Consulenza filosofica

LA CONSULENZA FILOSOFICA
è una pratica d’aiuto basata sul dialogo che si occupa di:
– problemi esistenziali ed etici derivanti da questioni di senso e significato;
– problemi di carattere comunicativo e relazionale in ambito familiare, matrimoniale, scolastico o lavorativo;
– disagio derivante da mutamenti di vita difficili da conciliare con la propria visione del mondo.
In particolare il filosofo praticante può aiutarti:
– ad orientare la tua esistenza;
– nella ricerca di senso di fronte a eventi autobiograficamente rilevanti;
– nel prendere decisioni difficili;
– ad elaborare strategie comunicative interpersonali;
– ad individuare e perseguire consapevolmente i tuoi obiettivi esistenziali;
– a chiarificare i tuoi pensieri e le tue idee;
– ad aprire nuove prospettive alla tua visione del mondo;
– ad affrontare crisi temporanee legate alle relazioni affettive;
– ad orientarti nello scelta di un lavoro, di una professione, o di un percorso di studi universitari;
– a comprendere ed accettare quel che si è.
Con il favorire:
– la consapevolezza di sé e dei presupposti sui quali si fonda la propria visione del mondo;
– la coerenza tra pratica di vita e modelli ideologici di riferimento;
– la riflessione autocritica aperta alla saggezza.
Utilizzando:
gli strumenti pratici e teorici della tradizione filosofica antica, moderna e contemporanea.
Si svolge:
attraverso una o più sedute individuali (o di gruppo) per appuntamento o attraverso la comunicazione scritta.

NON è una forma di terapia, né psichiatrica né psicoanalitica;
NON tratta alcun tipo di patologia, né psichica né fisica;
NON è una forma di didattica, né presuppone da parte del consultante una cultura filosofica di base.

Come tutte le professioni obbedisce ad uno statuto scientifico e ad un codice deontologico riconosciuto a livello nazionale da Phronesis Associazione Italiana per la Consulenza Filosofica.

Perché rivolgersi al consulente filosofico?
Contrariamente a ciò che si crede, le motivazioni che hanno spinto e spingono gli uomini a fare filosofia non hanno nulla di astratto. I problemi che la filosofia affronta sono di una concretezza sorprendente: nascono dal vissuto quotidiano, sono fatti di carne, sangue e anima. Sono i nostri problemi. Posti di fronte alle cose più importanti della vita, belle o brutte che siano, ci sforziamo di farcene una ragione. Non possiamo farne assolutamente a meno: accadono a noi, proprio a noi. E spesso è in gioco la nostra serenità, lo stare bene con sé stessi e con gli altri, l’accettarsi e il sentirsi accettati. Cerchiamo una soluzione, per quanto provvisoria e incerta essa sia, e senza accorgercene stiamo già filosofando. Desideriamo comprendere, afferrare il senso di ciò che avviene dentro e fuori di noi, lo desideriamo con tutte le forze: in quel preciso istante siamo amanti del sapere, ovvero filo-sofi (dal greco fìlos, amante, amico e sophìa, sapienza, saggezza). Amanti assai interessati, mi sembra di poter aggiungere. E in ogni amante c’è un po’ di pazzia, quella buona, che aiuta a vivere. La sofferenza psicologica non è necessariamente una malattia. Chi sta male con la propria vita, perché non sa proprio come affrontare una scelta difficile, perché non trova soddisfazione a scuola o al lavoro, perché non riesce a vivere con naturalezza un amore o un’amicizia, oppure perché la morte gli ha strizzato l’occhio un giorno d’inverno, ebbene non è un malato, né un pazzo che debba vergognarsi della sua stralunata condizione. è solo un amante deluso che ha bisogno di ritrovare se stesso per andare oltre.

Ecco perché la filosofia ha fama d’essere astratta: il pensatore parte dal proprio Sé per allargare lo sguardo agli altri, alla società in cui vive, al mondo intero e infine al cosmo. Perché se la vita di ciascun uomo e donna è una cosa unica ed irripetibile è anche vero che trova senso soltanto se pensata come parte infinitesimale di un Tutto (come ogni cellula del nostro corpo è finalisticamente orientata verso l’intero organismo). Per questo, nonostante le apparenze, non siamo mai soli. Con gli altri condividiamo, ognuno per proprio conto, la medesima esperienza di nascita, di vita, di morte. A dissolvere queste apparenze, che in quelle notti senza luna ci sembrano più reali del cielo e della terra, ecco venirci in aiuto inopinato l’Altro, il dialogante. E la filosofia, in fin dei conti, è proprio questo: un eterno dialogo tra buoni amici, disposti ad aiutarsi vicendevolmente, spogliandosi di ogni inessenziale orpello e mettendosi in gioco così come sono, nudi-veritieri alla ricerca di quella idea, di quell’universale il cui senso soddisfi entrambi, almeno fino alla nuova alba.
Il consulente filosofico, grazie alla padronanza degli strumenti logico-razionali della filosofia e alla conoscenza delle soluzioni escogitate dai principali pensatori della storia, è in grado di fornire al proprio interlocutore un adeguato supporto dialogico, nel pieno rispetto della sua individualità e della sua concezione del mondo e in un clima di pacata e serena comunicazione.

Qui sotto Umberto Galimberti intorno alla consulenza filosofica.

 

 

2 pensieri riguardo “Consulenza filosofica

  1. Non si può proprio evitare questo, vero? Io non solo amo studiare filosofia, ma mi sono resa conto di praticarla. E’ un continuo tormento che non ti abbandona mai, che ti fa andare in crisi. E la drammaticità sta nella consapevolezza che non si arriverà mai ad una conoscenza completa, soddisfacente. Credevo di essere l’unica ad essere così. Quando ho letto questo testo, mi sono quasi commossa. Non sono l’unica. Dunque voglie porle questa domanda: c’è un modo per alleviare il peso di queste domanda sulla vita di una ragazza? Forse sono io che esagero, può darsi, ma non riesco più a togliermi dalla testa la filosofia. E’ una maledizione, la più bella certo, ma anche la più agguerrita.

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    1. Alle domande non si comanda. Non vanno alleviate. Non ci sono risposte definitive, ma solo modi più o meno soddisfacenti, umani, coerenti per star loro accanto. Una domanda è come un buon amico/a, uno/a di quelli/e che ami ed odi allo stesso tempo, perché non ti lasciano mai in pace e ti ricordano ad ogni piè sospinto cose di cui a volte faresti volentieri a meno. Tant’è: col tempo impariamo a stare con loro, ad osservarli, a rispettarli nella loro inarrivabile diversità. Cosa sarebbe la vita senza di loro?

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