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Imparare da uno studente


Quando Giacomo ha scritto queste parole, prima di essere fucilato dalla GNR, aveva solo 19 anni. Leggiamole attentamente le considerazioni di Giacomo. Da lui possiamo apprendere chiaramente cos’è libertà, coraggio, dignità, spirito democratico. Da un diciannovenne possiamo apprendere un sacco di cose. Basta lasciare che si esprima.

Giacomo Ulivi

Di anni 19 – studente di terzo anno alla facoltà di legge dell’Università di Parma – nato a Baccanelli San Pancrazio (Parma) il 29 ottobre 1925. Dal febbraio 1944 è incaricato dei collegamenti fra il CLN di Parma ed il CLN di Carrara nonché con ufficiali inglesi. Collabora all’avvio ed all’organizzazione di renitenti alla leva sull’Appennino tosco-emiliano. Catturato una prima volta l’11 marzo 1944, riesce a fuggire rifugiandosi a Modena, mentre la madre viene anch’essa arrestata e sottoposta ad interrogatori e minacce. Riprende il lavoro organizzativo, è catturato una seconda volta dai tedeschi nei dintorni di Modena, riesce ancora a fuggire. Catturato una terza volta il 30 ottobre 1944 in via Farini a Modena, ad opera di militi delle Brigate Nere – tradotto nelle carceri dell’Accademia Militare – viene torturato. Dapprima amnistiato, poi fucilato per rappresaglia il mattino del 10 novembre 1944, sulla piazza Grande di Modena, da un plotone della GNR, con Alfonso Piazza e Emilio Po. Medaglia d’Argento al Valor Militare.

(Lettera scritta agli amici fra il secondo e l’ultimo arresto).

Cari amici,

vi vorrei confessare, innanzi tutto, che tre volte ho strappato e scritto questa lettera. L’avevo iniziata con uno sguardo in giro, con un sincero rimpianto per le rovine che ci circondano, ma, nel passare da questo all’argomento cui desidero parlarvi, temevo di apparire “falso”, di inzuccherare con un preambolo patetico una pillola propagandistica. E questa parola temo come un’offesa immeritata: non si tratta di propaganda ma di un esame che vorrei fare con voi.

Invece dobbiamo guardare ed esaminare insieme: che cosa? Noi stessi. Per abituarci a vedere in noi la parte di responsabilità che abbiamo dei nostri mali. Per riconoscere quanto da parte nostra si è fatto, per giungere ove siamo giunti. Non voglio sembrarvi un Savonarola che richiami al flagello. Vorrei che con me conveniste quanto ci sentiamo impreparati, e gravati di recenti errori, e pensassimo al fatto che tutto noi dobbiamo rifare. Tutto dalle case alle ferrovie, dai porti alle centrali elettriche, dall’industria ai campi di grano.

Ma soprattutto, vedete, dobbiamo fare noi stessi: è la premessa per tutto il resto. Mi chiederete, perché rifare noi stessi, in che senso? Ecco, per esempio, quanti di noi sperano nella fine di questi casi tremendi, per iniziare una laboriosa e quieta vita, dedicata alla famiglia ed al lavoro?

Benissimo: è un sentimento generale, diffuso e soddisfacente. Ma, credo, lavorare non basterà: nel desiderio invincibile di “quiete”, anche se laboriosa, è il segno dell’errore. Perché in questo bisogno di quiete è il tentativo di allontanarsi il più possibile da ogni manifestazione politica. E il tremendo, il più terribile, credetemi, risultato di un’opera di diseducazione ventennale, di diseducazione o di educazione negativa, che martellando per vent’anni da ogni lato, è riuscita ad inchiodare in molti di noi dei pregiudizi. Fondamentale quello della “sporcizia” della politica che mi sembra sia stato inspirato per due vie. Tutti i giorni ci hanno detto che la politica è lavoro di “specialisti”.

Duro lavoro, che ha le sue esigenze: e queste esigenze, come ogni giorno si vedeva, erano stranamente consimili a quelle che stanno alla base dell’opera di qualunque ladro e grassatore. Teoria e pratica concorsero a distoglierci e ad allontanarci da ogni attività politica. Comodo, eh? Lasciate fare a chi può e deve; voi lavorate e credete, questo dicevano: e quello che facevano lo vediamo ora che nella vita politica – se vita politica vuol dire soprattutto diretta partecipazione ai casi nostri – ci siamo scaraventati dagli eventi. Qui sta la nostra colpa, io credo: come mai, noi italiani, con tanti secoli di esperienza, usciti da un meraviglioso processo di liberazione, in cui non altri che i nostri nonni dettero prova di qualità uniche in Europa, di un attaccamento alla cosa pubblica, il che vuoi dire a se stessi, senza esempio forse, abbiamo abdicato, lasciato ogni diritto, di fronte a qualche vacua, rimbombante parola? che cosa abbiamo creduto? Creduto grazie al cielo niente ma in ogni modo ci siamo lasciati strappare di mano tutto, da una minoranza inadeguata, moralmente e intellettualmente.

