipende da loro, soltanto da loro, se esse saranno o no rigorosamente confermate. Italiani! In una memorabile adunata, quella di Berlino, io dissi che, secondo le leggi della morale fascista, quando si ha un amico si marcia con lui fino in fondo. (“Duce! Duce! Duce!”) Questo abbiamo fatto con la Germania, col suo popolo, con le sue meravigliose forze armate. In questa vigilia di un evento di una portata secolare, rivolgiamo il nostro pensiero alla maestà del re imperatore che, come sempre, ha interpretato l’anima della patria. E salutiamo alla voce il Führer, il capo della grande Germania alleata (Il popolo acclama lungamente all’indirizzo di Hitler.) L’Italia proletaria e fascista, è per la terza volta in piedi, forte, fiera e compatta come non mai. (La folla grida:”Sì!”) La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti. Essa già trasvola e accende i cuori dalle Alpi all’Oceano indiano: vincere! (il popolo prorompe in altissime ovazioni.) E vinceremo, per dare finalmente un lungo periodo di pace con la giustizia all’Italia, all’Europa, al mondo. Popolo italiano!…. Corri alle armi…. e dimostra la tua tenacia…. il tuo coraggio…. il tuo valore!……»
(i puntini sono le pause dovute ai lunghi e fragorosi applausi e alle grida del popolo in delirio)

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Sul Patto d’Acciaio (1939): la testimonianza di Galeazzo Ciano


BRANO TRATTO DAL “DIARIO” DI GALEAZZO CIANO
In questa parte del diario Ciano cerca si scagionarsi dalla colpa di aver firmato un patto che avrebbe trascinato l’Italia alla rovina.

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