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Liberi dentro. Vivere secondo il Manuale di Epitteto pubblicato in formato ebook


Francesco Dipalo, Liberi dentro. Vivere secondo il “Manuale” di Epitteto, in formato ebook, YCP, €4,99.

In formato kindle acquistabile su Amazon

Epub acquistabile nelle principali libreria online:

Il volume contiene l’edizione integrale del Manuale di Epitteto, ampiamente commentato e presentato in chiave di pratica filosofica. Dipalo propone l’opera come possibile guida per le scelte della propria vita, e indica con precisione gli esercizi spirituali che possono essere praticati ispirandosi al Manuale e, in generale, alla filosofia stoica.

Questo lavoro si inserisce sul solco delle ricerche che traggono ispirazione della lezione sul modo di leggere i filosofi antichi che ci ha lasciato Pierre Hadot. È un libro per tutti, scritto da chi lavora a scuola con un linguaggio piano e diretto.

Dalla Introduzione

Con l’affidare alla stampa questa versione del Manuale di Epitteto non mi propongo particolari fini scientifici o filologici. Questo lavoro obbedisce piuttosto a esigenze di carattere pratico e spirituale. Ho fatto una piccola scommessa con me stesso: provare a restituire al Manuale la sua funzione originaria, adattandolo alla sensibilità e all’immaginario collettivo dei nostri tempi. Ovvero, l’ho “riscritto” per me, innanzitutto, e per chi avrà la pazienza di leggerlo con l’intenzione di prendersi cura di sé. Esso è l’ordito di un percorso spirituale alla ricerca della libertà interiore, un percorso che si rinnova da secoli attraverso l’esperienza di molte generazioni di esseri umani.

Composto da Arriano di Nicomedia nella prima metà del II sec. d.C. sulla scorta degli insegnamenti orali del grande filosofo stoico, questo libriccino aveva una funzione eminentemente pratica. Encheirìdion in greco significa, letteralmente, “che sta in mano” (en chèir), che si può facilmente “maneggiare”. Qualcosa, insomma, che ci si può (o ci si deve) portare sempre appresso, perché all’occorrenza serve.

A cosa? A “ben vivere”, nel momento presente, a sbrigarsela con se stessi in rapporto “a ciò che è esteriore” (fatti, persone, vicissitudini), ovvero al saper essere e al saper fare. O, per dirla più chiaramente, al “saper stare al mondo”, affrontando nella maniera più idonea le circostanze che la vita ci pone dinanzi in termini più o meno problematici, col bipartire ciò che è in nostro potere (la sfera personale, il modo in cui consideriamo le cose) e ciò su cui non abbiamo alcun controllo (le cose in sé). Per difendere gelosamente la propria libertà interiore bisogna imparare a riconoscere ed applicare tale differenziazione ai nostri casi concreti. Questo, in essenza, è il messaggio di Epitteto. Ma egli non ci dice solo cosa occorra fare (e perché): ci spiega anche come farlo.

Il Manuale è anche “filosofia” nel senso corrente del termine, d’accordo, quindi si tratta di “pensiero astratto”. La sua funzione, però, non è affatto “astratta”. Conoscere per il gusto di conoscere è una bellissima esperienza. Ma ancor più bella è quella conoscenza che dalla concretezza del vissuto (personale) ascende faticosamente alle vette dell’astrazione per ridiscenderne purificata e fresca come torrente montano, nuova vita e nuove prospettive fornendo all’esser presenti a se stessi nel qui e nell’ora.

Insomma, conosco per stare bene, conosco per provare ad essere felice. E quelle nozioni che mi servono ad affrontare nel modo più tranquillo e dignitoso possibile la quotidianità – da uomo affrancato dall’ignoranza, che calca la terra per il tempo dal destino assegnatogli con libera testa e libero cuore – me le porto dietro, nella memoria e, non si sa mai, anche su carta.