Questa ci ha depredato, buttato in un’avventura senza fine; e questo è il lato più “roseo” io credo. Il brutto è che le parole e gli atti di quella minoranza hanno intaccato la posizione morale, la mentalità di molti di noi. Credetemi, la “cosa pubblica” è noi stessi; ciò che ci lega ad essa non è un luogo comune, una parola grossa e vuota, come “patriottismo” o amore per la madre che in lacrime e in catene ci chiama, visioni barocche, anche se lievito meraviglioso di altre generazioni. Noi siamo falsi con noi stessi, ma non dimentichiamo noi stessi, in una leggerezza tremenda.

Al di là di ogni retorica, constatiamo come la cosa pubblica sia noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro mondo, insomma, che ogni sua sciagura, è sciagura nostra, come ora soffriamo per l’estrema miseria in cui il nostro paese è caduto: se lo avessimo sempre tenuto presente, come sarebbe successo questo? L’egoismo – ci dispiace sentire questa parola – è come una doccia fredda, vero?

Sempre, tutte le pillole ci sono state propinate col dolce intorno; tutto è stato ammantato di retorica. Facciamoci forza, impariamo a sentire l’amaro; non dobbiamo celarlo con un paravento ideale, perché nell’ombra si dilati indisturbato.

È meglio metterlo alla luce del sole, confessarlo, nudo scoperto, esposto agli sguardi: vedrete che sarà meno prepotente. L’egoismo, dicevamo, l’interesse, ha tanta parte in quello che facciamo: tante volte si confonde con l’ideale. Ma diventa dannoso, condannabile, maledetto, proprio quando è cieco; inintelligente.

Soprattutto quando è celato. E, se ragioniamo, il nostro interesse e quello della “cosa pubblica”, insomma, finiscono per coincidere.

Appunto per questo dobbiamo curarla direttamente, personalmente, come il nostro lavoro più delicato e importante. Perché da questo dipendono tutti gli altri, le condizioni di tutti gli altri.

Se non ci appassionassimo a questo, se noi non lo trattiamo a fondo, specialmente oggi, quella ripresa che speriamo, a cui tenacemente ci attacchiamo, sarà impossibile. Per questo dobbiamo prepararci. Può anche bastare, sapete, che con calma, cominciamo a guardare in noi e ad esprimere desideri. Come vorremmo vivere, domani? No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere!

Ricordate, siete uomini, avete il dovere, se il vostro istinto non vi spinge ad esercitare il diritto, di badare ai vostri interessi, di badare a quelli dei vostri figli, dei vostri cari. Avete mai pensato che nei prossimi mesi si deciderà il destino del nostro Paese, di noi stessi: quale peso decisivo avrà la nostra volontà se sapremo farla valere: che nostra sarà la responsabilità, se andremo incontro a un pericolo negativo? Bisognerà fare molto. Provate a chiedervi un giorno, quale stato, per l’idea che avete voi stessi della vera vita, vi pare ben ordinato: per questo informatevi a giudizi obbiettivi. Se credete nella libertà democratica, in cui nei limiti della costituzione, voi stessi potreste indirizzare la cosa pubblica, oppure aspettate una nuova concezione, più egualitaria della vita e della proprietà. E se accettate la prima soluzione, desiderate che la facoltà di eleggere, per esempio, sia di tutti, in modo che il corpo eletto sia espressione diretta e genuina del nostro Paese, o restringerla ai più preparati oggi, per giungere ad un progressivo allargamento? Questo ed altro dovete chiedervi. Dovete convincervi, e prepararvi a convincere, non a sopraffare gli altri, ma neppure a rinunciare.

Oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti. Ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi e il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su noi.

Termino questa lunga lettera un po’ confusa, lo so, ma spontanea, scusandomi ed augurandoci buon lavoro.

