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SOSTITUIRE L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO CON LO STUDIO DEL GRECO E DEL LATINO


Abbiamo bisogno di imparare a studiare, abbiamo bisogno di imparare la pazienza dell’analisi minuziosa, della cura diligente, della concentrazione produttiva, della scoperta faticosa e progressiva del bello, della creazione di spazi interiori. I nostri ragazzi hanno bisogno di questo. Guardatevi intorno! Aprite gli occhi e le orecchie, spegnete la TV, disconnettetevi dalla rete e connettetevi con la realtà dell’umano.

Perché studiare il latino e il greco?

[fonte: https://www.gazzettafilosofica.net/…/perch%C3%A9-studiare-…/]

Nella scuola moderna sta avvenendo un processo di progressiva degenerazione: la scuola di tipo professionale, cioè preoccupata di un immediato interesse pratico, prende il sopravvento sulla scuola “formativa” immediatamente disinteressata. La cosa più paradossale è che questo tipo di scuola appare e viene predicata come “democratica”, mentre invece essa è proprio destinata a perpetuare le differenze sociali.

di Antonio Gramsci

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Keynes: Prospettive economiche per i nostri nipoti


John Maynard Keynes

Economic Possibilities for our Grandchildren.

Prospettive economiche per i nostri nipoti

Conferenza tenuta da Keynes a Madrid nel giugno del 1930. Ora nel nono volume dei suoi Collected Writings intitolato Essays in Persuasion, tradotta in Italia da Bollati Boringhieri (La fine del laissez faire ed altri scritti, Torino 1991).

 

In questo momento siamo affetti da un grave attacco di pessimismo economico. È cosa comune sentir dire dalla gente che è ormai conclusa l’epoca dell’enorme progresso economico che ha caratterizzato il secolo XIX; che adesso il rapido miglioramento del tenore di vita dovrà rallentare, per lo meno in Gran Bretagna; che nel prossimo decennio è più probabile un declino anziché un fiorire della prosperità.

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Alternanza scuola-lavoro?


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«Ricchi di orrore sperimentato sulla propria pelle, i disoccupati sanno riconoscere cosa passa per la testa di tutti gli altri imbrogliati e sanno farsene altrettanti preziosi alleati. Parlo degli insegnanti, portatori sani del virus della disuguaglianza, che ricevono quattro soldi per assicurare al sistema-profitto masse di sudditi docili, consumatori voraci, elettori ebeti, dando loro una scuola tanto più assurdamente collegata al mondo del lavoro quanto più certamente il lavoro non ci sarà o sarà diverso da quello insegnato.» (Domenico De Masi, Lavorare gratis, lavorare tutti)

L’alternanza scuola-lavoro nei licei: idiozia all’estrema potenza, affronto spinto sino alla soglia delle intelligenze più modeste, cartina di tornasole di un abbrutimento civile e sociale ormai diffuso e generalizzato.
L’idiotismo efficientista è sempre online, flipped, blended, self-sharing. A new unaware slavery.

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Zygmunt Bauman, Amore liquido, Laterza, 2006


Aspettando le Vacanze Filosofiche 2017

Appunti a margine di Francesco Dipalo

Zygmunt Bauman, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi file in pdf

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Byung-Chul Han, Eros in agonia, Nottetempo, Milano 2013


Aspettando le Vacanze Filosofiche 2017

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Appunti a margine di Francesco Dipalo

Byung-Chul Han, Eros in agonia file in pdf

Pubblicato in: amore filosofico, filosofia

Alain Badiou, Elogio dell’amore, Neri Pozza editore, 2013


Aspettando le Vacanze Filosofiche 2017

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Appunti a margine di Francesco Dipalo

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Pubblicato in: didattica, scuola

Lettera di Lincoln al maestro di suo figlio (e lettera di risposta dal XXI sec.)


abraham-lincolns-letter

My son starts school today. It is all going to be strange and new to him for a while and I wish you would treat him gently. It is an adventure that might take him across continents. All adventures that probably include wars, tragedy and sorrow. To live this life will require faith, love and courage.
So dear Teacher, will you please take him by his hand and teach him things he will have to know, teaching him – but gently, if you can. Teach him that for every enemy, there is a friend. He will have to know that all men are not just, that all men are not true. But teach him also that for every scoundrel there is a hero, that for every crooked politician, there is a dedicated leader.
Teach him if you can that 10 cents earned is of far more value than a dollar found. In school, teacher, it is far more honorable to fail than to cheat. Teach him to learn how to gracefully lose, and enjoy winning when he does win.
Teach him to be gentle with people, tough with tough people. Steer him away from envy if you can and teach him the secret of quiet laughter. Teach him if you can – how to laugh when he is sad, teach him there is no shame in tears. Teach him there can be glory in failure and despair in success. Teach him to scoff at cynics.
Teach him if you can the wonders of books, but also give time to ponder the extreme mystery of birds in the sky, bees in the sun and flowers on a green hill. Teach him to have faith in his own ideas, even if every one tell him they are wrong.
Try to give my son the strength not to follow the crowd when everyone else is doing it. Teach him to listen to every one, but teach him also to filters all that he hears on a screen of truth and take only the good that comes through.
Teach him to sell his talents and brains to the highest bidder but never to put a price tag on his heart and soul. Let him have the courage to be impatient, let him have the patient to be brave. Teach him to have sublime faith in himself, because then he will always have sublime faith in mankind, in God.
This is the order, teacher but see what best you can do. He is such a nice little boy and he is my son.