Se il contenuto del Manuale, giunto a noi varcando i secoli, è sempre vivo e vitale, come ben si conviene ad un classico, per restituirlo al compito che dovette attribuirgli Arriano occorreva tentare di ripristinarne l’immediatezza, l’efficacia comunicativa, il suo essere incisivo, mordente. Senza snaturarlo, travisandone il greco, ma, per così dire, lasciandolo parlare alle orecchie, al sentimento e all’intelligenza dei miei contemporanei, come a suo tempo (1825) fece Giacomo Leopardi.

Questo ho provato a fare, nella maniera più semplice possibile, “ri-meditando” paragrafo per paragrafo e rinnovandone l’esercizio spirituale sottostante, di cui lo scritto rappresenta la cifra, la traccia. Per decifrarla è stato necessario – va da sé – chiarire il significato della terminologia e dei concetti filosofici dello stoicismo di Epitteto e della mentalità del lettore del tempo. A ciò provvedono sia gli ampi testi introduttivi che il dizionario posto a conclusione del libro. Una speciale sezione è dedicata alla rassegna degli esercizi sottesi al testo. In queste parti del lavoro si è fatto frequente riferimento alle Diatribe, i dialoghi di Epitteto – sempre trascritti da Arriano – dalla cui rielaborazione è nato il Manuale. Applicando la disciplina giornaliera dello scrivere, il pomeriggio al termine delle mie lezioni di filosofia a scuola, ho avuto sempre presente i miei allievi, le persone, intendo, quelle lì e non altre, cui va la mia riconoscenza. Forse quello che prendo, concretamente, è più di quello che do. A loro mi rivolgo, in prima battuta, com’è naturale (chissà che questo libro non si riveli anche un puntuto strumento didattico!), nonché a chi, giovane o meno giovane (non si è mai troppo vecchi per filosofare! sarebbe come dire che si è troppo vecchi per esser felici …), crede che la filosofia rappresenti ancora una chance di miglioramento di sé e di “buona vita”.

Non è affatto detto che l’alchimia di rinverdire la spiritualità stoica mi sia riuscita. Giudicherà il lettore. Per quanto mi riguarda, ho semplicemente nutrito l’intenzione d’essergli utile. Con la consapevolezza che difficilmente riuscirò a esser utile a chicchessia se avrò fallito nel giovare a me stesso. Questo era quanto dipendeva da me. Per il resto mi affido alla volontà del dio.

Fate di tutto per coltivare il vostro spazio personale, liberatevi dagli abiti di pensiero nocivi, date fiato ed agio al vostro Sé. Cercate di essere felici col riscattate la vostra libertà. La vita è breve e non c’è nient’altro da realizzare se non questo, il massimo bene:

«”Ti sembra un bene la libertà?” — “Il più grande”. — “E chi ottiene il bene più grande, può essere infelice o star male?” “No”. — “Dunque, quanti vedi infelici, inquieti, gemebondi, afferma pure senza esitare che non sono liberi”» (Diatribe IV, 1, 52).

Francesco Dipalo

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Presentazione canale youtube per “didattica rovesciata”


prof. Francesco Dipalo, Liceo Classico “Ignazio Vian” – Bracciano (https://www.liceovian.edu.it/)
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TERZO ANNO

INTRODUZIONE ALLO STUDIO DELLA FILOSOFIA: https://www.youtube.com/playlist?list=PL2DGRTcIxOYgPjPOGvH2SpQWVy1uYZdOx

CORSO DI STORIA MEDIEVALE E MODERNA – CICLO DI LEZIONI ON LINE PER “CLASSE ROVESCIATA”: https://www.youtube.com/playlist?list=PL2DGRTcIxOYiQVjCxzA7LxI3Bs_8NTJre
MATERIALI DIDATTICI: https://francescodipalo.wordpress.com/tag/storia-terzo-anno/

CORSO DI FILOSOFIA ANTICA E MEDIEVALE – CICLO DI LEZIONI ON LINE PER “CLASSE ROVESCIATA”: https://www.youtube.com/playlist?list=PL2DGRTcIxOYjsWS7WaJ-XB0rvuastQUMH
MATERIALI DIDATTICI: https://francescodipalo.wordpress.com/tag/filosofia-terzo-anno/