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Baruch Spinoza: sul libero pensiero – Bento de Espinosa: sobre a liberdade de pensamento



Tractatus theologico-politicus
Caput XX Ostenditur, in Libera Republica unicuique et sentire, quae velit, et quae sentiat, dicere licere.

Si aeque facile esset animis, ac linguis imperare, tuto unusquisque regnaret, et nullum imperium violentum foret: Nam unusquisque ex imperantium ingenio viveret, et ex solo eorum decreto, quid verum, vel falsum, bonum, vel malum, aequum, vel iniquum esset, judicaret. Sed hoc, ut jam in initio Cap. XVII. notavimus, fieri nequit, ut scilicet animus alterius juris absolute sit; quippe nemo jus suum naturale, sive facultatem suam libere ratiocinandi, et de rebus quibuscunque judicandi, in alium transferre, neque ad id cogi potest. Hinc ergo fit, ut illud imperium violentum habeatur, quod in animos est, et ut summa majestas injuriam subditis facere, eorumque jus usurpare videatur,
quando unicuique praescribere vult, quid tanquam verum amplecti, et tanquam falsum rejicere, et quibus porro opinionibus uniuscujusque animus erga Deum devotione moveri debeat; haec enim uniuscujusque juris sunt, quo nemo, etsi velit, cedere potest.

Tractatus theologico-politicus – Capitolo XX: Si dimostra che in una libera Repubblica è lecito a chiunque di pensare quello che vuole e di dire quello che pensa.

«Se fosse altrettanto facile comandare alla coscienza quanto alla lingua, ognuno regnerebbe in piena sicurezza e nessun governo degenererebbe nella violenza, perché ognuno vivrebbe secondo le intenzioni dei governanti e soltanto in conformità alle loro prescrizioni giudicherebbe del vero e del falso, del bene e del male, dell’equo e dell’iniquo. Ma questo, come già abbiamo notato al principio del capitolo XVII, non può avvenire, essendo impossibile che la coscienza soggiaccia assolutamente all’altrui diritto. Nessuno, infatti, può, né può essere costretto a trasferire ad altri il proprio naturale diritto, e cioè la propria facoltà di ragionare liberamente e di esprimere il proprio giudizio intorno a qualunque cosa. Ne viene di conseguenza che si giudica violento quel potere che si esercita sulle coscienze, e che la suprema maestà fa violenza ai sudditi e sembra usurparne il loro diritto quando pretenda di prescrivere a ciascuno che cosa debba accettare come vero e che cosa respingere come falso, e da quali opinioni l’animo di ciascuno debba essere mosso nell’esercizio dei suoi doveri verso Dio. Tutto questo infatti, rientra nell’ambito del diritto individuale, al quale nessuno anche se lo voglia, può rinunciare.»

Ma per esercitare veramente questo diritto naturale, è necessario studiare la filosofia e le scienze umane … come allenamento per esercitare la capacità del libero pensiero. Questa è la condizione fondamentale di ogni sistema politico che si dica “democratico”. Se alla società civile non viene offerta la possibilità concreta di addestrare tale capacità, essa, naturalmente, si indebolisce. Il potere dittatoriale si basa su questa debolezza, che chiamiamo “ignoranza”. Togliere risorse economiche all’insegnamento delle discipline umanistiche è una strategia che, in un certo senso, assomiglia a quella del lavoro forzato e della malnutrizione nei campi (nazisti, fascisti o comunisti è la stessa cosa), come strategia utile ad indebolire la volontà e la possibilità di rivolta dei prigionieri.

Em Português

«Se fosse tão fácil comandar a consciência quanto à língua, todos iriam reinar com toda a segurança e nenhum governo se degeneraria em violência, porque todos viveriam de acordo com a lei. As intenções dos governantes e somente em conformidade com suas prescrições julgariam o verdadeiro e o falso, o bom e o mau, o justo e o iníquo. Mas isso, como já observamos no começo do capítulo XVII, não pode acontecer, pois é impossível que a consciência absolutamente subjugue o direito dos outros. Na verdade, ninguém pode, nem ele pode ser forçado a transferir seu direito natural para os outros. Certo, isto é, a capacidade de raciocinar livremente e de expressar o próprio juízo sobre qualquer coisa. Consequentemente, o poder exercido sobre as consciências é julgado como violento, e a suprema majestade faz violência aos suditos e parece usurpar seu direito quando afirmam prescrever a cada um o que deve ser aceito como verdadeiro e o que rejeitar como falso, e de quais opiniões a alma de cada pessoa deve ser movida no exercício de seus deveres para com Deus. Tudo isso, de fato, se enquadra na esfera da lei individual, à qual ninguém, mesmo que assim o deseje, pode renunciar.»