***

“Il mio figlioletto inizia oggi la scuola: per lui, tutto sarà strano e nuovo per un po’ e desidero che sia trattato con delicatezza. È un’avventura che potrebbe portarlo ad attraversare continenti, un’avventura che, probabilmente, comprenderà guerre, tragedie e dolore. Vivere questa vita richiederà Fede, Amore e Coraggio. Quindi, maestro caro, la prego di prenderlo per mano e di insegnargli le cose che dovrà conoscere. Gli trasferisca l’insegnamento, ma con dolcezza, se può. Gli insegni che per ogni nemico c’è un amico. Dovrà sapere che non tutti gli uomini sono giusti, che non tutti gli uomini sono sinceri. Gli faccia però anche comprendere che per ogni farabutto c’è un eroe, che per ogni politico disonesto c’è un capo pieno di dedizione.

Gli insegni, se può, che 10 centesimi guadagnati valgono molto di più di un dollaro trovato; a scuola, o maestro, è di gran lunga più onorevole essere bocciato che barare. Gli faccia imparare a perdere con eleganza e, quando vince, a godersi la vittoria. Gli insegni a esser garbato con le persone garbate e duro con le persone dure. Gli faccia apprendere anzitutto che i prepotenti sono i più facili da vincere.

Lo conduca lontano, se può, dall’invidia, e gli insegni il segreto della pacifica risata. Gli insegni, se possibile, a ridere quando è triste, a comprendere che non c’è vergogna nel pianto, e che può esserci grandezza nell’insuccesso e disperazione nel successo. Gli insegni a farsi beffe dei cinici. Gli insegni, se possibile, quanto i libri siano meravigliosi, ma gli conceda anche il tempo di riflettere sull’eterno mistero degli uccelli nel cielo, delle api nel sole e dei fiori su una verde collina.

Gli insegni ad aver fede nelle sue idee, anche se tutti gli dicono che sbaglia. Cerchi di infondere in mio figlio la forza di non seguire la folla quando tutti gli altri lo fanno. Lo guidi ad ascoltare tutti, ma anche a filtrare quello che ode con lo schermo della verità e a prendere solo il buono che ne fuoriesce.

Gli insegni a vendere talenti e cervello al miglior offerente, ma a non mettersi mai il cartellino del prezzo sul cuore e sull’anima. Gli faccia avere il coraggio di essere impaziente e la pazienza di essere coraggioso. Gli insegni sempre ad avere suprema fede nel genere umano e in Dio.

Si tratta di un compito impegnativo, maestro, ma veda che cosa può fare. È un bimbetto così grazioso, ed è mio figlio”. 

Caro presidente Lincoln, questi principi, in tutta sincerità, proviamo a metterli in pratica ogni giorno che Dio manda sulla terra. Non è affatto facile, ma ci proviamo. Per quanto spiegare questo a studenti e genitori – nonché a molti colleghi – si riveli spesso una mission impossible (mi perdonerà l’anglismo: oggi si parla così). Gli uomini, forse, son sempre gli stessi, ma ho l’impressione che la società in cui viviamo noi nel XXI secolo rappresenti una commedia ben più sciatta, triste ed insignificante di quella che andava in scena a metà del XIX. A dominare, come “(pseudo-)valori” e non come disvalori, sono l’egocentrismo, il furbismo, la competizione fine a se stessa, la brama di un successo di cartapesta, truffaldino. Inganniamo i nostri ragazzi, facendo credere loro che tutto si possa misurare col metro peloso del denaro, che la felicità si possa comprare e che sia lì, dietro l’angolo, a portata di mano. Che sia meglio, dopotutto, barare, perché così fan tutti. Che gli altri siano solo scomodi rivali o, peggio, pezze da piedi. Che un numero vale la nostra anima. Ma si tratta solo di una dolorosa illusione. Dietro la maschera degli attori del dramma scolastico, dietro atteggiamenti boriosi o scanzonati, spesso non c’è niente, se non una solitudine assordante, un’ansia da prestazione snervante, una confusione che lascia sbigottiti. Coraggio, fede, abnegazione, senso di giustizia, dignità, nella bocca di molti son solamente parole. Rari i genitori che le utilizzerebbero con i maestri dei loro figli. Altrettanto rari i maestri che le saprebbero mettere in pratica. Qui nel XXI secolo sappiamo (quasi) tutti leggere e scrivere, ma abbiamo disimparato ad amare, ad apprezzare il luccichio negli occhi dei nostri ragazzi, ad innamorarci della conoscenza, quella vera, che ci fa sentire uomini tra gli uomini e ci fa amare la vita nonostante tutte le sue tragedie, finte e vere. Questo i ragazzi di oggi non ce lo perdoneranno. Finiranno di scassare il mondo e, giustamente, attribuiranno a noi la colpa. Perché anche questo, il non assumersi le proprie responsabilità, sarà un frutto inacidito del nostro insegnamento. Ma continuiamo a provarci, caro presidente. Non si sa mai.