QUARTO ANNO

CORSO DI STORIA TRA SEICENTO ED OTTOCENTO – CICLO DI LEZIONI ON LINE PER “CLASSE ROVESCIATA”: https://www.youtube.com/playlist?list=PL2DGRTcIxOYjfUwvQNcwdHOMXwQiJ-RuG
MATERIALI DIDATTICI: https://francescodipalo.wordpress.com/tag/storia-quarto-anno/

CORSO DI FILOSOFIA MODERNA – CICLO DI LEZIONI ON LINE PER “CLASSE ROVESCIATA”: https://www.youtube.com/playlist?list=PL2DGRTcIxOYgRrmQ4PkUkXiadxV0Mtal5
MATERIALI DIDATTICI: https://francescodipalo.wordpress.com/tag/filosofia-quarto-anno/

QUINTO ANNO

CORSO DI STORIA CONTEMPORANEA – CICLO DI LEZIONI ON LINE PER “CLASSE ROVESCIATA”: https://www.youtube.com/playlist?list=PL2DGRTcIxOYjm5aEKHlKLsAwTsdpKkvGF
MATERIALI DIDATTICI: https://francescodipalo.wordpress.com/tag/storia-quinto-anno/

CORSO DI FILOSOFIA CONTEMPORANEA – CICLO DI LEZIONI ON LINE PER “CLASSE ROVESCIATA”: https://www.youtube.com/playlist?list=PL2DGRTcIxOYg_xv4gt0SjLerfTU21H01j
MATERIALI DIDATTICI: https://francescodipalo.wordpress.com/tag/filosofia-quinto-anno/

PRATICA FILOSOFICA

https://www.youtube.com/playlist?list=PL2DGRTcIxOYjfUwvQNcwdHOMXwQiJ-RuG

CRONACHE “SCOLASTICHE”

https://www.youtube.com/playlist?list=PL2DGRTcIxOYhVGblAczSitADMuuLWoeGy

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Kierkegaard: dallo stadio estetico allo stadio etico


Audio-lezione di filosofia per le classi quinte dei licei
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Da Hobbes alla società attuale: terrore e solitudine del cittadino globale


Audio-lezione di filosofia per le classi quarte dei licei
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Socrate: in missione per conto del dio


Audio-lezione di filosofia per le classi terze del liceo

Per i testi si veda: https://francescodipalo.wordpress.com/2019/11/27/ta-sokratika-antologia-ragionata-di-testi-socratici/

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Kierkegaard: l’autentica natura della vita estetica


Audio-lezione di filosofia per le classi quinte dei licei

Ogni essere umano, per poco dotato che sia, per subordinata che sia la sua posizione nella vita, ha un naturale bisogno di darsi una concezione della vita, una rappresentazione del significato della vita e dello scopo di questa. Anche colui che vive esteticamente fa così, e l’abituale espressione che in tutti i tempi e a partire dai diversi stadi s’è udita, è la seguente: «Si deve godere la vita!». Le variazioni che l’espressione subisce sono naturalmente moltissime a seconda della diversità della rappresentazione del godimento, ma in tale «si deve godere la vita» esse convengono tutte d’accordo. Ma colui che dice di voler godere la vita pone sempre una condizione che o giace al di fuori dell’individuo, o nell’individuo in modo da non essere grazie all’individuo stesso. Voglio pregarti su quest’ultimo punto di tener un po’ fermi i termini, dal momento che son stati deliberatamente scelti. Dunque percorriamo del tutto in breve questi stadi al fine di raggiungere il luogo che sei tu. Tu sarai forse già un po’ indispettito per l’espressione generale del vivere esteticamente che ho impiegato, e però è ben difficile poterne da parte tua negare l’esattezza. Assai frequentemente ti si ode beffeggiare la gente dicendo che «non sa godere la vita», mentre tu stesso, all’incontrario, credi di aver studiato la cosa a fondo, punto per punto. Ed è possibilissimo che coloro non capiscano una tal cosa; ma quanto all’espressione, sì, essi sono pur d’accordo con te.
Dunque tu sospetti forse che in quest’ordine di considerazioni verrai a essere accoppiato a persone che se non altro ti sono abominevoli. Opini forse che io dovrei esser così galante da trattarti da artista, da non proferire parola sui cialtroni, grazie ai quali puoi avere tormenti a basta nella vita, e con i quali in nessun modo desideri avere alcunché di comune. Tuttavia non posso aiutarti, perché con loro tu hai pur qualcosa di comune, ed è un qualcosa d’estremamente essenziale, la concezione della vita, appunto; e ciò in cui sei diverso da loro è ai miei occhi un qualcosa d’inessenziale. Non posso far a meno di ridere di te, e vedi, mio giovane amico, è una maledizione che t’accompagna questa dei molti confratelli d’arte che trovi e che non intendi minimamente riconoscere! Tu corri il pericolo di venir a essere in cattiva e volgare compagnia, tu che sei così distinto! Non nego che riesca sgradevole avere la concezione della vita in comune con chicchessia gaudente o Jagdliebhaber […] Ma non che insomma sia pur del tutto questo il tuo caso, perché, come mostrerò poi, in un certo grado tu giaci al di là dell’ambito estetico.
(S. Kierkegaard, Enten-Eller, a cura di A. Cortese, Adelphi, Milano 1989)