Mas, para poder exercer verdadeiramente esse direito natural, é necessário estudar filosofia e ciências humanas … como treinamento para exercer a capacidade do pensamento livre. Esta é a condição fundamental de qualquer sistema político chamado “democrático”. Se a sociedade civil não é oferecida a possibilidade concreta de treinar essa capacidade, ela naturalmente enfraquece. O poder ditatorial baseia-se nessa fraqueza, que chamamos de “ignorância”. A remoção de recursos econômicos do ensino de ciências humanas é uma estratégia que, em certo sentido, se assemelha à do trabalho forçado e desnutrição nos campos (nazistas, fascistas ou comunistas é a mesma coisa), como ferramentas úteis para enfraquecer a vontade e a possibilidade de revolta de prisioneiros.

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25 aprile 2019: in memoria di Ignazio Vian, insegnante, patriota, resistente


In memoria di Ignazio Vian, con gratitudine
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Crescita, felicità e ottusità politica


Filosopolis

Non ho mai visto nessuno decrescere ed essere felice. Secondo me la decrescita felice è un ossimoro antistorico.

Queste parole di Matteo Salvini, così grossolane e perfino in parte prive di senso, non meriterebbero una riflessione, se non fosse che la sostanza di ciò che l’attuale Ministro degli Interni voleva comunicare potrebbe essere sottoscritto – magari in forma meno inconsistente – da qualsiasi altro politico di destra, centro e perfino estrema sinistra.

E allora vediamole, queste parole, cominciando proprio dall’evidenziare dove mancano di senso e, solo dopo, mostrando perché, anche laddove un senso lo abbiano, sono semplicemente sbagliate.

Quando si usano i termini bisognerebbe conoscerne il significato o, comunque, dar loro quello corretto; “ossimoro”, nella fattispecie, identifica una figura retorica costruita accostando nella stessa espressione parole esprimenti significati opposti; ora, predicare una figura retorica dell’aggettivo “antistorico” è cosa del tutto senza senso, così come lo è definire antistorica una…

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XXII SETTIMANA FILOSOFICA PER… NON FILOSOFI


2019 – Santa Fosca, Selva di Cadore (BL)

Il gruppo editoriale “Il pozzo di Giacobbe”-“Di Girolamo” di Trapani e la fattoria sociale “Martina e Sara” di Bruca (Trapani) organizzano la XXII SETTIMANA FILOSOFICA PER… NON FILOSOFI

* Per chi:

Destinatari della proposta non sono professionisti della filosofia ma tutti coloro che desiderano coniugare i propri interessi intellettuali con una rilassante permanenza in uno dei luoghi tra i più gradevoli del Bel Paese, cogliendo l’occasione di riflettere criticamente su alcuni temi di grande rilevanza teorica ed esistenziale.

* Dove e quando:

Santa Fosca, frazione di Selva di Cadore (Belluno) a 1.400 metri, dal 23 al 29 agosto 2019

* Sul tema

RAGIONE E/O PASSIONI

Programma orientativo

Arrivo nel pomeriggio (possibilmente entro le 19) di venerdì 23 agosto e primo incontro alle ore 21. La partecipazione alle riunioni è ovviamente libera, ma le stesse non subiranno spostamenti per far posto a iniziative private.

Sono previsti due seminari giornalieri, dalle 9.00 alle 10.30 e dalle 18.15 alle 19.45, sui seguenti temi:

* Ragione versus passioni? La lezione dei classici

* Comprendere e trasformare le passioni: tra Spinoza e il Buddismo

* La mente naturalizzata: da Hume e Darwin alle attuali ricerche neuroscientifiche

* Intelligenza emotiva: una virtù da coltivare?

I seminari saranno introdotti a turno da Francesco Dipalo (Bracciano), Orlando Franceschelli (Roma), Salvatore Fricano (Bagheria), Elio Rindone (Roma).

È possibile chiedere di anticipare e/o posticipare di qualche giorno il soggiorno in albergo.

Partenza dopo il pranzo di giovedì 29 agosto.

Costo

L’iscrizione al corso (comprensiva dei materiali didattici) è di euro 180 a persona. Chi si iscrive entro il 30 giugno ha diritto a uno sconto di 30 euro. Le coppie che si iscrivono entro tale data avranno un ulteriore sconto di 15 euro a persona.

Eccezionalmente si può partecipare a uno dei 12 incontri (euro 15).

Ognuno è libero di trovare il genere di sistemazione (albergo, camping o altro) che preferisce.

Chi vuole, può usufruire di una speciale convenzione che il comitato organizzatore (che come sempre non può escludere eventuali sorprese positive o negative) ha stipulato con:

Hotel Nigritella, Località Santa Fosca, 17 – 32020 Selva di Cadore, Tel. 0437.720041, Mail: info@hotelnigritella.com – (che dispone di piscina coperta e a cui ci si può rivolgere per la prenotazione delle camere e il versamento del relativo acconto).

Le “vacanze filosofiche per…non filosofi”, avviate sperimentalmente sin dal 1983, si sono svolte regolarmente dal 1998. Per saperne di più si possono leggere: Autori vari, Filosofia praticata. Su consulenza filosofica e dintorni (Di Girolamo, Trapani 2008) oppure, A. Cavadi, Filosofia di strada. La filosofia-in-pratica e le sue pratiche (Di Girolamo, Trapani 2010) oppure A. Cavadi, Mosaici di saggezze (Diogene Multimedia, Bologna 2015).

È attivo anche il sito http://vacanze.domandefilosofiche.it curato da Salvatore Fricano (Bagheria).

Per maggiori informazioni: 2019 – Santa Fosca, Selva di Cadore (BL)

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Sulla dialettica hegeliana


Quando si parla di umorismo, io penso sempre al filosofo Hegel. Il suo libro La grande logica lo lessi una volta che avevo i reumatismi e non potevo muovermi. È una delle più grandi opere umoristiche della letteratura mondiale. Tratta della maniera di vivere dei concetti, queste esistenze scivolose, instabili, irresponsabili; come s’insultano l’un l’altro e fan la lotta a coltello e poi si siedono a tavola insieme per la cena, come non fosse successo niente. Essi compaiono, per così dire, a coppie, ciascuno sposato col suo contrario, e le loro faccende le sbrigano in coppia, cioè firmano contratti in coppia, fanno processi in coppia, organizzano irruzioni e scassi in coppia, scrivono libri e fanno dichiarazioni giurate in coppia, e cioè come coppia completamente in disaccordo su ogni cosa. Ciò che afferma l’ordine, lo confuta subito, possibilmente nello stesso momento, il disordine, suo compagno inseparabile. Non possono vivere l’uno senza l’altro, né l’uno con l’altro.
Lo spirito, l’ironia di una cosa lui lo chiama la dialettica. Come tutti i grandi umoristi, egli diceva tutto con la faccia più seria di questo mondo. I più grandi sovversivi si definiscono allievi del più grande sostenitore dello stato! Tra parentesi, questo testimonia in favore del loro umorismo. Difatti, non ho mai visto un uomo privo di umorismo che capisse la dialettica di Hegel.

(Bertolt Brecht, Dialoghi di profughi)

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Voci di speranza: ebook filosofico a cura dei ragazzi del Liceo classico “Ignazio Vian” di Bracciano


Anche quest’anno, alcune ragazze e ragazzi del nostro liceo classico (triennio sez. X) hanno prodotto dei testi a contenuto filosofico per la Notte bianca del Liceo Classico che si è svolta l’11 gennaio scorso. Il tema scelto per il 2019, di particolare attualità, era “I giovani e la speranza”. Ne è nato questo ebook intitolato Voci di speranza che potete scaricare liberamente dal sito del nostro liceo. Fatto dai giovani parla ai giovani, con un linguaggio schietto ed immediato, di cose molto concrete, che ci riguardano tutti da vicino. Perché la filosofia, non ce lo dimentichiamo, è fondamentalmente attività di riflessione, pratica dialogica che ha come oggetto la vita di ciascuno di noi. Inoltre, editing, illustrazioni, copertine e lavoro di redazione, come vedrete, sono particolarmente pregevoli. Se ci sono studentesse e studenti in grado di realizzare cose così belle sia in termini contenutistici che grafici, ebbene, forse possiamo permetterci tutti quanti di “sperare un po’ più forte”. Vi segnaliamo, inoltre, il video youtube che riassume i contenuti del libro e che è stato presentato in occasione della Notte bianca: “I giovani e la speranza” https://www.youtube.com/watch?v=t4X9mKW-Mio&t=6s. Grazie per la considerazione.

Qui trovate il libro pubblicato lo scorso anno (2017-2018) La filosofia non serve a niente!