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Il processo a Socrate. Antefatti, accusa e difesa (attraverso la lettura e il commento di passi platonici)


Audio-lezione di filosofia per le classi terze del liceo

Per i testi si veda: https://francescodipalo.wordpress.com/2019/11/27/ta-sokratika-antologia-ragionata-di-testi-socratici/

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“Io son nato gemello alla paura”: Hobbes e la radice terrifica del potere politico


Audio-lezione di filosofia per le classi quarte dei licei
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Gorgia: Intorno al Non essere ed Encomio di Elena. Gorgia vs. Socrate


Audio-lezione di filosofia per le classi terze del liceo
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Bodin e Grozio: Sovranità, giusnaturalismo, contrattualismo


Filosofie politiche tra ‘500 e ‘600 (Parte seconda) – Audio-lezione di filosofia per le classi quarte dei licei

Presentazione in pdf

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“La vita è sogno”: il pessimismo di Schopenhauer


Audio-lezione di filosofia per le classi quinte dei licei

> Scarica testi ed immagini della lezione

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Guicciardini e Moro: Realpolitik vs Utopia


Filosofie politiche tra ‘500 e ‘600 (Parte prima) – Audio-lezione di filosofia per le classi quarte dei licei

> Presentazione in pdf

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Che cos’è l’Imperativo categorico kantiano?


Caro professore, le sarei immensamente grato se potesse chiarire un dubbio che, quasi, mi “tormenta”, nel senso che non riesco a risolverlo da me stesso. Non capisco il nesso tra legge morale ed imperativo categorico. Di primo acchito, la questione sembra molto semplice: l’imperativo categorico è la forma della legge morale. Ma, andando più nel profondo, non comprendo come ciò sia possibile. Il manuale che utilizzo, il Ferraris, dice: “Kant sostiene però che esiste anche un imperativo categorico, che impone un comportamento in modo assoluto, senza subordinarlo ad alcuna condizione”. Perfetto; tuttavia, in relazione alla legge morale, cosa significa tutto questo? La legge morale riguarda l’universalizzabilità di un comportamento. Qual è dunque il senso di “che impone un comportamento in modo assoluto”? La legge morale non impone alcun comportamento concreto, se ho inteso correttamente. Poi, pure, aggiunge: “L’imperativo categorico si limita a imporre «Devi!», indipendentemente da qualunque scopo”. Ma come ciò si collega alla questione dell’universalizzabilità? (Emanuele)

Risposta:

Vediamo, cerchiamo di dircelo in maniera semplice, senza paura di banalizzare troppo la faccenda. Proviamo a mettere al posto di “Imperativo categorico” l’espressione “voce della coscienza”. Hai presente quando, messo di fronte ad una determinata situazione, senti che non puoi non agire se non in una determinata maniera? E questo al di là di ogni interesse personale e tenendo a freno l’istinto del momento che, per esempio, ti istigherebbe a girare la testa da un’altra parte… Sai che non potresti mai perdonartelo. Lo sai e basta. Se solo ti fermassi un attimo a pensarci, magari, troveresti anche una giustificazione razionale a questo tuo sentire, tale da poter essere assolutamente condivisa con tutti (cioè da poter essere resa “universale”). Ti sarà capitato, qualche volta… Un ragazzo che viene bullizzato, una compagna di classe che viene ingiustamente rimproverata. Non so, prova a fare tu l’esempio che ti sembra più idoneo. Senti che è ingiusto e basta. Ed è ingiusto perché offende l’umanità che è in te, non il tuo piccolo io, ma qualcosa di più grande e profondo. E immediatamente ti rendi anche conto che, se quel comportamento dovesse essere elevato a norma generale, ebbene, avremmo un’umanità ancora più infelice, ancora più meschina, ecc. Ecco, questa è la radice dell’imperativo categorico. Nessun calcolo opportunistico, nessun utile in vista. Ti spinge ad una determinata condotta e basta, anche se poi, magari, il tuo agire non dovesse mostrarsi all’altezza della situazione o dovesse rivelarsi, purtroppo, inconcludente. Sia come sia: è tuo dovere e basta. Hai presente quella sensazione di potersi addormentare tranquilli perché si sa di aver fatto quel che era giusto fare? Ecco. Considera un’altra cosa. L’imperativo categorico di Kant, a ben guardare, è l’istinto morale cristiano-luterano depurato di qualsivoglia contenuto religioso o fideistico (vecchia maniera), voce della coscienza, voce di Dio, e declinato secondo i crismi della Ragione illuministica. Vogliamo provare a muovergli una critica? A molti, forse, potrà “puzzare” ancora di “fideistico”, e la sua apparente laicità rivelarsi una fragile copertura. Non a caso, l’imperativo kantiano ha la stessa forma della legge fondamentale del cristianesimo (che, peraltro, è assolutamente razionale): “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. Ovvero: “rispetta negli altri la stessa umanità che riscontri (o dovresti riscontrare) in te”. È chiaro? Ti dico anche qual è la differenza fondamentale tra l’imperativo categorico kantiano e la massima evangelica: il primo è espresso “autonomamente” dalla Ragione (ovvero la Ragione umana si dà da sé medesima – in greco autòs – la sua legge – in greco nòmos); il secondo, invece, è dettato in maniera “eteronoma” da Dio (èteros, “altro”, nòmos, legge”: legge posta, stabilita da qualcun altro, ovvero il divino). Ecco, l’imperativo categorico rappresenta il comandamento fondamentale di un Uomo diventato “maggiorenne”, di un Cristiano che, laicamente, osserva nella Legge di Dio la sua profonda, intrinseca “razionalità” e la riconosce come propria. Da qui capisci anche perché è proprio dalla Critica della Ragion Pratica che prenderà avvio la riflessione dei successivi filosofi idealisti, a cominciare da Fichte. Buona domenica

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Critica della ragione illuministica (con spunti di riflessione attualizzanti)


Audio-lezione di storia per le classi quarte dei licei
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Protagora: uomo misura di tutte le cose


Audio-lezione di filosofia per le classi terze del liceo
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La Grande Guerra – Ciclo completo di lezioni su youtube


Parte prima: Lo scoppio del conflitto – I piani di guerra – L’opinione pubblica, la guerra e i governi
Parte seconda: L’interventismo italiano – L’Italia in guerra – La guerra di trincea. I costi umani
Parte terza: Il 1917. La grande stanchezza – L’intervento degli Stati Uniti e la sconfitta degli Imperi centrali. Le conferenze di pace
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Storia della Grande Guerra. Parte terza: Il 1917. La grande stanchezza – L’intervento degli Stati Uniti e la sconfitta degli Imperi centrali. Le conferenze di pace


Audio-lezione di storia per le classi quinte dei licei
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